Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per rinominare il Pentagono: non più "Department of Defense" (Dipartimento della Difesa), ma "Department of War". Una scelta dal forte impatto simbolico, che però rischia di trasformarsi nell'ennesima operazione di immagine costosa e divisiva.
Il termine "Dipartimento della Guerra" era stato abbandonato nel 1949, in piena Guerra fredda, per sottolineare la volontà americana di puntare alla prevenzione dei conflitti nell'era nucleare. Con Trump, invece, il messaggio è l'opposto: centralità dell'aggressività militare e della vittoria a ogni costo.
"È un cambiamento di atteggiamento. Non si tratta solo di difesa, ma di vincere," ha detto il presidente. In realtà, più che di strategia, si tratta di un'operazione di branding politico: un segnale ai suoi sostenitori che vedono nella "forza bruta" il tratto distintivo dell'America di Trump.
Il nuovo Segretario della Guerra, Pete Hegseth, non ha nascosto l'entusiasmo: "Massima letalità, non tiepida legalità." Una frase che tradisce bene la filosofia dell'amministrazione: meno regole, più muscoli. Il problema è che l'apparato militare non vive solo di slogan: richiede bilanci, logistica, diplomazia e soprattutto una strategia coerente, che qui non si intravede.
Formalmente, il cambio di nome necessita del via libera del Congresso. Trump, fedele al suo stile, ha già lasciato intendere che potrebbe ignorare la procedura, confidando nell'appoggio di maggioranze repubblicane fragili e divise. Alcuni parlamentari del GOP hanno comunque presentato un disegno di legge per blindare la rinomina.
Il costo? Milioni di dollari per aggiornare segnaletica, documenti, basi militari in patria e all'estero. L'esperienza recente è chiara: rinominare nove basi legate alla Confederazione, progetto avviato da Biden e poi cancellato, era stato stimato in 39 milioni di dollari. Un'operazione di immagine, quella di Trump, che peserà sui contribuenti.
Storici e analisti fanno notare che questo passo non rafforza la sicurezza nazionale. Al contrario, rischia di generare tensioni interne e internazionali. Sul piano interno, il Pentagono si troverà a gestire una transizione burocratica onerosa mentre deve affrontare sfide concrete: cyber-sicurezza, guerra ibrida, competizione con Cina e Russia. Sul piano esterno, ribattezzarsi "Dipartimento della Guerra" invia un messaggio diretto agli avversari e agli alleati: gli Stati Uniti non vogliono solo difendersi, ma sono pronti a colpire.
Il rischio è evidente: trasformare un'istituzione che dovrebbe garantire stabilità in un simbolo di aggressività, utile alla campagna politica di Trump ma dannoso per l'immagine internazionale degli Stati Uniti.


