Artemis II: l'uomo torna verso la Luna, dopo mezzo secolo
Dopo oltre cinquant'anni di assenza oltre l'orbita terrestre, l'umanità torna a guardare la Luna da vicino. La NASA ha lanciato con successo la missione Artemis II, il primo volo con equipaggio diretto verso il nostro satellite dai tempi del programma Apollo, concluso nel 1972.
Il gigantesco razzo Space Launch System (SLS), alto 98 metri, si è alzato dalla rampa del Kennedy Space Center alle 18:35 ora della costa Est americana, spingendo la capsula Orion in un viaggio di circa dieci giorni attorno alla Luna.
A pochi minuti dal decollo, il comandante Reid Wiseman ha sintetizzato il momento con parole semplici ma storiche: «Abbiamo una splendida alba lunare. Stiamo andando dritti verso di lei».Il successo della missione arriva dopo mesi di rinvii e problemi tecnici. Il programma aveva subito ritardi già dal 2024, principalmente per verifiche sullo scudo termico della capsula Orion.
Negli ultimi mesi, gli ingegneri avevano dovuto affrontare e risolvere perdite di idrogeno durante i rifornimenti, anomalie nei sensori delle batterie... Proprio una perdita di idrogeno aveva costretto la NASA a riportare il razzo nell'edificio di assemblaggio per controlli approfonditi. Il via libera definitivo è arrivato solo dopo la risoluzione di tutti i problemi.
A bordo della Orion ci sono quattro astronauti, un mix di esperienza e rappresentanza internazionale:
Reid Wiseman, comandante: veterano NASA ed ex comandante della ISS
Victor Glover, pilota: primo astronauta afroamericano assegnato a una missione lunare
Christina Koch, specialista: detentrice del record di permanenza femminile nello spazio (328 giorni)
Jeremy Hansen, specialista: primo canadese diretto verso la Luna
La missione rappresenta anche un passaggio simbolico: per la prima volta la nuova corsa alla Luna è apertamente internazionale.
La missione non prevede un allunaggio, ma una traiettoria “free-return”: una rotta che sfrutta la gravità lunare per riportare automaticamente la capsula verso la Terra.
Le tappe principali:
Giorni 1-2: orbita terrestre alta, test completi dei sistemi.
Giorni 3-4: viaggio verso la Luna (translunar injection).
Giorno 5: ingresso nella sfera gravitazionale lunare
Giorno 6: sorvolo ravvicinato (circa 6.500–9.600 km dalla superficie).
Giorni 7-9: ritorno verso la Terra.
Giorno 10: rientro atmosferico e ammaraggio nel Pacifico.
Il punto più delicato sarà il rientro: la capsula Orion entrerà nell'atmosfera a circa 40.000 km/h, uno dei test più estremi per lo scudo termico.
Artemis II è, in sostanza, una prova generale. Serve a dimostrare che la capsula Orion può sostenere un equipaggio nello spazio profondo, che i sistemi di supporto vitale funzionano per missioni prolungate, che le traiettorie Il programma Artemis guarda già avanti. La prossima tappa sarà Artemis III, prevista per il 2027, che dovrebbe riportare astronauti sulla superficie lunare.
In quella missione, Orion dovrà agganciarsi in orbita con un lander sviluppato da aziende private come SpaceX (con Starship) o Blue Origin (con il sistema Blue Moon), segnando una nuova fase della collaborazione tra pubblico e privato nello spazio.
Artemis II non è solo un ritorno tecnico, ma anche politico e simbolico. Dopo decenni in cui la Luna era rimasta un ricordo della Guerra Fredda, lo spazio profondo torna al centro della competizione globale.
La differenza, oggi, è che la sfida non riguarda più solo piantare una bandiera, ma costruire una presenza stabile. E questa missione è il primo passo concreto verso quell'obiettivo.