"L'Italia appare oggi più stabile, più attrattiva e più competitiva rispetto al passato". Lo ha detto il ministro delle Imprese e del MADE IN ITALY, Adolfo URSO, replicando al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che aveva chiesto una strategia industriale nazionale più chiara e incisiva, a margine di R2I - Research to Innovate Italy in corso a Bologna. "Lavoriamo con le Regioni in piena collaborazione per realizzare obiettivi nazionali ed europei - rivendica il ministro - . Mi riferisco all'autonomia strategica sulle materie prime critiche e sulle terre rare, fondamentali per sviluppare le tecnologie del futuro, dal digitale al green". URSO cita i principali dossier aperti dal governo: intelligenza artificiale, data center, semiconduttori e materie prime strategiche.
"Abbiamo finalizzato oltre un miliardo di euro per supportare le startup sull'intelligenza artificiale, creato una fondazione a Torino e approvato uno dei primi disegni di legge in Europa per rendere esecutivo il regolamento europeo sull'IA". "Ci siamo candidati anche per ospitare una delle tre gigafactory europee, dell'intelligenza artificiale", sottolinea.
Secondo il ministro, l'Italia sta diventando un hub europeo dell'innovazione: "Abbiamo già registrato 7 miliardi di investimenti nei data center in questi primi due anni e altri 25 miliardi sono programmati nei prossimi tre anni. Possiamo diventare leader anche nella meccanica quantistica grazie ai nostri supercalcolatori, tra cui quello del Cineca di Bologna".
URSO rivendica anche i risultati economici degli ultimi anni: "Negli ultimi tre anni gli investimenti esteri in Italia sono cresciuti di oltre il 12%, sono aumentati gli investimenti nella Borsa italiana, gli acquisti di titoli di Stato e il turismo straniero". Infine, il ministro sottolinea la crescita dell'export: "Nel 2025 siamo cresciuti del 3,3% e del 7,2% negli Stati Uniti malgrado i dazi. Abbiamo superato la Corea del Sud e oggi siamo al quarto posto, insieme al Giappone, tra i grandi Paesi esportatori globali" Urso poi si è soffermato sulla grave crisi di Electrolux, che ha annunciato 1700 licenziamenti in Italia per il dimezzamento della produzione con la chiusura anche dell' dell'impianto di Cerreto d'Esi (Ancona), in cui operano 170 lavoratori. " Il piano presentato dall'azienda è inaccettabile". Ha detto senza mezzi termini URSO, spiegando come intende procedere per cercare di arrivare ad una soluzione condivisa "Ho convocato già stamattina l'azienda, i sindacati e le Regioni per il 25 maggio per affrontare anche questa crisi, ben consapevole che l'azienda ha già chiuso lo stabilimento in Ungheria e ha già chiuso lo stabilimento negli Stati Uniti".
Il ministro, tuttavia, si è detto fiducioso sulla possibilità di trovare una soluzione: "Speriamo che sia l'ennesima crisi che risolviamo, perché quando siamo giunti al governo c'erano oltre 50 tavoli di crisi con circa 80mila lavoratori a rischio. Ne abbiamo risolti oltre 40 e oggi i tavoli di crisi sono fortemente ridotti". URSO rivendica il lavoro svolto dal ministero anche in altri dossier industriali: "Abbiamo sempre tutelato i lavoratori e anche gli stabilimenti produttivi. Lo dimostra anche il caso Whirlpool-Beko: lo abbiamo risolto tutelando i lavoratori e tutti i siti produttivi italiani, mentre la stessa azienda chiudeva stabilimenti in Polonia e Gran Bretagna".
Il ministro cita anche altre vertenze come Piaggio Aerospace e La Perla: "Nel frattempo abbiamo risolto crisi che sembravano impossibili. Abbiamo qualche capacità dimostrata sul campo nell'affrontare queste situazioni". Secondo URSO, la crisi del settore degli elettrodomestici "è frutto anche delle scelte perverse e ideologiche del Green Deal, che hanno esposto il mercato e la produzione europea alla concorrenza selvaggia e sleale della Cina". Per questo il ministro chiede una revisione delle regole europee: "Il tema dell'elettrodomestico l'ho già posto ai commissari competenti, perché ritengo che anche questo settore sia strategico e l'Europa non possa rinunciarvi". "Con la stessa determinazione con cui abbiamo affrontato altre crisi - conclude - affronteremo anche questa. Sono certo che riusciremo a salvaguardare, per quanto possibile, il sistema produttivo e i lavoratori".

