Gli show di Capodanno: Romania al top, Sting in Polonia, Italia a fondo
A Capodanno l’odore delle miccette invade le città italiane, ma è nulla rispetto alla nube tossica che si sprigiona dai palinsesti televisivi. Mentre i fuochi d’artificio illuminano il cielo, Rai e Mediaset competono in una sorta di Apocalypse Now televisiva, sfondando la mezzanotte con presentatori di plastica, cantanti in playback e un pubblico ipnotizzato, oscillante come pesci fuor d’acqua al ritmo di musica finta.
Sul palco sfilano avatar travestiti da artisti, mentre il pubblico stipato sembra partecipare a un esperimento sociale più che a una festa. I cenoni, probabilmente altrettanto artificiali, completano il quadro con effetti collaterali ben più autentici delle emozioni offerte dallo spettacolo.
All’estero, almeno, qualcuno si salva. In Polonia appare Sting, non nel suo momento migliore ma comunque presente, un piccolo miracolo a 74 anni. Quasi in contemporanea, su RaiUno, Gazebo tenta di resuscitare “Masterpiece”, circondato da ballerine che ricordano più dei replicanti che delle danzatrici.
La sorpresa arriva dalla Romania: TVR propone un Capodanno elegante, con lampadari di cristallo, costumi tradizionali e rap tzigano che almeno possiede un’identità. Un raro esempio di gusto in una serata dominata dall’effetto plastica.
Alla fine, la classifica è impietosa: la Romania vince per stile, la Polonia si difende, mentre l’Italia chiude ultima, sempre più lontana da qualsiasi parvenza di classe televisiva.
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