Il fantasma dei documenti del caso Epstein continua a perseguitare l'amministrazione Trump, alimentando una crisi crescente legata agli scandali sessuali del defunto finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein. Le pressioni si moltiplicano, non solo dall'opinione pubblica ma anche dall'interno del Partito Repubblicano e perfino tra i sostenitori più accaniti di Trump, che chiedono a gran voce più trasparenza su cosa abbiano realmente scoperto le indagini federali.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Donald Trump è stato informato a maggio dalla procuratrice generale Pam Bondi che il suo nome compare nei documenti legati all'inchiesta su Epstein. È fondamentale sottolineare che essere citati nei documenti non costituisce di per sé prova di alcun crimine. Trump, che negli anni ‘90 e nei primi anni 2000 era amico di Epstein, non è mai stato formalmente accusato di alcun illecito in relazione al caso.

Tuttavia, la reazione pubblica è stata confusa: un portavoce della Casa Bianca ha definito "falsa" la notizia, mentre un funzionario anonimo ha ammesso a Reuters che l'inclusione del nome di Trump non era contestata.

Durante la campagna per le elezioni del 2024, Trump aveva dichiarato che avrebbe preso in considerazione la possibilità di rendere pubbliche ulteriori informazioni sul caso Epstein. Ma a luglio di quest'anno ha cambiato idea, affermando che "il caso è chiuso", persino arrivando ad attaccare i suoi stessi sostenitori che continuano a fare pressione per ulteriori rivelazioni.

Questa giravolta ha lasciato l'amaro in bocca a molti all'interno del movimento MAGA, che vedono nella mancanza di chiarezza l'ennesimo segnale che qualcosa viene nascosto.

Tutto iniziò nel 2008, quando Epstein patteggiò con i procuratori dopo essere stato accusato di aver molestato una ragazza di 14 anni nella sua casa a Palm Beach. Nonostante le prove — foto di minorenni trovate nella residenza — Epstein ottenne una condanna sorprendentemente lieve.

Nel 2019 fu nuovamente arrestato, questa volta accusato di gestire un traffico di minori per fini sessuali. Morì in carcere in circostanze sospette, ufficialmente suicida. Le indagini accumularono un'enorme mole di documenti: testimonianze, intercettazioni, materiale sequestrato nelle sue proprietà e documentazione legata anche alla sua complice, Ghislaine Maxwell, condannata nel 2021 per traffico sessuale.

Alcuni documenti sono stati resi pubblici nel corso degli anni. A gennaio 2024, ad esempio, furono pubblicate oltre 1.400 pagine di atti, senza però nuove rivelazioni sostanziali. A febbraio, poco dopo l'insediamento di Trump, il Dipartimento di Giustizia pubblicò altri 341 documenti, ma si trattava in gran parte di materiale già noto: registri di volo del jet di Epstein e una versione censurata della sua rubrica.

A luglio, il Dipartimento di Giustizia ha fatto sapere che nessun altro materiale verrà rilasciato.

Uno dei punti più controversi è la presunta esistenza di una lista clienti — un elenco di personaggi potenti coinvolti direttamente negli abusi. Il Dipartimento di Giustizia ha negato categoricamente la sua esistenza, ma i "complottisti" pensano l'esatto opposto.

Le dichiarazioni contraddittorie di Pam Bondi hanno alimentato la confusione: a febbraio aveva detto in un'intervista che "la lista è sulla mia scrivania", salvo poi far precisare al suo portavoce che si riferiva genericamente solo ai documenti del caso.

I documenti già pubblicati includono i nomi di decine di personaggi famosi: l'ex presidente Bill Clinton, il principe Andrea, Michael Jackson, e sì, anche Donald Trump. La loro presenza nei file, come ribadito più volte, non è prova di alcun coinvolgimento criminale.

Foto e registri dimostrano che Trump ed Epstein frequentavano gli stessi ambienti, partecipavano agli stessi eventi e condividevano amicizie comuni. Trump è stato visto più volte sul jet privato di Epstein e ha partecipato a eventi mondani in sua compagnia, compreso – secondo alcune fonti – il matrimonio con Marla Maples. Epstein stesso dichiarò: "Sono stato l'amico più stretto di Donald per dieci anni."

Trump sostiene di aver chiuso i rapporti con Epstein nei primi anni 2000, apparentemente a causa del comportamento di quest'ultimo, ma secondo il Washington Post, la rottura fu motivata da una disputa immobiliare.

Le teorie cospirazioniste non sono un fenomeno marginale. Alimentate dal movimento QAnon e da influencer di estrema destra, sostengono che Epstein fosse parte di una rete pedofila globale protetta dalle élite e dai servizi segreti. Alcuni affermano persino che fosse un agente del governo israeliano.

Ma oltre alle fantasie paranoiche, restano comunque domande per nulla assurde a cui devono ancora essere date delle risposte:

Perché Epstein fu trattato con tanta clemenza nel 2008?
Com'era possibile che Epstein abbia potuto agire indisturbato per anni?
Come ha potuto togliersi la vita sotto custodia in condizioni tanto controverse?

Trump, che una volta cavalcava queste teorie per scopi politici, ora le subisce. Il risultato è che, mentre l'amministrazione cerca disperatamente di chiudere il capitolo, gran parte della base elettorale del presidente è ancora convinta che le risposte più importanti non siano state rivelate.

La verità? Probabilmente non la sapremo mai. Ma finché restano dubbi, il caso Epstein continuerà a essere una mina vagante nella politica americana.