Essere presente ad una manifestazione culturale è sempre emozionante perché è soprattutto un’occasione di confronto con altri autori e con i potenziali lettori. Si ha la possibilità di osservare in prima persona non solo gli addetti ai lavori masoprattutto il pubblico, quelli che dovrebbero essere gli appassionati della lettura, coloro che dovrebbero acquistare i libri.
Ciò che ho potuto osservare direttamente domenica 8 marzo, in occasione della manifestazione FEM di Caserta – La città delle donne, tenutasi presso la Reggia di Caserta nei giorni 6-8 marzo, a cui ho preso parte mi ha però profondamente turbato.

Poter constatare direttamente l’orgogliosa ostentazione della scelta di non leggere da parte di alcune persone che hanno scelto di prendere parte in qualità di pubblico alla manifestazione mi ha portato a riflettere con amarezza su tanti aspetti legati alla mia attività di poeta.

Andare in un luogo dove si presentano libri, dove si possono incontrare gli autori ed i poeti e dove le opere si possono sfogliare, toccare, “respirare” e sottolineare la propria scelta di non leggere, quasi come se fosse un vanto, credo dica molto sulla situazione in cui si trova l’Italia di oggi. Insieme ad altri autori ci siamo chiesti come fosse possibile avere una risposta del genere a seguito di un invito a sfogliare i libri ma non siano riusciti a trovare una risposta sensata.

Passare distrattamente, senza neppure fermarsi, lanciando solo fugaci occhiate alle copertine mostra un grado di disinteresse molto elevato nei confronti dei libri esposti presso gli stand delle case editrici.

Allora mi chiedo perché andare a manifestazioni culturali solo per presenziare, per farsi vedere, se c’è questo disinteresse?

A mio parere i libri devono essere letti e riletti, sfogliati, toccati, è necessario sentire il profumo dell’inchiostro sulla pagina per arricchirsi culturalmente, invece ho avuto l’impressione che la convinzione fosse quella di poter assorbire cultura come per osmosi solo passando distrattamente tra le pubblicazioni esposte, un po’ come quando si va al mare a camminare sulla spiaggia per “prendere lo iodio”. Per la cultura però non è così, serve la volontà e a volte anche la “fatica” di leggere,
l’impegno che non ho visto…

Se io non sfoglio un libro in una fiera di settore ma al contrario mi allontano frettolosamente da chi mi invita a “toccare” la cultura non saprò mai se vale la pena leggere quella pubblicazione.

Il libro non morde, invece può consentire al lettore di non essere morso dalle “cose del quotidiano”…
Sicuramente la mia osservazione è gravata da molteplici bias e non tiene conto di chi al libro cartaceo preferisce la forma digitale, ma ciò che ho visto con i miei occhi è comunque estremamente frustrante per chi scrive.