Cronaca

Lettera aperta alla coscienza dell’isola d’Ischia Alla comunità di Ischia, Alla sua Chiesa, ai suoi fedeli, Alle coscienze che sentono il dovere di ascoltare e agire

In questi giorni, la nostra isola sta vivendo un dolore profondo. Le ruspe avanzano, le case vengono abbattute, e con esse i sogni, le fatiche, le speranze di intere famiglie. Non parliamo di speculatori o di chi ha costruito consapevolmente contro la legge. Parliamo di persone comuni, di anziani, di invalidi, di genitori che hanno acquistato una casa in buona fede, senza sapere che fosse abusiva.

Queste persone oggi si trovano a vivere una sofferenza che va oltre la perdita materiale. Quando la legge non riesce a distinguere tra abuso e fragilità, tra dolo e buona fede, rischia di smettere di essere giustizia.

In questo momento difficile, ci rivolgiamo anche alla Chiesa di Ischia, affinché possa essere presenza viva e solidale. Chiediamo che si faccia voce di chi non ha voce. Che apra le sue porte, le sue braccia, il suo cuore. Che accompagni le famiglie nel dolore, ma anche nel cammino verso una soluzione più umana.

La Chiesa, con la sua storia di accoglienza e compassione, può essere ponte tra le istituzioni e le persone. Può offrire ascolto, sostegno, e contribuire a costruire percorsi di dialogo e giustizia.

Non chiediamo di giustificare l’abuso. Chiediamo di non abbandonare chi ne è vittima inconsapevole.

Che la Chiesa di Ischia sia madre e rifugio. Che non lasci soli i suoi figli nel momento più buio. Che si schieri, con coraggio, dalla parte della vita.

Con rispetto e speranza, Una voce dell’isola che non vuole tacere

Autore seamaremeer
Categoria Cronaca
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