L'andamento sul mercato valutario del peso messicano è stato molto forte nell'ultimo periodo, tanto che ha raggiunto il livello massimo da metà del 2024. Una combinazione di dati macro esteri e interni ha propiziato la corsa confronti della valuta messicana, che comunque non si è espressa al massimo per via delle aspettative di una stretta della FED.
Il peso messicano chiude una settimana particolarmente brillante sui mercati valutari, spingendosi sui livelli più forti degli ultimi due anni nei confronti del dollaro. A sostenere la moneta di Città del Messico sono stati soprattutto i dati macroeconomici arrivati dagli Stati Uniti, ai quali si sono aggiunte indicazioni positive provenienti dall'economia messicana.
Il cambio USD/MXN è sceso infatti sotto quota 16,90, attestandosi venerdì intorno a 16,89 pesos per dollaro, un livello che non si vedeva dal maggio 2024. Un movimento significativo, soprattutto considerando che contemporaneamente il biglietto verde ha ricevuto sostegno dalle nuove aspettative di una possibile stretta monetaria della Federal Reserve.
Dagli Stati Uniti una spinta inattesa
Il dato che ha dominato la seduta di venerdì è stato quello sull'occupazione americana. Ad agosto l'economia degli Stati Uniti ha creato 162 mila posti di lavoro non agricoli, contro attese che si fermavano intorno alle 56 mila unità. Il risultato ha quindi quasi triplicato le previsioni degli analisti, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1%.
A prima vista una statistica americana così forte dovrebbe rappresentare soprattutto un fattore positivo per il dollaro. Nel caso del peso messicano, però, entra in gioco lo strettissimo legame commerciale tra le due economie.
Gli Stati Uniti rappresentano infatti di gran lunga il principale mercato di destinazione delle esportazioni messicane: oltre l'80% delle merci esportate dal Messico è diretto oltre il confine settentrionale. Una maggiore solidità dell'economia americana significa quindi, potenzialmente, più domanda per le imprese messicane e migliori prospettive per produzione ed esportazioni.
Il Messico resta favorito dall'integrazione con gli Usa
A questo si aggiunge un quadro commerciale nordamericano diventato ancora più complesso. Washington mantiene misure tariffarie che interessano anche alcuni settori messicani, in particolare acciaio, alluminio e automotive. Allo stesso tempo, una larga parte delle merci conformi alle regole dell'accordo commerciale USMCA continua a beneficiare di condizioni privilegiate: secondo il governo messicano, circa l'85% delle esportazioni verso gli Stati Uniti rimane esente dalle nuove tariffe generalizzate.
Il Messico deve comunque fare i conti con l'incertezza sulla futura evoluzione dell'USMCA. Proprio questa incertezza ha rallentato una parte dei nuovi investimenti esteri nel Paese, nonostante la crescita dell'export abbia contribuito a sostenere il Pil messicano nel secondo trimestre del 2026.
Anche le nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada possono modificare gli equilibri regionali. Le esportazioni canadesi verso gli Usa sono diminuite del 6,6% a luglio e Ottawa si prepara a nuove misure di ritorsione dopo l'inasprimento dei dazi americani. Una situazione che, almeno in alcuni comparti, potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo del Messico nelle catene produttive nordamericane.
Investimenti messicani molto oltre le attese
Ma la forza del peso non arriva soltanto dagli Stati Uniti. Venerdì sono stati pubblicati anche dati decisamente migliori delle previsioni sugli investimenti in Messico.
La formazione lorda di capitale fisso è aumentata a giugno del 7,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Gli analisti prevedevano una crescita molto più contenuta, pari al 4,8%. Su base mensile l'incremento è stato dell'1,3%. Il dato annuale rappresenta inoltre il terzo risultato positivo consecutivo, dopo il +5,9% di aprile e il +1,1% di maggio.
Numeri che hanno contribuito a rafforzare la percezione di un'economia messicana più resistente del previsto, almeno sul fronte degli investimenti interni.
Peso ai massimi, ma la Fed frena la corsa
La combinazione tra solidità americana, forte integrazione commerciale e dati messicani migliori delle attese ha così spinto il peso fino a quota 16,89 contro il dollaro, uno dei livelli più forti raggiunti dalla valuta messicana negli ultimi anni.
La corsa avrebbe potuto essere ancora più marcata se il rapporto sull'occupazione statunitense non avesse contemporaneamente alimentato le aspettative di una nuova stretta della Federal Reserve.
Dopo la pubblicazione dei 162 mila nuovi posti di lavoro, sui mercati è infatti aumentata sensibilmente la probabilità attribuita a un rialzo dei tassi già nella riunione Fed del 15-16 settembre. I rendimenti dei Treasury sono saliti e anche il dollaro ha recuperato terreno.
È questo il principale elemento che, nel breve periodo, potrebbe frenare un ulteriore rafforzamento della valuta messicana. Tassi americani più elevati rendono infatti gli asset in dollari più remunerativi e riducono il vantaggio relativo offerto dai tassi messicani.
Per il peso, quindi, la settimana si chiude con un risultato notevole, ma il prossimo movimento dipenderà ancora una volta da Washington. Dopo l'occupazione, l'attenzione dei mercati si sposta adesso sui dati americani sull'inflazione: saranno soprattutto quelli a determinare se la Federal Reserve avrà realmente spazio per tornare ad alzare il costo del denaro.

