Parisi e Starace sfidano il Governo sul nucleare: «Il futuro è nelle rinnovabili». Scienza e industria unite al convegno di AVS
ROMA – Non è stato il consueto convegno di partito. Sul palco di "Energia, democrazia e pace", l'iniziativa organizzata da Alleanza Verdi e Sinistra nella Sala Capranichetta di Roma, si sono ritrovati alcuni dei nomi più autorevoli del mondo scientifico, industriale e istituzionale legato alla transizione energetica. Un confronto che ha visto dialogare il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, l'ex amministratore delegato di Enel Francesco Starace, il direttore generale dell'Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) Francesco La Camera, il presidente del Coordinamento FREE Attilio Piattelli, la storica dell'ambiente Grazia Pagnotta e, nelle conclusioni politiche, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Il dato che emerge dall'incontro va oltre il normale confronto politico. Pur partendo da esperienze professionali molto diverse, i relatori hanno condiviso una convinzione di fondo: la vera sfida energetica dei prossimi decenni non passa dal ritorno al nucleare, ma da una rapida accelerazione dello sviluppo delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e dell'indipendenza dai combustibili fossili. Una posizione che, inevitabilmente, entra in contrasto con la strategia perseguita dal Governo Meloni sul rilancio dell'energia nucleare.
La transizione energetica come garanzia di pace
Il titolo scelto per l'iniziativa – "Energia, democrazia e pace" – racchiude l'idea centrale sviluppata nel corso dell'intera mattinata: la transizione energetica non rappresenta soltanto una risposta alla crisi climatica, ma costituisce anche uno strumento di stabilità economica e geopolitica.
Ridurre la dipendenza da petrolio e gas significa limitare il potere economico esercitato dai Paesi esportatori di combustibili fossili, attenuare la vulnerabilità delle economie europee alle crisi internazionali e rafforzare l'autonomia energetica dei singoli Stati. In questa prospettiva, sole, vento e fonti rinnovabili vengono considerati non solo strumenti di decarbonizzazione, ma anche elementi capaci di favorire una maggiore sicurezza internazionale e una più ampia democratizzazione dell'accesso all'energia.
Parisi: «Il nucleare guarda al passato»
L'intervento più netto è stato quello del premio Nobel Giorgio Parisi.
Secondo il fisico, il progetto del Governo sul ritorno al nucleare appare una risposta ormai superata rispetto alle esigenze attuali del sistema energetico. L'Italia, ha ricordato, dispone di una disponibilità di irraggiamento solare tra le più elevate d'Europa e dovrebbe concentrare gli investimenti sullo sviluppo del fotovoltaico, dei sistemi di accumulo e dell'efficienza energetica.
Parisi ha osservato che il problema principale del Paese non riguarda soltanto la produzione di elettricità, ma soprattutto gli enormi consumi energetici legati agli edifici. Interventi di riqualificazione energetica, come il miglioramento dell'isolamento termico, consentirebbero di ridurre rapidamente i consumi e le emissioni, con risultati concreti molto prima di quelli ottenibili attraverso eventuali nuove centrali nucleari.
Il Nobel ha inoltre richiamato il consenso della comunità scientifica sul cambiamento climatico, ricordando che l'Italia è tra le aree del Mediterraneo maggiormente esposte all'aumento delle temperature e all'intensificazione degli eventi meteorologici estremi. Un richiamo che si inserisce nel dibattito politico di queste settimane, segnato dalle polemiche sulle dichiarazioni di alcuni esponenti della maggioranza riguardo agli effetti del riscaldamento globale.
Starace: il problema non è la tecnologia, ma la burocrazia
Diverso l'approccio di Francesco Starace, manager che per anni ha guidato uno dei maggiori gruppi elettrici europei.
L'ex amministratore delegato di Enel ha spiegato come oggi il principale ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili non sia rappresentato dalle tecnologie, ormai pienamente mature e competitive, bensì dall'eccessiva complessità delle procedure autorizzative.
Secondo Starace, l'Italia possiede tutte le competenze industriali necessarie per aumentare rapidamente la produzione di energia pulita, ma rischia di rallentare la propria trasformazione a causa dei tempi amministrativi e delle incertezze normative. Da qui la necessità di semplificare gli iter autorizzativi, incentivare gli investimenti e accelerare la realizzazione dei nuovi impianti.
Pur senza escludere che il nucleare possa continuare a essere oggetto di ricerca e sviluppo, Starace ha indicato con chiarezza dove si gioca la partita dei prossimi anni: la crescita delle fonti rinnovabili.
Il ruolo di IRENA e la prospettiva internazionale
La presenza di Francesco La Camera, direttore generale di IRENA, ha conferito al convegno una dimensione internazionale.
L'Agenzia, che coordina la cooperazione globale sulle energie rinnovabili, considera infatti la diffusione delle fonti pulite uno degli strumenti fondamentali per aumentare la sicurezza energetica mondiale, contenere le emissioni climalteranti e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
Una prospettiva pienamente condivisa dagli altri relatori, che hanno sottolineato come la transizione energetica rappresenti oggi una delle principali leve di politica economica e industriale.
Le conclusioni di Bonelli e Fratoianni
Nelle conclusioni, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno raccolto le indicazioni emerse dagli interventi di scienziati, manager ed esperti per rilanciare la proposta politica di Alleanza Verdi e Sinistra: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, investire nell'efficienza energetica, sviluppare le comunità energetiche, ridurre la dipendenza italiana da petrolio e gas e semplificare le procedure autorizzative.
Il messaggio politico è stato chiaro: la sicurezza energetica, secondo AVS, non si costruisce con un ritorno al nucleare, ma con un sistema basato sulla produzione diffusa di energia pulita, sull'innovazione tecnologica e su reti elettriche più moderne e resilienti.
Un dibattito che supera gli schieramenti
L'aspetto probabilmente più significativo dell'iniziativa non risiede tanto nelle conclusioni politiche, quanto nella convergenza emersa tra mondi tradizionalmente distinti. Da una parte la ricerca scientifica rappresentata dal premio Nobel Giorgio Parisi, dall'altra l'esperienza industriale di Francesco Starace, affiancate dal contributo di una delle principali organizzazioni internazionali dedicate alle energie rinnovabili.
Una convergenza che rafforza il dibattito pubblico sulla transizione energetica e pone al centro una domanda destinata ad accompagnare le future scelte del Paese: come garantire energia abbondante, economicamente sostenibile, sicura e compatibile con gli obiettivi climatici? Per i protagonisti del convegno la risposta è già scritta: accelerare sulle rinnovabili, investire nell'efficienza energetica e ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili.