Il piano di ristrutturazione di Volkswagen mira a salvaguardare i bilanci riducendo gli asset europei e riposizionando gli investimenti verso mercati a più alto rendimento, in un contesto di crisi aggravato dalla mancata opposizione di Angela Merkel - durante il suo ultimo biennio di mandato (2019-2021) - alla rigidità dei target climatici (ed ai Patti di stabilità) approvati dall'Unione Europea sotto la guida di Ursula von Der Leyen.
Il fattore scatenante della crisi dell'Automotive
Quando Ursula von der Leyen ha assunto la presidenza della Commissione Europea il 1° dicembre 2019, Angela Merkel aveva ancora due anni di mandato. C'è stato quindi un biennio esatto di coesistenza politica in cui la Germania ha attivamente partecipato alla genesi contabile della svolta green, avvenuta 'magicamente' in Commissione UE nell'arco di una decina di giorni trascorsi dalla presentazione al voto e meno di due settimane dall'insediamento di von der Leyen.
Infatti, la Commissione presentò la comunicazione pochi giorni dopo la nomina di von der Leyen e dopo un'altra settimana, , il 13 dicembre 2019, il Consiglio Europeo (composto dai capi di Stato e di governo, tra cui Merkel) approvò all'unanimità l'obiettivo della neutralità climatica al 2050.
Una decisione, dunque, non solo molto rigida, come si è dimostrato, ma soprattutto presa senza tener conto dei 'secoli' che poi sarebbero stati necessari agli stati né cautelandosi rispetto ad una plausibile destabilizzazione del sistema produttivo europeo, che vede(va) nella metalmeccanica uno dei fattori storicamente trainanti.
Soprattutto - nel fissare obiettivi e tempi categorici, l'Unione Europea di von der Leyen non teneva conto delle prevedibili reazioni della 'concorrenza' (USA, UK, Russia e Cina). Oggi, infatti, è 'storia' che l'European Green Deal ha esposto l'industria tedesca alla crisi energetica causata dalla Guerra russo-ucraina e all'upgrade della produzione industriale della Cina Popolare, la quale ha preso sul serio il Green Deal europeo ed ha ristrutturato la propria produzione in tale direzione, ma senza le divisioni e la burocrazia dell'Unione Europea, ritrovandosi ad essere dominante in soli cinque anni.
I Numeri del Piano di Tagli
Il piano accelera l'alleggerimento della struttura dei costi. La contrazione non colpisce i volumi fisici di auto in modo asettico, ma agisce direttamente sull'organico complessivo e sul CapeX globale:
La distribuzione degli esuberi globali mette in evidenza la razionalizzazione complessiva della forza lavoro del gruppo, ripartita tra il comparto domestico e le sussidiarie internazionali:

Le Sedi e i Settori che Saltano
I quattro impianti tedeschi in cui Volkswagen intende interrompere la produzione al termine del ciclo di vita dei modelli correnti sono Hannover, Zwickau, Emden e il sito Audi di Neckarsulm. Dunque, lo stop sarà progressivo e - come vedremo più avanti - potrebbe non comportare necessariamente la perdita del lavoro.
Ad esempio, il comparto dei motori marini ed energetici cambia assetto proprietario tramite la cessione del 51% di Everllence a Bain Capital per 7,4 miliardi di euro: qui l'operazione è puramente finanziaria, poiché l'accordo vincola il mantenimento delle sedi tedesche fino al 2030 e tutela interamente i 16.000 operai, escludendo i licenziamenti per preservare il know-how nei generatori per data center e difesa navale.
A livello settoriale l'impatto dei tagli 'effettivi' si concentrerà su:
- architettura EV per l'auto elettrica di massa europea, che si è dimostrata un vicolo cieco
- componentistica interna che nella produzione di massa comunque usa componenti in larga parte prodotti in Oriente
- logistica dei veicoli commerciali leggeri, già da tempo in sofferenza
- il marchio Audi.
Piani di Ammortamento e Investimento della Ristrutturazione
La sopravvivenza finanziaria passa da una forte riconversione degli asset domestici e dal dirottamento dei flussi di capitale all'estero.
In Germania si punta a salvare l'occupazione e il PIL, cioè gli impianti, stringendo intese (e cessioni) per l'assemblaggio finale di kit cinesi (aggirando i dazi UE) o subappaltando linee della divisione componentistica ad aziende della difesa come la Rafael (produzione di componenti di supporto pesante per l'Iron Dome), intercettando i fondi pubblici straordinari per la sicurezza.
Il CapeX tagliato in Europa verrebbe riposizionato strategicamente in Cina e Nord America.
Sul mercato asiatico si investe nello sviluppo congiunto con Xpeng delle architetture elettroniche centralizzate CEA e della piattaforma CMP, abbattendo i costi di sviluppo del 30%.
Negli Stati Uniti il gruppo investe sull'integrazione verticale finanziando la costruzione dello stabilimento proprietario del brand Scout in South Carolina, mossa necessaria a incassare i sussidi federali americani dell'Inflation Reduction Act.
Il Ruolo dei Sindacati
I negoziati con la sigla IG Metall rimangono formalmente complessi, ma l'effettiva forza politica delle rivendicazioni sindacali viene de facto limitata dalla gravità dello scenario finanziario.
Di fronte al un futuro del Comparto Auto drammaticamente compresso, alla perdita di competitività del marketing della famiglia ID e agli stabilimenti operativi a mezza capacità, la difesa dello status quo si scontra con l'insostenibilità dei conti aziendali, imponendo a tutti - a partire dall'Azienda per finire ai lavoratori - la flessibilità necessaria per non compromettere la solvibilità globale del Gruppo Volkswagen, cosa che ne affosserebbe il titolo in Borsa, innescando circoli viziosi con gli hedge funds in agguato.

