La storia di uno dei più straordinari scienziati italiani del Novecento, capace di anticipare alcune delle grandi conquiste della fisica moderna e di lasciare dietro di sé un enigma ancora irrisolto.
Ci sono uomini che entrano nella storia attraverso le loro opere e altri che vi rimangono anche per il mistero della loro esistenza. Ettore Majorana appartiene a entrambe le categorie. Fisico teorico di eccezionale talento, fu uno dei protagonisti della rivoluzione scientifica del Novecento, ma la sua fama è indissolubilmente legata anche alla scomparsa avvenuta nel marzo del 1938, quando aveva appena trentun anni.
Di lui restano pochi lavori scientifici, intuizioni di sorprendente modernità, testimonianze di colleghi illustri e alcune lettere enigmatiche. Quanto basta per ricostruire il profilo di un grande scienziato, ma non per sciogliere definitivamente il mistero della sua sorte.
Dalla Sicilia ai ragazzi di via Panisperna
Ettore Majorana nacque a Catania il 5 agosto 1906, in una famiglia colta e benestante, nella quale gli interessi scientifici occupavano un posto importante. Fin dall’infanzia manifestò una straordinaria predisposizione per il calcolo e il ragionamento matematico.
Trasferitosi a Roma, intraprese inizialmente gli studi di ingegneria, ma nel 1928 decise di dedicarsi alla fisica, entrando nell’ambiente scientifico che si stava formando intorno a Enrico Fermi.
Era il periodo dei celebri ragazzi di via Panisperna, un gruppo di giovani ricercatori destinato a lasciare un’impronta profonda nella storia della scienza. Ne facevano parte, tra gli altri, Edoardo Amaldi, Emilio Segré, Franco Rasetti, Bruno Pontecorvo e Oscar D’Agostino.
Sotto la guida di Fermi, quel gruppo contribuì in maniera decisiva allo sviluppo della fisica atomica e nucleare, in un’epoca in cui la conoscenza della materia stava cambiando radicalmente.
Majorana si distingueva per il carattere riservato, l’intelligenza critica e una singolare capacità di affrontare problemi estremamente complessi. Secondo le testimonianze dei colleghi, riusciva spesso a trovare soluzioni matematiche originali con una rapidità sorprendente, ma non sempre mostrava interesse a pubblicarle.
A differenza di altri scienziati, sembrava considerare la ricerca soprattutto come una necessità intellettuale, più che come uno strumento di affermazione personale.
Un talento scientifico fuori dal comune
La produzione scientifica di Majorana fu quantitativamente limitata, ma di eccezionale qualità.
Nel corso degli anni Trenta si occupò di fisica atomica, struttura del nucleo e particelle elementari, elaborando idee che avrebbero acquistato pieno significato soltanto molti anni dopo.
Uno dei suoi contributi più importanti riguardò le forze che agiscono all’interno del nucleo atomico, mantenendo uniti protoni e neutroni. Majorana comprese l’importanza delle cosiddette forze di scambio, sviluppando intuizioni vicine a quelle che Werner Heisenberg avrebbe reso note attraverso le proprie pubblicazioni.
Il suo lavoro dimostrava una capacità non comune di individuare, dietro la complessità dei fenomeni, strutture matematiche essenziali.
Nel 1932 pubblicò una ricerca sulle particelle dotate di momento intrinseco, o spin, arbitrario. Si trattava di un risultato teorico particolarmente avanzato per l’epoca, che apriva prospettive nuove nello studio delle particelle elementari.
Ma il contributo forse più celebre arrivò nel 1937, con lo studio intitolato Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone.
In questo lavoro Majorana sviluppò una formulazione innovativa della teoria quantistica relativistica, dalla quale emergeva la possibilità che alcune particelle elettricamente neutre coincidessero con le proprie antiparticelle. È da questa intuizione che deriva il concetto di particella di Majorana, ancora oggi fondamentale in diversi settori della ricerca....


