Politica

Referendum sulla giustizia: grazie ad AVS oltre 10 mila fuorisede potranno recarsi alle urne

C'è un dato che racconta più di tanti discorsi la tensione democratica che attraversa il Paese in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo: oltre 10 mila cittadini fuorisede si sono registrati come rappresentanti di lista per Alleanza Verdi e Sinistra. Un numero impressionante, senza precedenti nella storia recente delle consultazioni referendarie italiane.

È il segnale di qualcosa di più profondo: una forte voglia di partecipazione, soprattutto tra i più giovani, che smentisce clamorosamente il luogo comune secondo cui le nuove generazioni sarebbero disinteressate alla politica.

Il motivo? Chi studia o lavora lontano da casa ha scelto di non restare spettatore. Non potendo votare perché tornare nel proprio luogo di residenza sarebbe oneroso dal punto di vista finanziario, molti hanno deciso di farlo diventando, grazie ad AVS, rappresentanti di lista.

Questo perché il governo Meloni ha scelto di ignorare la condizione di circa cinque milioni di italiani fuorisede, negando loro di fatto un accesso semplice al voto.

Studenti universitari, lavoratori precari, ricercatori, giovani professionisti: una fetta enorme del Paese che vive lontano dal proprio comune di residenza e che, per partecipare al referendum, è costretta a scegliere tra due opzioni poco dignitose per una democrazia moderna. Tornare a casa affrontando spese di viaggio spesso molto elevate, oppure rinunciare al voto.

È difficile non vedere in questa scelta politica, da parte del governo, un segnale preciso. In molti Paesi europei il voto per i fuorisede è ormai una normalità consolidata, grazie a strumenti come il voto per corrispondenza o nei seggi temporanei nelle città universitarie. In Italia, invece, il problema continua a essere rimandato.

Il risultato è paradossale: milioni di cittadini vengono di fatto esclusi da una consultazione nazionale, mentre il governo continua a parlare di partecipazione e di democrazia diretta.

La mobilitazione dei 10 mila rappresentanti di lista fuorisede dimostra però che una parte della società non è disposta ad accettare passivamente questa situazione. È una risposta civile e determinata a un sistema che continua a trattare il diritto di voto come un privilegio logistico invece che come un diritto costituzionale.

E forse è proprio questa la lezione più importante di queste settimane: quando la politica prova a restringere gli spazi della partecipazione, i cittadini trovano comunque il modo di far sentire la propria voce.

Intanto il tempo stringe. Per chi vive lontano dal proprio comune di residenza, le registrazioni per votare come fuorisede restano aperte fino al 15 marzo sul sito www.votofuorisede.it .

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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