Economia

Servono 650.000 nuove case popolari? Sarebbe una città grande quanto Bologna

Secondo l’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle Entrate e le Statistiche Catastali il totale unità immobiliari a uso abitativo in Italia, nel 2024, era di circa 35,6 milioni di abitazioni censite nel catasto (gruppo A escluse categorie non residenziali), con circa 5,5 vani per unità residenziale.

Secondo Istat, in Italia, ci sono oltre 26,3 milioni di famiglie (dati 2023-2024), aumentano le famiglie unipersonali (oltre un terzo del totale) e quelle monogenitoriali, mentre diminuiscono le coppie con figli e la dimensione media è scesa a circa 2,2 componenti. 

Dunque, scorrendo i titoli dei media, l'ultimo dei problemi che dovrebbe avere l'Italia è l'emergenza abitativa, visto che avremmo 8,7 milioni di case in più rispetto al numero delle famiglie, come non dovremmo avere un caro affitti. 
In realtà, il condizionale è d'obbligo, perché le cose non stanno affatto così, ma andiamo per ordine.

Iniziamo con un po' di informazioni di sistema, a partire dal fatto che l'81,6% degli italiani vive in una casa di proprietà (dati Istat / Confedilizia 2025),  ma solo circa 14,5 milioni (55%)  le famiglie italiane che vivono in case di proprietà. 
Ebbene, se queste abitazioni non corrispondono neanche lontanamente al numero di famiglie, accade perché evidentemente sono molti i coniugi che fanno parte dello stesso nucleo familiare, ma dichiarano la residenza in case separate  ai fini ISEE e fiscali.
Questo fenomeno, pur significativo dal punto di vista fiscale, rientra nelle sotto-dichiarazioni e omissioni IRPEF/tributarie generali, e purtroppo non è quantificabile non essendo codificato nelle statistiche ufficiali come voce autonoma.

Altri 4,7 milioni di famiglie pagano un affitto (Report sulle spese per consumi delle famiglie ISTAT 2024), incluse quelle assegnatarie di unità ERP/social housing (case popolari), che secondo Unimpresa le case popolari sono circa 800.000. Il dato però non torna, perché, sommando proprietari ed inquilini, mancano alla conta 6,3 milioni di famiglie.
I conti tornano, invece, con i dati dell'Unione Immobiliare, secondo la quale le abitazioni private date in locazione sono circa 7,7 milioni,  molte di più, ed equivalgono a circa 3 milioni di affitti in nero.
Secondo la "Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva" (2025) pubblicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, gli affitti in nero rappresentavano  nel 2020 una evasione fiscale di poco inferiore ad un miliardo di euro.

Nei circa 700.000 nuclei familiari assegnatari  di case popolari, nonostante la legge preveda una proporzionalità dell'affitto rispetto al reddito con canoni anche di soli 50 euro al mese, la morosità si attesta intorno al 20 – 30 % dei nuclei familiari assegnatari.
Già fossero solo 200mila morosi  per 100 euro al mese, in un anno sono 20 milioni di euro che mancano nelle casse degli ERP creando un deficit che si ripercuote innanzitutto sulla manutenzione ordinaria.

Inoltre, diversi studi statunitensi su oltre 10.000 famiglie in alloggi pubblici dimostrano che in USA circa il 20% delle famiglie assegnatarie ha almeno un familiare con precedenti penali minori e circa 6% aveva almeno una condanna per reato grave.
La letteratura sociologica e criminologica individua alcune dinamiche ricorrenti (ma non causali di per sé), come la segregazione socioeconomica, la mancanza di servizi e spazi pubblici di qualità, gli stereotipi e lo stigma pubblico.

Ma, se parliamo di case popolari, il dato più decisivo è che l'Italia ha meno di un milione di alloggi, di cui una buona metà in condizioni semi-inagibili.
Il Regno Unito ha circa 5,5 milioni di case popolari/social housing, la Germania vanta circa ~5 milioni unità tra social housing e affordable housing e la Francia conta circa 5,4 milioni di abitazioni sociali HLM.
Per avere un'idea del gap, basta sapere che per costruire 1 milione di alloggi sociali (HLM) in Francia con costi medi attuali simili all'Italia (circa 150.000 euro per unità), il budget complessivo stimato sarebbe di circa 150 miliardi di euro.
Dunque, ritornando con i piedi per terra, il Piano Casa del Governo Meloni ha previsto 660 milioni di euro, stanziati con la Legge di Bilancio 2025, da spendere entro il 2030, con possibilità di fondi europei: ci costruiremo tra le 6.000 e le 8.000 unità abitative.
Intanto, circa 650.000 famiglie risultano in lista d’attesa per una casa popolare in Italia, secondo stime recenti basate su un rapporto della Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) e su dati ISTAT e Federcasa.

Dunque, l'emergenza abitativa è un problema grosso, molto grosso, ma non può essere l'edilizia popolare a risolverlo: abbiamo troppo poche case popolari e serve troppo tempo per costruire quelle che potevamo avere.
La soluzione del problema va cercata altrove, alla fonte.
Sarebbero 150–160 mila strutture extralberghiere (che includono B&B, affittacamere, case vacanza, ecc.) nate come funghi negli ultimi anni,  ad aver contratto la disponibilità e spinto alla crescita i prezzi degli affitti a lungo termine nei centri storici, da cui è partito un effetto domino che ha colpito fino alle periferie dove vivono le tante persone che nei centri storici ci lavorano.
La valorizzazione dei centri storici, trasformando le città italiane in affollate mete turistiche e studentesche, ha fatto esplodere il mercato della residenze destinate a ricettività breve.
Il forte trasferimento di popolazione verso le aree metropolitane servite e digitalizzate ha fatto esplodere il mercato delle locazioni abitative.

Nel mentre, le nuove leve italiane hanno ben pensato di non dedicarsi all'istruzione tecnica e professionale, preferendo lavorare come artigiani o nei servizi alla persona, garantendosi un futuro di redditi bassi ai margini della società del benessere.
Dunque, se volevamo davvero che avessero un tetto sulla testa, avremmo preteso che studiassero di più a tempo debito.
Non li aiutiamo certamente raccontandogli la favola delle case popolari che, a costruirne solo mezzo milione per coprire le liste d'attesa attuali, servono almeno 100 miliardi di euro, quasi il valore di tutto l'oro di Bankitalia custodito a Palazzo Koch, e soprattutto servono oltre 14.000 ettari, come costruire ex novo una città grande quanto Bologna.
Se davvero volessimo aiutarli oggi, cercheremmo di dargli l'opportunità di crescere come lavoratori. Per pagarsi un affitto? No ... per pagarsi il mutuo di una casa che diventi la loro.

Autore scienzenews
Categoria Economia
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