Salute

Medicina Generale e Aggregazioni Funzionali Territoriali: note per gli addetti ai lavori

Sono trascorsi oltre tre anni dalla presentazione alla Conferenza nazionale sulla Questione medica, del sondaggio dell’Istituto Piepoli, i cui dati riportavano che uno su dieci tra i medici di famiglia soffriva di burn out. 

Un dato allarmante (link), ma non imprevedibile, se consideriamo la pressione psicologica causata dalla Trasformazione Digitale che già da anni andava riversandosi su coloro che si erano laureati prima dell'affermazione della genetica, che da decenni lavoravano in solitaria e che avevano iniziato ad informatizzarsi solo in età matura.

Infatti, nel 2022 oltre 135mila medici erano over55 e di questi quasi la metà era over65.
Soprattutto, però, va sottolineato che quando il Sistema Sanitario venne concepito ed istituito, la maggior parte della popolazione era giovane, l'aspettativa di vita era breve specialmente per i maschi (71 anni), molte patologie erano sconosciute e per la maggior parte di quelle riconosciute non c'erano cure adeguate: un medico di famiglia poteva sostenere agevolmente il carico di un migliaio di assistiti e non a caso venne fissato un massimo di 1.500.

Ma oggi è un'altra cosa.

Il Rapporto Agenas 2023 evidenzia che, nel 2022, i MMG hanno erogato circa 650 milioni di prestazioni di assistenza territoriale, con una media di circa 14.000 visite all’anno per medico. Tuttavia, la distribuzione delle prestazioni mostra forti disparità territoriali: nelle aree urbane si registrano carichi di lavoro molto elevati, con medici spesso gestenti oltre 1.800 pazienti, mentre nelle zone rurali il numero di assistiti è spesso inferiore alle 1.200.

In termini generali, secondo il rapporto "Il Sistema della Medicina Generale in Italia" pubblicato dal Ministero della Salute (2023), in Italia ci sono circa 47.000 medici di medicina generale iscritti agli albi professionali, con un rapporto di circa 4,1 medici ogni 1.000 abitanti, sotto la media europea che si aggira intorno a 4,8-5,0 (OCSE, 2020).
E, purtroppo, migliorare la nostra media, riducendo il numero di assistiti per ogni medico, è impossibile, dato che non abbiamo e non avremo per anni il numero di laureati in medicina che sarebbero necessari.

Per quanto riguarda le prestazioni, i dati indicano che le visite ambulatoriali rappresentano circa il 70% delle attività, seguite da attività di assistenza domiciliare e di prevenzione programmata, come gli screening. E il resto?

Di tutto il resto dovrà occuparsene proprio oggi, presso la Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC), il Tavolo negoziale per il rinnovo degli accordi 2022-2024 con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali.

Infatti, l'Atto di indirizzo ratificato l'11 ottobre 2025 dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale contiene alcune chiare indicazioni per le cronicità, incluse la malattie rare congenite. Di seguito, un breve ma significativo stralcio.

“Le AFT della medicina generale e della pediatria di libera scelta, operanti fisicamente o meno nelle Case di Comunità, dovranno garantire la presa in carico del paziente cronico e dei pazienti a rischio di cronicità, nel primo caso per garantirne le più adeguate cure tese a scongiurare casi di riacutizzazione e di ricorso all’assistenza ospedaliera, nel secondo caso miranti ad evitare che le patologie possano evolvere verso la cronicità.
La quota di compenso variabile derivante dai fondi per l’effettuazione di specifici programmi di attività finalizzate al governo clinico (cd “fondo del governo clinico”), già individuata dai previgenti Accordi Collettivi Nazionali, è destinata esclusivamente alla presa in carico ed assistenza dei pazienti cronici.“

"Ogni AFT della medicina generale e della pediatria di libera scelta, in accordo con la stratificazione della complessità definita dall’Azienda, si assume il compito di identificare ed arruolare i pazienti cronici tra gli assistiti in carico ai medici o pediatri che vi operano, attivando nei loro confronti forme di assistenza proattiva con contatto programmato dell’assistito, sulla base delle indicazioni dell’Azienda, con verifica del rispetto del PAI a ciascuno di essi assegnato, con azione di monitoraggio e controllo della adesione alle prescrizioni farmacologiche e terapeutiche.“

Quanto all'Accordo Collettivo Nazionale MMG del 4 aprile 2024, era stato già appositamente incluso un capitolo dedicato alla realizzazione degli “Obiettivi prioritari di politica nazionale” (art. 4), indicando a chiare lettere cosa devono fare le Regioni.

"Gli Accordi Integrativi Regionali, nel rispetto del P.N.C., definiscono altresì il ruolo dei medici nell’ambito del coordinamento clinico (definizione del Piano di cura e stipula del Patto di cura) necessario alla presa in carico delle persone affette da patologie croniche per rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza assicurando, così, maggiore uniformità ed equità di accesso ai cittadini."

Ma non è finita qui: nei casi di mancanza delle predette strutture (AFT e UCCP) o a causa dell’impossibilità di organizzare l’assistenza territoriale presso le stesse, le presenti linee di indirizzo vengono declinate per i medici ed i pediatri, comunque inseriti nell’assetto organizzativo definito dalla regione (AFT ed UCCP), adottando procedure informatizzate ed individuando la rete specialistica e diagnostica di prossimità.”

Per la cronaca, una Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT) è un raggruppamento di medici di medicina generale incaricato di garantire la tutela della salute della popolazione di riferimento, vale a dire degli iscritti ai medici partecipanti a quella Aggregazione Funzionale Territoriale, per l'intera giornata e per tutti i giorni della settimana.

Le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) sono strutture sanitarie territoriali che raggruppano professionisti come medici di base, specialisti, infermieri e altre figure per offrire assistenza sanitaria integrata. Offrono servizi sanitari di base, diagnostica di primo livello, supporto alla domiciliarità e coordinano la rete informativa tra il territorio e gli ospedali.

In parole povere, in un settore fortemente esposto ad obsolescenza delle conoscenze, ma in larga parte composto da anziani con una casistica non bassa di burnout, pur essendo già soggetto a carichi di lavoro ad elevata responsabilità che sono divenuti enormi, cosa facciamo?
Aggiungiamo altro lavoro ed altra complessità, senza ridurre il numero delle assistiti da seguire: la "soluzione" è un incremento delle risorse destinate alle quote capitarie e orarie per i professionisti e di quelle per la remunerazione degli obiettivi delle AFT.

D'altra parte, un medico di medicina generale è un professionista privato convenzionato che già oggi guadagna molto di più di altri laureati come - ad esempio - un ufficiale dell'esercito o un professore di scuola superiore o un dirigente di II fascia: la strada è stata già tracciata da tempo.

Ma, allora, cosa sono le novità in arrivo che leggiamo su magazine e blog di settore, riguardo la flessibilità, il sostegno per i giovani o le Case di Comunità?

Il congresso della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale che ha ratificato l'Atto di indirizzo, l'11 ottobre scorso, si è aperto con la relazione annuale del Segretario Generale Fimmg Silvestro Scotti, che ha evidenziato come le esigenze contingenti della medicina generale sono legate «a processi che non possono essere contenuti in un unico Atto d’indirizzo previsto per un contratto già scaduto».

A seguire, il Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità Marco Alparone ha tenuto a sottolineare che «il tema non è quante ore, ma che qualità delle ore di servizio, non è il tema della dipendenza o della convenzione, ma è il tema di rispondere anche ai bisogni emergenti di chi sceglie la medicina di famiglia».

Poi, sulle case di comunità: «Penso che ogni studio medico, ogni AFT è una casa di comunità. Dobbiamo anche capire come integrare tutto questo all'interno di una capacità di riscrivere la medicina territoriale. Se pensiamo che il tema si risolva nel prestare delle ore da uno studio all'altro, allora non abbiamo risposto a quel bisogno di salute.»

Insomma, "per qualche dollaro in più" i nostri 47.000 medici di medicina generale, di cui non pochi anziani o alle prime armi, dovranno farsi carico di una buona fetta della medicina territoriale e del follow up delle cronicità finora in capo alle ASL, oltre a continuare a sostenere un carico di circa 650 milioni di prestazioni di assistenza territoriale, che equivalgono a una media di circa 14.000 visite all’anno per medico, 54 al giorno, cioè 5 minuti di tempo a testa.

Dunque, sarà particolarmente importante l'uso che verrà fatto di quel 30% delle risorse (e forse anche di più) che andrà solo ai medici di medicina generale e ai pediatri che costituiranno Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).
Risorse che - se ben utilizzate - potranno migliorare le condizioni di lavoro ed ampliare i servizi offerti, dotandosi di amministrativi e infermieri, ad esempio, come di tecnologie, a proposito dei giovani e dello sviluppo dei dispositivi digitali per la salute.

In altre parole, riferendoci al carico di 1400 assistiti a testa, il livello di efficienza /stress dipenderà molto dalla capacità di integrazione dei vari medici che formeranno la AFT e quanto da “soci” sapranno farsi “squadra” ed avranno voglia di spendere in un buon servizio di segreteria, un supporto infermieristico abilitato, un software efficiente e la gestione dei diversi ruoli.

Quanto alle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) dipenderà molto dalla volontà politica delle singole Regioni di facilitare questo percorso, cioè il rientro di tante cliniche nel sistema convenzionato, onde avere le strutture per gestire i percorsi di cronicità a livello territoriale. Tema spinoso, ma ormai inderogabile.

Arrivati alle Case di Comunità cosa dire?

Che sono strutture sociosanitarie ad elevata complessità.
Che a dicembre 2024 poco più del 4% delle (almeno) 1.038 strutture programmate disponeva di personale medico e infermieristico.
Che l'Italia si è impegnata con il PNRR ad avere 1.350 Case di comunità attive entro giugno 2026 e di prendere in carico a livello territoriale  almeno il 10% delle persone con più di 65 anni, con una o più patologie croniche o non autosufficienti.
Detto tutto o no?

Autore scienzenews
Categoria Salute
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