Missili e blackout a Kiev, il sindaco Klitschko lancia l’allarme: ‘Lasciate la città se potete’
La crisi energetica ed umanitaria lungo la frontiera tra Russia e Ucraina ha raggiunto un nuovo picco all’inizio del 2026, che mostra come la guerra stia colpendo sempre più duramente le infrastrutture civili su entrambi i lati del conflitto.
Nella regione russa di Belgorod, che confina con l’Ucraina e ha già visto frequenti attacchi incrociati fin dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, un attacco ucraino alle strutture energetiche della notte dell’8-9 gennaio ha innescato il più vasto blackout registrato in questa guerra, lasciando più di mezzo milione di persone senza elettricità, riscaldamento e acqua mentre l’inverno raggiunge condizioni di gelo estremo con temperature notturne ben sotto lo zero.
Secondo le autorità regionali, la mancanza di elettricità ha interrotto anche il funzionamento di oltre il 60 % delle torri di comunicazione mobile e ha costretto numerose industrie a limitare la loro attività, mentre i residenti soffrono per la lentezza dei lavori di ripristino e l’assenza di risorse e mezzi adeguati per far fronte alla situazione.
Questa crisi nelle infrastrutture energetiche della regione di Belgorod segue altri episodi significativi di danni alle opere civili. Nell’ottobre 2025 l’Ucraina aveva colpito il grande sbarramento del serbatoio di Belgorod, causando un calo del livello dell’acqua e spingendo le autorità russe a dichiarare lo stato di emergenza idrica per alcune zone, con centinaia di residenti fatti evacuare dalle aree potenzialmente allagate mentre si temevano ulteriori attacchi alle strutture idrauliche.
Anche in Ucraina le infrastrutture civili sono state colpite in modo sempre più sistematico dalle offensive russe, con effetti devastanti sulla popolazione urbana, e il caso di Kiev ne è uno degli esempi più drammatici.
Nella capitale, una serie di attacchi coordinati con missili e droni ha colpito quartieri residenziali densamente popolati, causando vittime civili, il crollo di edifici abitativi e danni estesi alle reti energetiche e di riscaldamento centralizzato, proprio nel momento in cui l’inverno ha fatto registrare temperature rigidissime.
Secondo le autorità municipali, circa la metà dei palazzi della città è rimasta senza riscaldamento e in molti casi anche senza elettricità e acqua calda, rendendo impossibile una vita normale per centinaia di migliaia di persone, in particolare anziani, famiglie con bambini e soggetti vulnerabili.
Di fronte a una situazione definita “critica”, il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha lanciato un appello pubblico senza precedenti, invitando i cittadini che ne hanno la possibilità a lasciare temporaneamente la città e a trasferirsi presso parenti o conoscenti in regioni meno colpite, dove siano disponibili fonti alternative di energia e condizioni di vita più sicure. Klitschko ha parlato apertamente del rischio di una crisi umanitaria su larga scala, spiegando che il sistema di riscaldamento urbano, progettato per funzionare in modo centralizzato, è particolarmente vulnerabile ai danni bellici e richiede tempi lunghi per essere riparato. Nel frattempo, il comune ha allestito centinaia di centri di emergenza e riscaldamento, dotati di generatori, coperte, bevande calde e assistenza di base, nel tentativo di offrire un rifugio temporaneo alla popolazione colpita.
A livello nazionale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato apertamente Mosca di cercare deliberatamente di usare il freddo come “strumento di terrore”, sostenendo che gli attacchi alle infrastrutture energetiche non hanno solo un obiettivo militare, ma mirano a spezzare la resistenza della società civile, aggravando le sofferenze dei civili e aumentando la pressione psicologica sull’intero Paese in uno dei momenti più duri del conflitto.
L’aumento delle vittime civili nel 2025 segna un preoccupante ritorno a livelli di violenza compiuta su larga scala, con l’uso intensificato di missili a lungo raggio e droni che hanno reso insicure anche le aree urbane non direttamente coinvolte nei fronti di combattimento.
Gli analisti umanitari avvertono che la combinazione di escalation militare, danni alle infrastrutture civili e condizioni invernali avverse ha reso la popolazione ancora più vulnerabile, peggiorando la crisi umanitaria generale.
Senza un significativo cambiamento sul campo o progressi nei negoziati diplomatici, la sofferenza dei civili è destinata a intensificarsi ulteriormente, sottolineando la tragica realtà di una guerra che continua a trascinare il continente europeo in una delle sue fasi più sanguinose degli ultimi decenni.