Economia

Il furto perfetto: legale, elegante e… pensionabile. Due anni in più di lavoro, due anni in meno di vita!

Quando sentiamo la parola ladri, la mente corre subito a un tipo col passamontagna che salta giù da un balcone, a una mano lesta che ti alleggerisce la borsa in metropolitana, o al classico scassinatore da film anni ’70, con l’orecchio sulla serratura e la torcia in bocca. Ma quelli, in fondo, sono romantici d’altri tempi. Oggi i ladri veri si muovono in ambienti ben più raffinati: uffici climatizzati, poltrone in pelle, cravatte di seta e doppiopetto blu. Sono i ladri di vita, della nostra vita, che con un tratto di penna cancellano diritti acquisiti, svuotano di senso parole come "lavoro", “pensione”, "vecchiaia", “meritato riposo”.

Non rubano nè automobili né gioielli. No, il loro bottino è molto più ambito: anni di vita. E lo fanno con la disinvoltura di un decreto, l’eleganza di una manovra economica, il cinismo di chi ti sorride mentre ti spiega che no, non è un furto… è solo una “riforma strutturale”.

L'ultimo colpo grosso? L’età pensionabile spinta oltre i 67 anni. Complimenti. Dopo aver passato una vita tra timbrature e scartoffie, straordinari, turni, stress e mal di schiena, ora ci dicono che dobbiamo resistere ancora. Altri due anni. Due anni in più a lavorare, due anni in meno a vivere. Un vero affare! Solo che, guarda caso, non lo ha scelto nessuno. Nessun referendum, nessuna trattativa.

Naturalmente, la colpa non è loro. Mai. È la demografia, dicono. È la speranza di vita che si allunga. È la crisi, è la guerra, le risorse che mancano. Insomma, la solita cantilena. Però quando si tratta di salvare banche amiche, finanziare guerre lontane, pagare stipendi da favola a manager pubblici o sostenere opere mai terminate… et voilà, i soldi saltano fuori come per magia. 

Nel frattempo, i giovani fuggono all’estero con una valigia piena di sogni e di tanta rabbia per un paese che gli ha voltato le spalle. In Italia, i nostri ragazzi, trovano solo precarietà, paghe da fame e bollette da incubo. E ora, dulcis in fundo, viene detto loro che dovranno lavorare fino alla soglia della pensione… che forse non arriverà mai. Perché qui non si lavora per vivere. Si lavora per provare a sopravvivere, con la remota speranza di ricevere – tra 40 anni – una pensione che basterà giusto a pagare l'abbonamento al tram.

Chi oggi ha 40 o 50 anni lo sa: il traguardo della pensione è una specie di miraggio nel deserto. Lo vedi, lo insegui… e ogni volta si allontana un po’. È un gioco sadico: resiste solo chi non si ammala, non perde il lavoro, non crolla. E gli altri, quei pochi che restano ancora vivi, senza finire agli alberi pizzuti? Fuori dal gioco. O peggio, dentro il gioco, ma con l’assegno minimo.

Nel frattempo, coloro che le regole le scrivono – oggi come ieri – si sono sistemati alla grande. Vitalizi d'oro, scivoli dorati, pensioni d’annata dopo quattro legislature e qualche giro in TV. Sono gli stessi che ci parlano di “equità” con aria greve, sguardo supponente e piglio autoreferenziale. Dicono che serve responsabilità, che bisogna “fare sacrifici”. Certo. Ma i sacrifici, chissà perché, li fanno sempre gli altri.

No, la pensione non è un premio da meritare solo se resti in piedi fino all’ultimo turno. È un diritto. Il frutto di una vita intera di contributi, di sudore, di tempo sottratto ai figli, agli amici, alla salute. Ma evidentemente per qualcuno il tempo non ha lo stesso valore: il loro è prezioso, il nostro… dilazionabile.

E così, mentre ci vendono un futuro che non esiste e ci tolgono un presente che già ci sfugge, ci ritroviamo a fare i conti con il più grande furto del secolo. Un furto legale, elegante, ben confezionato. Non ti strappano il portafoglio. Ti scippano due, tre, cinque anni di vita. Ti dicono che stai vivendo di più, ma ti permettono di vivere sempre meno.

E allora sì, chiamiamoli con il loro nome.
Non sono riformatori. Non sono tecnici. Non sono statisti.

Sono ladri. Ladri di vita. E noi, gli ultimi, gli invisibili, restiamo qui: derubati e beffati, vittime invisibili di un furto legalizzato.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Economia
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