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Manchester United, finisce anche l'era Amorim: l'ennesimo progetto mai davvero decollato

L'avventura di Ruben Amorim sulla panchina del Manchester United si è conclusa nel modo più traumatico possibile. Dopo appena 14 mesi, il tecnico portoghese è stato esonerato dal club, il  giorno dopo aver difeso pubblicamente il proprio ruolo con parole forti e senza compromessi, in seguito all'ennesima prestazione deludente: l'1-1 contro il Leeds United.

La decisione, come comunicato dalla società, è maturata “con riluttanza” ma ritenuta necessaria per provare a salvare la stagione. Con lo United attualmente sesto in Premier League, la dirigenza ha ritenuto che un cambio in panchina fosse l'unico modo per puntare ad un miglior piazzamento a fine stagione.

Arrivato all'Old Trafford nel novembre 2024 per raccogliere l'eredità di Erik ten Hag, Amorim non è mai riuscito a invertire davvero la rotta. Il suo primo campionato si è chiuso con un disastroso 15° posto, il peggior risultato del club dai tempi della retrocessione del 1974, aggravato dalla sconfitta in finale di Europa League contro il Tottenham. La stagione in corso non ha mostrato segnali concreti di svolta: dopo 20 giornate lo United è sesto, lontanissimo dalla vetta occupata dall'Arsenal, con appena tre vittorie nelle ultime undici partite.

La partita contro il Leeds ha fatto da detonatore. In conferenza stampa, il solitamente pacato Amorim ha perso la calma, rispondendo in modo piccato alle domande sul suo futuro e rivendicando con forza la propria autorità. Il riferimento polemico a Gary Neville, critico abituale delle sue scelte tattiche e in particolare nel voler applicare a tutti i costi la difesa a tre (che nella sostanza prevede l'impiego di cinque difensori con il rientro degli esterni), ha evidenziato una frattura sempre più evidente tra allenatore, ambiente e opinione pubblica.

Amorim ha ribadito più volte di essere stato assunto come manager a tutto tondo, non come semplice allenatore esecutore. Ha chiamato in causa scouting, direzione sportiva e struttura societaria, chiarendo che non avrebbe fatto un passo indietro né si sarebbe dimesso. Una posizione di principio che, di fatto, ha accelerato la rottura definitiva.

Nel breve periodo sarà Darren Fletcher, suo vice, a guidare la squadra, mentre il club si rimette alla ricerca dell'ennesimo “salvatore” in grado di riportare il Manchester United ai livelli dell'era Ferguson. Un copione già visto ormai troppe volte.

Dal ritiro di Sir Alex nel 2013, la panchina dei Red Devils è diventata una trappola: Moyes, Van Gaal, Mourinho, Solskjaer, Rangnick e Ten Hag hanno fallito, chi più chi meno, nel restituire identità, continuità e successi a una delle squadre più vincenti della storia del calcio inglese. Sono ormai passati 13 anni dall'ultimo titolo di Premier League, e il problema appare sempre meno legato al nome dell'allenatore e sempre più a una struttura societaria confusa e priva di visione.

L'esonero di Amorim chiude un altro capitolo amaro. E apre, ancora una volta, la stessa domanda: chi sarà il prossimo a provarci — e per quanto durerà?

Autore Mauro Sartini
Categoria Sport
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