Salute

Salute, Italia tra passi avanti e rischi cronici: meno sedentari, ma peso, fumo e alcol restano una minaccia

Nel 2025 l’Italia mostra segnali contrastanti sul fronte della salute pubblica: da un lato cala la sedentarietà, dall’altro restano sostanzialmente immutati — e in alcuni casi peggiorano — i principali fattori di rischio legati agli stili di vita. Un quadro che racconta un Paese a metà strada tra maggiore consapevolezza e difficoltà strutturali nel cambiare davvero abitudini.


Sedentarietà in calo, ma ancora troppo diffusa

Il dato più incoraggiante riguarda l’attività fisica. La quota di sedentari scende al 30,8%, in calo di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024 e di oltre 9 punti negli ultimi dieci anni. Un miglioramento significativo, che coinvolge tutte le fasce di età e entrambi i generi.

Eppure, il problema resta tutt’altro che risolto: quasi una persona su tre continua a non praticare né sport né attività fisica nel tempo libero. Parliamo di oltre 17 milioni di italiani. Le donne risultano più sedentarie degli uomini (34,2% contro 27,2%) e il divario, seppur ridotto negli anni, resta evidente soprattutto nelle età più avanzate.

Particolarmente preoccupante è il dato sugli anziani: tra gli over 75 quasi sei su dieci non svolgono alcuna attività fisica. E un campanello d’allarme arriva anche dai più piccoli: tra le bambine di 3-5 anni la sedentarietà è addirittura aumentata.

Peso stabile, ma l’obesità cresce nel lungo periodo

Se sul fronte movimento si intravede una timida inversione di tendenza, sul peso la situazione appare bloccata. Nel 2025 il 46,4% degli adulti è in eccesso ponderale: il 34,8% in sovrappeso e l’11,6% obeso. Un dato stabile negli ultimi tre anni, ma che nasconde un aumento progressivo dell’obesità nell’ultimo decennio.

Oggi sono circa 5 milioni e 750 mila le persone obese in Italia. Un numero che pesa — in tutti i sensi — sul sistema sanitario e sulla qualità della vita.

Il fenomeno colpisce soprattutto gli uomini: oltre il 55% è in eccesso di peso, contro il 38,2% delle donne. Il divario si allarga nella fascia centrale della vita, tra i 35 e i 59 anni.

Non meno allarmante è la situazione tra i più giovani: nel biennio 2024-2025 un minore su quattro è in eccesso di peso, con punte che superano il 32% tra i bambini più piccoli. Un dato che fotografa abitudini alimentari e stili di vita già compromessi fin dall’infanzia.

Fumo e alcol: abitudini dure a morire

Accanto al peso e alla sedentarietà, restano stabili altri due fattori di rischio chiave: il fumo e il consumo di alcol.

Nel 2025 il 18,6% della popolazione è fumatore, mentre il 15,1% presenta comportamenti a rischio legati all’alcol. Numeri che non segnano miglioramenti significativi e che continuano a rappresentare una minaccia concreta per la salute pubblica.

Preoccupa in particolare l’impennata dei nuovi prodotti: l’uso di sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato in quattro anni, passando dal 3,9% al 7,4%. Un segnale chiaro di come il mercato del tabacco si stia trasformando, senza però ridurre davvero il problema.

Prevenzione: la sfida decisiva

Secondo il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, questi fattori — insieme alle condizioni ambientali e sociali — sono responsabili di circa il 60% delle malattie croniche non trasmissibili, le principali cause di morte.

La buona notizia è che si tratta, nella maggior parte dei casi, di comportamenti modificabili. La cattiva è che modificarli richiede politiche efficaci, continuità negli interventi e un cambiamento culturale profondo.

In questo contesto si inserisce la recente Legge n. 149/2025, che riconosce l’obesità come malattia cronica e prevede percorsi di cura nei Livelli Essenziali di Assistenza. Un passo importante, che segna un cambio di approccio: non più solo responsabilità individuale, ma anche presa in carico sistemica.

Italia meglio dell’Europa, ma non abbastanza

Nel confronto europeo l’Italia si difende: tassi di obesità e di fumatori inferiori alla media UE. Ma il dato sulla scarsa attività fisica resta un punto debole evidente. Molti adulti non raggiungono i livelli minimi raccomandati per mantenere una buona salute.

In altre parole, il Paese si muove — ma ancora troppo poco.

Il nodo culturale

I numeri raccontano una verità semplice e scomoda: non basta sapere cosa fa male, serve cambiare davvero abitudini. E questo passa da scuola, lavoro, città, servizi sanitari.

Perché la prevenzione non è uno slogan, ma una politica quotidiana. E senza un’accelerazione decisa, il rischio è che i piccoli progressi di oggi non bastino a evitare i grandi problemi di domani.

Autore Monica Maggiolini
Categoria Salute
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