Politica

Ius italiae, solo una scusa con cui Antonio Tajani cerca di acquistare un po' di visibilità

Durante la quinta edizione del Forum in Masseria, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha rilanciato con forza la proposta di Forza Italia sul tema della cittadinanza: lo "ius italiae". Un'alternativa al più noto e discusso ius scholae, ma con un'impostazione più restrittiva: dieci anni di scuola obbligatoria in Italia, completati con profitto, come condizione per ottenere la cittadinanza.

Tajani ha chiarito fin da subito che questa proposta non ha nulla a che vedere con quella sostenuta dalla sinistra o con il referendum bocciato dagli elettori. "Cinque anni non sono sufficienti a formare un buon cittadino", ha sentenziato. La visione di Forza Italia è quella di una cittadinanza come atto di responsabilità e appartenenza, non come gesto simbolico o regalo elettorale. Un'idea che il vicepremier lega all'identità italiana: "Roma inglobava, non escludeva", ha detto dal palco, sostenendo che l'inclusione è forza, non debolezza.

Se nel merito Tajani è apparso determinato, sui tempi è rimasto nel vago. La legge potrebbe essere incardinata in autunno, dopo la pausa estiva, ma il ministro non si sbilancia. Non vuole spaccature nella maggioranza, ma nemmeno ritirate strategiche: "Non facciamo marcia indietro, ma i tempi li decidiamo noi, non la sinistra", ha affermato. L'obiettivo dichiarato è quello di "convincere" gli alleati di governo, Meloni e Salvini, notoriamente contrari a qualsiasi apertura sul fronte cittadinanza.

Il leader forzista non esclude nemmeno un eventuale appoggio trasversale, nel caso in cui le opposizioni accettassero il testo del centrodestra, senza modificarlo. Una possibilità, certo, ma che oggi appare remota, considerando la distanza tra le posizioni in campo.

Le parole di Tajani arrivano in un momento di forte tensione interna alla maggioranza. Da giorni lo ius scholae agita il dibattito politico, complice anche un'uscita del portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi, che aveva aperto a un voto anche senza il sostegno di Lega e Fratelli d'Italia. La premier Meloni aveva subito spento ogni entusiasmo, chiudendo di fatto alla possibilità di affrontare il tema in questa legislatura. Tajani, però, ha rilanciato: "La nostra proposta è in sintonia con il programma del centrodestra".

Nel frattempo, la Lega continua a fare muro, bollando lo ius italiae come peggiorativo rispetto alla normativa attuale. Una chiusura netta che conferma la volontà del Carroccio di irrigidire ulteriormente l'accesso alla cittadinanza. E mentre il governo litiga sul nulla, oltre un milione di giovani che vivono, studiano e crescono in Italia rimangono cittadini invisibili.

Le opposizioni, da parte loro, non si lasciano incantare. Accusano Tajani di fare il solito teatrino estivo, sfruttando il tema della cittadinanza per lanciare segnali all'elettorato moderato, pur rimanendo all'interno della maggioranza:

"Se davvero tiene al tema, si sieda con noi per una proposta condivisa", è l'appello lanciato. Altrimenti, l'invito è a tacere: non si può usare la vita di migliaia di ragazze e ragazzi come moneta di scambio nei tavoli interni alla maggioranza.

In definitiva, la proposta di Forza Italia rappresenta un tentativo di aprire un varco nel muro ideologico del centrodestra sul tema dell'integrazione. Ma se non ci sarà la volontà politica di calendarizzarla e discuterla seriamente in Parlamento, rischia di restare solo l'ennesimo capitolo di retorica estiva. E a pagarne il prezzo saranno ancora una volta i giovani nati o cresciuti in Italia, italiani in tutto, tranne che per una legge vecchia di trent'anni.

Autore Roberto Castrogiovanni
Categoria Politica
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