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Quanta bella gente ieri a Venezia e a Genova per denunciare il genocidio in atto in Palestina

Il Lido di Venezia a pochi passi dal Palazzo del Cinema, cuore della Mostra, sabato si è trovato a dover convivere con una mobilitazione imponente. Dietro lo striscione «Free Palestine – Stop al genocidio», gli attivisti hanno guidato un corteo che, secondo gli organizzatori, ha superato le diecimila presenze: numeri più alti delle attese, a conferma di un'adesione che attraversa mondi diversi e che si sta allargando nella società civile.

Il percorso, partito da Lido Santa Maria Elisabetta – lo snodo dei vaporetti – ha seguito un tragitto circolare fino alle soglie del festival, per poi tornare al punto di partenza. Non c'è stato alcuno scontro con le linee di polizia, temuto alla vigilia, ma la piazza non è rimasta muta: decine di interventi, testimonianze e prese di parola hanno scandito la manifestazione, tutte convergenti nell'accusa di genocidio a Gaza e nella denuncia delle oltre sessantamila vittime già registrate.

La mobilitazione è stata lanciata dai centri sociali del Nord-est – da Radio Sherwood al Morion fino al S.a.L.E. Docks – e sostenuta da un comitato di circa duecento associazioni. Tra le adesioni anche forze politiche come AVS, Rifondazione e PD, seppur senza bandiere ufficiali.

Uno dei momenti simbolicamente più forti è stato l'arrivo via acqua di circa mille persone partite da Marghera a bordo di una motonave noleggiata dagli attivisti e messa a disposizione dall'Actv. La barca, ricoperta di bandiere palestinesi, ha trasformato lo sbarco in una sorta di rito collettivo. Sul molo, generazioni diverse.

Il corteo ha dato spazio a molteplici istanze: dal Comitato permanente di Marghera contro le guerre, che ha coinvolto i lavoratori di Fincantieri accusando l'azienda di «produrre morte», al comitato per la Palestina di Udine, che chiede la cancellazione della partita Italia-Israele del 12 ottobre, definita «un caso di sportwashing al servizio di Netanyahu».

Con il festival in corso a pochi metri, il punto di contatto con il mondo del cinema era inevitabile. Nei giorni precedenti, la lettera promossa da Venice4Palestine aveva raccolto oltre 1500 firme tra artisti e addetti ai lavori. La direzione della Mostra aveva parlato ufficialmente di «apertura al dialogo», ma gli attivisti hanno voluto dare sostanza a quella promessa portando le proprie ragioni davanti ai riflettori internazionali.

La giornata al Lido si è chiusa senza incidenti, ma con un messaggio inequivocabile: il genocidio in Palestina non può essere oscurato dal tappeto rosso. Il corteo ha portato la questione dentro la cornice glamour della Mostra, ribaltando i riflettori dallo star system alle macerie di Gaza.


E se a Venezia vi erano 10mila persone, poche ore più tardi a Genova addirittura 50mila hanno partecipato alla fiaccolata per salutare le quattro imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in partenza per portare aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza.

Tra i manifestanti anche la neo sindaca Silvia Salis, che nei giorni scorsi aveva partecipato alla mobilitazione che ha fruttato le oltre 300 tonnellate di beni di prima necessità che le barche che parteciperanno alla missione tenteranno di consegnare nella Striscia. 

"Sono orgogliosa ogni giorno di essere la sindaca di Genova" ha detto Salis, "ma stasera se possibile lo sono ancora di più. La risposta che è stata data in questi giorni dalla città con la raccolta di generi alimentari per la Palestina e la fiumana di persone in piazza e nelle strade stasera è qualcosa di davvero commovente. Ho voluto partecipare con la fascia tricolore alla fiaccolata dalla sede di Music for Peace al Porto Antico, dove partirà la Global Sumud Flotilla con i generi alimentari raccolti in questi giorni destinati alla Striscia di Gaza, perché voglio rappresentare davvero tutta Genova e la sua straordinaria anima solidale e umana. Grazie a chi sta rendendo possibile tutto questo. Tutta la città è al fianco della missione che sta per partire e la sosterrà in tutti i suoi passi".

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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