Zarathustra, nome iranico di Zoroastro, è una delle figure più antiche e decisive della storia spirituale dell’umanità.
Profeta della Persia arcaica e fondatore dello zoroastrismo, introdusse una visione etica destinata a lasciare un’impronta profonda: la distinzione netta tra bene e male, il giudizio finale, la resurrezione dei morti, il paradiso e l’inferno.
Con lui nasce l’idea che l’uomo non sia spettatore passivo del destino, ma protagonista responsabile delle proprie scelte.
Al centro del suo insegnamento vi è Ahura Mazda, il “Signore della Saggezza”, dio della luce, dell’ordine e della verità, elevato da Zarathustra a divinità suprema.
A lui si contrappone Angra Mainyu, lo spirito del male, della menzogna e del caos. Il mondo diventa così il teatro di una lotta cosmica tra due principi opposti, nella quale ogni essere umano è chiamato a schierarsi. Non esiste neutralità: pensieri, parole e azioni contribuiscono alla vittoria della luce o delle tenebre.
La morale zoroastriana si riassume in una formula semplice e potentissima: buoni pensieri, buone parole, buone opere. È un’etica concreta, operosa, che non si limita alla fede ma chiede impegno quotidiano. L’uomo partecipa attivamente alla redenzione del mondo, collaborando al trionfo finale del bene.
Secondo Zarathustra, la storia del cosmo attraversa tre grandi fasi: la creazione, il tempo presente in cui bene e male si fronteggiano, e l’era finale, in cui il male sarà sconfitto. In quel tempo apparirà un Salvatore, il Saoshyant, che guiderà l’umanità verso la restaurazione dell’ordine originario.
I morti risorgeranno, le anime saranno giudicate e il mondo verrà purificato. Anche l’idea del ponte del giudizio, il Chinvat, che separa i giusti dai malvagi, anticipa immagini che ritroveremo nelle religioni successive.
Non è un caso se molti studiosi vedono nello zoroastrismo una delle grandi fonti del pensiero religioso occidentale.
Durante e soprattutto dopo il periodo della dominazione persiana, il mondo ebraico entrò in stretto contatto con la cultura iranica. Alcuni studiosi ritengono che questo incontro possa aver contribuito allo sviluppo di concezioni relative all’angelologia, alla demonologia, al giudizio finale, alla resurrezione e alla vita ultraterrena. L’effettiva portata di questa influenza rimane tuttavia discussa.
Angelologia, demonologia, giudizio finale, vita ultraterrena: tutti elementi che trovano sorprendenti paralleli nel pensiero di Zarathustra.
Anche nel cristianesimo ritroviamo interessanti paralleli con questa tradizione. I Magi che, secondo il Vangelo di Matteo, giungono dall’Oriente per rendere omaggio a Gesù appartengono a una tradizione culturale che il mondo antico associava anche alla religione persiana e ai suoi sacerdoti.
È affascinante pensare che, se le guerre persiane fossero finite diversamente, l’Europa avrebbe potuto conoscere Zarathustra come profeta centrale al posto di Cristo.
Il culto zoroastriano è legato al fuoco, simbolo di purezza, verità e presenza divina. Nei templi il fuoco sacro arde senza sosta, e anche nelle case il focolare ha valore religioso. La preghiera quotidiana, preceduta da abluzioni rituali, scandisce la vita del fedele.
Grande importanza hanno anche i riti funebri, pensati per proteggere la purezza degli elementi: tradizionalmente i corpi venivano deposti nelle “torri del silenzio”, perché fossero consumati dagli avvoltoi, evitando la contaminazione della terra e del fuoco.
Con la conquista di Alessandro Magno e, secoli dopo, con l’espansione dell’islam, lo zoroastrismo iniziò un lento declino. Oggi in Iran i suoi seguaci sono pochi, ma la sua eredità è ancora viva. La nostra idea di responsabilità morale, di scelta tra bene e male e di destino dell’anima dopo la morte presenta significativi punti di contatto con quell’antichissima tradizione religiosa iranica, che fece della lotta tra bene e male uno dei cardini della propria visione del mondo.
Zarathustra rimane così una figura immensa e spesso dimenticata: il profeta che insegnò all’umanità che il bene non è solo da credere, ma da scegliere.


