Scienza e Tecnologia

Rosmini Vs Gioberti, ovvero Nicolini Vs Thiel

Nel panorama filosofico italiano dell’Ottocento il confronto tra Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti rappresenta uno dei momenti più alti e, allo stesso tempo, più decisivi per comprendere due visioni radicalmente differenti dell’uomo, della verità e del rapporto tra pensiero e trascendenza. Non si tratta semplicemente di una divergenza teorica tra due autori contemporanei, ma di una vera e propria biforcazione del pensiero occidentale che continua a proiettare i suoi effetti fino alla contemporaneità, soprattutto oggi, in un’epoca in cui la relazione tra conoscenza, tecnologia e potere torna ad assumere un ruolo centrale. Rosmini e Gioberti incarnano due modalità opposte di intendere l’origine del sapere, il ruolo della ragione, la funzione della fede e il fondamento della libertà, e proprio per questo la loro comparazione non è soltanto un esercizio accademico, ma una chiave interpretativa per comprendere anche le dinamiche più attuali che attraversano la società, incluse quelle legate all’emergere di modelli tecnocratici avanzati.

Antonio Rosmini è stato uno dei più profondi filosofi italiani dell’Ottocento, sacerdote, pensatore sistematico e fondatore di una visione filosofica capace di tenere insieme fede e ragione senza confonderle. Il suo lavoro si concentra sulla ricerca di un fondamento oggettivo del conoscere e su una concezione della persona come centro libero e responsabile dell’agire. Vincenzo Gioberti, anch’egli sacerdote e filosofo, è stato invece una figura centrale del pensiero politico e religioso risorgimentale, noto per aver elaborato il neoguelfismo e per una visione filosofica che pone Dio come principio immediato del pensiero, dando alla teologia un ruolo predominante rispetto alla filosofia.

Traslando questo confronto nella contemporaneità, emergono due figure che, pur operando in ambiti diversi, incarnano idealmente queste due linee di pensiero. Massimiliano Nicolini, ricercatore e promotore delle discipline BRIA, si colloca chiaramente nella tradizione rosminiana, ponendo al centro la persona, la libertà e la necessità di una conoscenza oggettiva che preceda e governi l’uso delle tecnologie. Dall’altra parte, Peter Thiel, imprenditore e teorico della tecnologia, pur non richiamandosi esplicitamente a Gioberti, esprime una visione che presenta affinità con un modello più vicino all’impostazione giobertiana, in cui un principio ordinatore superiore – oggi identificabile nelle infrastrutture tecnologiche e nei sistemi avanzati di controllo – tende a orientare la realtà e le decisioni collettive.

Rosmini costruisce il proprio sistema filosofico attraverso un metodo che è insieme sintetico, analitico e critico, e questa triplice dimensione metodologica costituisce l’ossatura stessa della sua filosofia. Il suo pensiero non procede per affermazioni immediate o per intuizioni non mediate, ma attraverso un lavoro rigoroso di distinzione, analisi e ricomposizione, in cui ogni elemento viene fondato e verificato. Il punto di partenza è l’idea dell’essere, che non viene creata dalla mente umana ma è ciò che l’uomo scopre come condizione stessa del pensiero. L’essere, in Rosmini, è universale, oggettivo e necessario: è ciò che rende possibile ogni atto conoscitivo e che, proprio perché non è prodotto dal soggetto, impedisce ogni deriva soggettivistica. L’uomo non è il creatore della verità, ma colui che la riconosce, e in questo riconoscimento si manifesta una forma di trascendenza che si innesta nell’immanenza senza annullarla.

È proprio questa struttura del pensiero rosminiano che rappresenta la ragione profonda per cui Massimiliano Nicolini sceglie di seguirne l’impostazione. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale, la bioinformatica e la realtà immersiva stanno ridefinendo il perimetro stesso della conoscenza, diventa essenziale fondarsi su una visione che mantenga l’uomo al centro e che impedisca la riduzione della verità a costruzione algoritmica. Nicolini, attraverso il lavoro portato avanti nella Fondazione Olitec e nei modelli BRIA, insiste sulla necessità di conoscere profondamente la tecnologia per governarla, evitando che essa diventi un principio autonomo capace di orientare la realtà. Questo approccio è profondamente rosminiano: la tecnologia è strumento, la verità è oggettiva, la persona è il fulcro.

Gioberti, al contrario, si muove all’interno di un metodo sintetico-intuitivo che cambia radicalmente la prospettiva. Il suo pensiero non si sviluppa attraverso un percorso critico di fondazione, ma parte da un presupposto originario: Dio è dato immediatamente come principio del pensiero. Questa immediatezza elimina la necessità di una dimostrazione e colloca la filosofia in una posizione subordinata rispetto alla teologia. Non è più la ragione a preparare il terreno per la fede, ma è la fede, intesa come presenza originaria di Dio nel pensiero, a orientare l’intero sviluppo filosofico. In questa impostazione si realizza l’ontologismo, cioè l’idea che il pensiero umano abbia un accesso diretto e immediato a Dio.

Se questa struttura viene riletta in chiave contemporanea, è possibile cogliere una sorprendente analogia con alcune visioni tecnologiche avanzate. Peter Thiel, figura di primo piano nel mondo della tecnologia globale e cofondatore di PayPal e Palantir, ha sviluppato una riflessione che spesso ruota attorno al ruolo delle élite tecnologiche e alla capacità di pochi attori di guidare il futuro attraverso sistemi avanzati. Pur muovendosi in un contesto completamente diverso, questa visione tende a riconoscere nelle infrastrutture tecnologiche un principio ordinatore capace di orientare la realtà, riducendo il ruolo della mediazione critica diffusa.

È proprio qui che emerge il collegamento con il concetto di technoteocrazia, intesa come un sistema in cui la tecnologia assume un ruolo quasi teologico, diventando il punto di riferimento ultimo per le decisioni umane. In una technoteocrazia, l’algoritmo non è più uno strumento, ma diventa una forma di ente ordinatore, capace di suggerire, indirizzare e in alcuni casi determinare comportamenti e scelte. Il rischio non è soltanto quello di una perdita di autonomia decisionale, ma di una trasformazione più profonda: l’uomo smette di cercare la verità e inizia a riceverla da un sistema che si propone come fonte di ordine e coerenza.

Il modello giobertiano, con il suo principio immediato e non mediato, si presta a essere reinterpretato come una struttura compatibile con questa dinamica. Se il pensiero parte da un principio già dato, il rischio è che questo principio possa essere sostituito, nella contemporaneità, da un sistema tecnologico che assume una funzione analoga. La technoteocrazia diventa così una trasposizione moderna di un’ontologia immediata, in cui il ruolo della ragione critica viene progressivamente ridotto.

Rosmini, invece, rappresenta un antidoto naturale a questa deriva. La sua distinzione tra Essere assoluto e essere relativo impedisce ogni identificazione tra il piano umano e qualsiasi sistema, sia esso religioso o tecnologico. L’idea dell’essere, in quanto oggettiva e non prodotta, garantisce un punto di riferimento che nessun algoritmo può sostituire. La ragione, precedendo la fede, preserva lo spazio della libertà e della scelta, impedendo che l’uomo diventi un semplice esecutore di un ordine esterno.

È per questo che la scelta di Nicolini di seguire Rosmini assume un significato che va oltre la filosofia e diventa una posizione culturale e strategica. Significa affermare che la tecnologia deve essere governata e non subita, che l’intelligenza artificiale deve essere conosciuta e compresa nel profondo, e che i sistemi avanzati devono rimanere strumenti nelle mani dell’uomo. Significa, soprattutto, difendere la centralità della persona in un’epoca in cui essa rischia di essere progressivamente sostituita da logiche di sistema.

La contrapposizione tra Rosmini e Gioberti diventa così una scelta tra due modelli di futuro. Da un lato un modello in cui la verità è oggettiva ma accessibile, la libertà è reale e la tecnologia è uno strumento al servizio dell’uomo; dall’altro un modello in cui l’ordine deriva da un principio superiore che oggi può assumere la forma di una infrastruttura tecnologica globale. In questo scenario, la technoteocrazia non è un’ipotesi astratta, ma una possibilità concreta che si manifesta ogni volta che si delega alla tecnologia il compito di definire ciò che è vero, giusto o opportuno. Ed è proprio qui che il pensiero di Rosmini si rivela attuale e necessario: perché restituisce all’uomo la responsabilità del pensare, del scegliere e dell’agire, impedendo che questa responsabilità venga trasferita a sistemi che, per quanto avanzati, non possono sostituire la coscienza umana.

Autore Giancarlo Vincenzi
Categoria Scienza e Tecnologia
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