La storia di Alessandro Simonetto, musicista bassanese, che ha trasformato una fragilità fisica in una delle imprese alpinistiche più significative dell'anno sulle Dolomiti

C'è chi in montagna cerca solo un panorama, e chi invece ci va per ritrovare sé stesso. Alessandro Simonetto, pianista, compositore e produttore discografico di Bassano del Grappa, appartiene decisamente alla seconda categoria.
In appena 20 giorni, Simonetto ha completato un'impresa che definire semplicemente "sportiva" sarebbe riduttivo: la scalata di nove cime tra le più iconiche delle Dolomiti, per un totale di oltre 10.000 metri di dislivello positivo.
Un percorso simbolico, dal Re alla Regina
Il tracciato scelto non è frutto del caso. Si parte dall'Antelao (3.264 m), da sempre soprannominato il "Re delle Dolomiti", per proseguire sulle tre Tofane — Rozes, Mezzo e Dentro —, toccare Punta Sorapìss e Croda Marcòra, salire sulle Pale di San Martino con Cima della Vezzana e Nuvolo, fino ad arrivare a Punta Penìa, sulla Marmolada, la "Regina delle Dolomiti", a 3.343 metri. Alcune vette sono state affrontate in solitaria, altre in compagnia, ma sempre con un'attenta preparazione tecnica.

Dalla malattia alla montagna
Quello che rende questa storia diversa dalle solite cronache di alpinismo è il punto di partenza. Prima di essere un'impresa fisica, quella di Simonetto è stata una battaglia contro la propria fragilità. «Vado in montagna da poco, prima per esigenze di salute e poi per passione», racconta il musicista.
Negli anni precedenti la pandemia, un'infiammazione respiratoria curata con cortisonici lo aveva costretto a un lungo periodo di immobilità: «Non riuscivo più nemmeno a camminare». A questo si è aggiunta, due anni fa, una frattura al calcagno che lo ha tenuto fermo per mesi. Da questa doppia battuta d'arresto è nata, quasi per reazione, la voglia di risalire — letteralmente — fino alle vette che per anni aveva potuto solo osservare da valle.
«La vera sfida era partire»
Interrogato su cosa lo abbia messo più alla prova, Simonetto non parla di pareti o dislivelli: «La difficoltà più grande non è stata la montagna in sé, per la quale credo di essermi preparato tecnicamente e fisicamente. È stata convincere me stesso ad alzarmi e partire». Una frase che racconta bene quanto, spesso, l'ostacolo più grande non sia esterno.
Un'eclissi lunare per chiudere il cerchio
L'ultima tappa, Punta Penìa, è stata raggiunta tra nebbia e sabbia del deserto, in tempo per assistere a un'eclissi lunare dal punto più alto del Veneto: un epilogo quasi cinematografico per un'impresa costruita giorno dopo giorno.
Una lezione oltre lo sport
Oggi Simonetto guarda alle montagne appena conquistate — e a sé stesso — con occhi diversi: «Solo un anno fa non avrei pensato di poter salire una sola di queste montagne. Oggi le guardo in modo diverso. E soprattutto sono grato di aver ritrovato la salute, anche quella psicologica, che mi ha permesso di tornare lassù».
Una storia che, prima ancora di parlare di alpinismo, parla di resilienza. O, come la riassume lui stesso: "la vetta, alla fine, non era lassù ma dentro di me".

Chi è Alessandro Simonetto
Pianista, compositore e produttore discografico, Simonetto ha dedicato oltre trent'anni allo studio dell'opera di Erik Satie, pubblicando nel 2016 il cofanetto Erik Satie: Early & Esoteric Works (ÆVEA) e portando recentemente alla luce 50 composizioni inedite del compositore francese, tra cui nuovi Notturni ricostruiti dai manoscritti della Bibliothèque Nationale de France. Ha inciso oltre 30 CD.

