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Serie A più corta: come conciliare sostenibilità economica e competitività

La possibile riduzione della Serie A da 20 a 18 o 16 squadre non impatta solo il calendario, ma soprattutto l’economia del campionato, e i numeri aiutano a capire perché la questione torni ciclicamente nel dibattito tra club e Lega.

Oggi, con 20 squadre, il campionato genera circa 2,5 miliardi di euro complessivi, cifra che scenderebbe a 2,4 miliardi con 18 squadre (−4%) e a 2,25 miliardi con 16 squadre (−10%), principalmente a causa della riduzione dei ricavi da stadio.
Questo effetto potrebbe essere compensato facilmente con un lieve incremento (+10%) del prezzo dei biglietti da stadio.

La distribuzione dei ricavi è, viceversa, il problema.
I cinque top club – Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma – assorbono già oggi circa il 62% del totale, pari a 1,55 miliardi, e vedrebbero crescere la loro quota al 65% con 18 squadre (1,56 miliardi) e al 68% con 16 squadre (1,53 miliardi), rimanendo sostanzialmente protetti anche in uno scenario di contrazione del fatturato complessivo.

Viceversa, la fascia intermedia, Atalanta, Lazio, Bologna e Fiorentina, passerebbe da 575 milioni complessivi con 20 squadre a 528 milioni con 18 e a 473 milioni con 16, subendo il doppio effetto negativo della minore affluenza allo stadio e della maggiore concentrazione dei diritti TV verso l’alto.
Peggio ancora per le squadre di fascia bassa, che vedrebbero ridursi il totale aggregato da 375 a 312 e poi a 248 milioni, pur beneficiando individualmente di un incremento medio per club.

Il quadro che emerge è netto: una Serie A più corta non aumenta la ricchezza complessiva del sistema, ma la concentra ulteriormente, proteggendo i grandi club e comprimendo i club medi, decisivi nelle assemblee di Lega, che perderebbero peso e capacità di influenzare le scelte del sistema.

Questo modello polarizzato rischia di rendere il campionato elitario e poco sostenibile per la fascia media, comprimendo la competitività e riducendo la mobilità sportiva, mentre l’appeal complessivo verso tifosi e broadcaster potrebbe soffrire se le partite “minori” perdono interesse. 

Una riforma strutturale della Serie A appare quindi non solo opportuna, ma praticamente inevitabile se si vuole garantire la sostenibilità economica e la competitività del campionato nel medio-lungo periodo.
Non basta ridurre il numero di squadre, perché una contrazione senza un piano organico rischierebbe di aumentare ulteriormente la concentrazione dei ricavi sui grandi club e di comprimere la fascia intermedia fino a renderla economicamente fragile, minando la mobilità sportiva e l’equilibrio competitivo.

È quindi necessario ridisegnare la distribuzione dei ricavi, introducendo meccanismi di solidarietà che garantiscano una quota minima ai middle team e incentivi concreti per i club minori, attraverso strumenti come fondi di compensazione, bonus legati alla performance commerciale o infrastrutturale e percentuali garantite sui diritti televisivi collettivi, così da assicurare che tutti i club possano pianificare con sicurezza e investire in crescita e sviluppo.
Allo stesso tempo, per mantenere l’appeal del campionato, sarebbe utile introdurre nuovi formati di competizione, come playoff per le qualificazioni europee o mini-coppe tra squadre di fascia media e bassa, aumentando l’interesse per le partite meno tradizionalmente “di richiamo” e ampliando le opportunità di visibilità e introiti extra.
La riforma dovrebbe includere anche strumenti per ottimizzare i ricavi da stadio e merchandising, incentivando investimenti in infrastrutture moderne e in strategie di marketing locale e internazionale, così da valorizzare la fan base anche delle squadre minori.

In sintesi, il percorso ideale per una riduzione degli impegni sportivi a cui sono sottoposti i calciatori prevede un equilibrio tra consolidamento economico dei top club, protezione e crescita dei middle team e sostenibilità dei lower club.
Questa è l'unica via se si vuole trasformare la Serie A in un campionato più competitivo, attraente e finanziariamente solido, capace di competere con i grandi campionati europei.

Autore scienzenews
Categoria Sport
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