L’Organizzazione mondiale della sanità la chiama “pandemia silenziosa”. Un problema che uccide centinaia di migliaia di persone ogni anno, che svuota gli ospedali e riempie i cimiteri. Ma siccome non fa rumore, non produce breaking news, non terrorizza il mercato, governi e istituzioni la ignorano come si fa con un barbone in stazione. Eppure, da Siena arriva ciò che potrebbe cambiare il gioco: un anticorpo monoclonale capace di annientare un super-batterio invincibile, e l’ha scoperto un gruppo italiano. Naturalmente, lontano dai riflettori e senza ministri in prima fila a tagliare nastri.

Nature — non un blog di quartiere — pubblica lo studio del team guidato da Rino Rappuoli, del Biotecnopolo di Siena. Il lavoro dimostra che un anticorpo monoclonale umano può neutralizzare un ceppo di Klebsiella pneumoniae ST147, batterio pandemico e resistente a ogni antibiotico esistente. Tradotto: l’umanità aveva finito le armi, e qualcuno in Toscana ne ha forgiata una nuova. Ma tranquilli, continuiamo pure a litigare sui social per cose inutili.

La scienza va avanti, la politica arranca
Cosa hanno fatto i ricercatori? Hanno preso di mira la capsula protettiva del batterio (KL64), il suo scudo biologico. Hanno isolato anticorpi in grado di legarsi a quella capsula e bloccare il batterio in due mosse: lo rendono facile preda dei macrofagi, e lo incatenano impedendogli di replicarsi. Risultato? In provetta muore anche a concentrazioni ridicole, e negli animali l’infezione fulminante viene neutralizzata del tutto. Un risultato “decisivo”, lo definisce Nature. E noi lo chiameremmo pure miracolo scientifico, se non fosse frutto di studio e cervello, non di santi e corone del rosario.

E non finisce lì: l’anticorpo funziona anche contro altri ceppi simili, geograficamente e geneticamente distanti, purché abbiano la stessa capsula. È la prova che questa non è una trovata isolata, ma l’inizio di una nuova era terapeutica. Nel frattempo, il governo cosa fa? Finanziamenti a singhiozzo, nessun piano nazionale serio contro l’antibiotico-resistenza, e tagli alla ricerca trasformati in “razionalizzazioni”.

Terza pubblicazione di livello mondiale in pochi mesi. Qualcuno se n’è accorto?
In tre mesi il Biotecnopolo di Siena ha pubblicato su Pnas, Science Translational Medicine e ora Nature. Tre colpi da prima pagina. In un Paese normale, si parlerebbe di rinascimento scientifico. Qui, quando va bene, finiscono in un trafiletto tra una notizia di gossip e la cronaca locale.

Eppure questa scoperta potrebbe diventare la base per farmaci capaci di salvare migliaia di vite. Potrebbe riportare l’Italia al centro della biotecnologia mondiale. Ma per farlo servono investimenti, strutture, visione. Tutte cose che la politica considera opzionali: meglio bonus piastrelle e spot elettorali.

La vera pandemia è l’indifferenza
L’antibiotico-resistenza è una bomba che esplode lentamente. Gli antibiotici non funzionano più, gli interventi chirurgici diventano rischiosi, le infezioni banali tornano letali. Eppure una risposta esiste, e sta arrivando da laboratori italiani. Ma chi dovrebbe sostenerla preferisce aspettare che sia qualcun altro a brevettarla, produrla e vendercela a caro prezzo.

Per una volta, l’Italia ha anticipato il mondo. La domanda è: il mondo politico avrà il coraggio e l’intelligenza di seguirla, o farà finta di niente finché non sarà troppo tardi?