WWF e ambientalisti all’attacco: “Un provvedimento contro-natura che ci riporta indietro di 30 anni”.

Il 22 maggio, data scelta dalle Nazioni Unite per celebrare la Giornata Mondiale della Biodiversità, doveva essere un momento per riflettere sull’importanza vitale della ricchezza naturale del nostro Pianeta: fiumi, zone umide, foreste, specie animali e vegetali, tutti tasselli fondamentali degli equilibri ecologici. Invece, il Governo Meloni ha deciso di trasformare questa giornata in una parodia tragica, annunciando un disegno di legge che punta a stravolgere la storica normativa sulla tutela della fauna selvatica.

Il provvedimento, promosso dal ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, rappresenta una vera e propria resa ai desideri delle lobby venatorie, minacciando di smantellare la Legge n. 157 del 1992, uno dei capisaldi della protezione della fauna in Italia. Gli animali selvatici rischiano di diventare poco più che bersagli viventi, trasformati da patrimonio collettivo a oggetti d'intrattenimento per una minoranza armata.

Tra i punti più gravi del disegno di legge spicca la possibilità di prolungare la stagione venatoria oltre l’attuale limite di gennaio. Se le regioni decidessero di spingere la caccia fino a febbraio – o oltre – verrebbero colpite duramente le specie in piena migrazione o in fase di riproduzione. Parliamo di animali come il tordo bottaccio, il tordo sassello, la cesena, la beccaccia e numerosi anatidi (alzavola, germano reale, canapiglia, beccaccino), la cui vulnerabilità in questo periodo è ampiamente documentata dalla comunità scientifica. Il colombaccio, specie abbondante ma anch’essa in fase delicata, non sarebbe risparmiata.

Prolungare la caccia in queste condizioni non è solo irresponsabile: è una violazione delle stesse norme che l’Italia ha contribuito a definire in sede europea e internazionale. Lo stesso Consiglio di Stato, in una storica ordinanza del 2022, ha riconosciuto la necessità di proteggere la beccaccia chiudendone anticipatamente la caccia per motivi di conservazione.

Non finisce qui. Il Governo vuole aprire alla caccia anche aree che oggi sono in gran parte vietate: spiagge, foreste, zone umide e aree demaniali in generale. Si riduce anche la superficie delle aree naturali protette, che non potranno superare il 30% del territorio regionale – un limite arbitrario e giuridicamente infondato, come attestato da numerose sentenze.

Come se non bastasse, saranno consentiti nuovi appostamenti fissi, con accumulo di piombo e degrado ambientale, e sarà permessa la caccia dopo il tramonto, quando distinguere tra specie – o tra animali e persone – diventa pressoché impossibile. Le conseguenze? Un pericolo concreto per chi lavora o frequenta l’ambiente naturale: contadini, escursionisti, famiglie, appassionati di birdwatching.

Il disegno di legge spalanca le porte alla caccia con braccata anche in condizioni estreme, come la neve, costringendo animali esausti (volpi, cinghiali, caprioli) a una fuga impossibile, disturbando gravemente la restante fauna selvatica. Torneranno i famigerati richiami vivi: animali catturati in natura e costretti a una vita di sofferenza in minuscole gabbie, usati come esche per attirarli simili sotto tiro.

In un grottesco ribaltamento della logica, il Governo intende colpire con multe fino a 900 euro chi protesti contro queste scelte, mentre chi uccide specie protette continua a cavarsela con pene simboliche e inapplicabili. Una strategia chiara: silenziare il dissenso, accontentare i cacciatori e aggirare gli obblighi di tutela derivanti dall’ordinamento europeo.

L’iniziativa è presentata come parte integrante della manovra finanziaria, con l’idea distorta che la caccia sia uno strumento di sviluppo economico. Peccato che ignori completamente la crescita esponenziale del turismo sostenibile, del turismo lento e dell’economia verde, comparti fondamentali per il futuro del Paese. Questa legge, se approvata, li colpirebbe duramente, minando alla base l’attrattività naturale del territorio italiano.

Il WWF Italia non usa mezzi termini: “Il Governo vuole regalare la gestione della fauna – componente cruciale della biodiversità – a una strettissima minoranza che si diverte a uccidere o imprigionare animali nati per essere liberi. Questo è l’esatto contrario del principio di armonia con la natura e sviluppo sostenibile indicato dalla Convenzione per la Biodiversità per il 2025”.

Il messaggio è chiaro: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni fermi subito questo provvedimento. Con questo disegno di legge, l’Italia rischia non solo una nuova procedura d’infrazione europea, ma di diventare un Paese dove la tutela ambientale viene barattata con fucili e gabbie. Una vergogna nazionale e un salto all’indietro di oltre 30 anni.