Salute

San Raffaele, caos nei reparti e accuse sulle esternalizzazioni degli infermieri

San Raffaele, la notte del caos e le radici profonde di una gestione che ha messo a rischio pazienti e professionisti

Al San Raffaele di Milano una sola notte è bastata per far esplodere un problema che covava da tempo. Nei reparti del padiglione Iceberg — Medicina ad alta intensità, Cure intensive e Admission Room — sono stati inseriti infermieri provenienti da una cooperativa esterna, al loro primo turno in un ambiente altamente complesso. Da quel momento, secondo le segnalazioni interne, la situazione è precipitata: errori nelle terapie, farmaci scambiati, difficoltà nell’utilizzo del sistema informatico e perfino smarrimento di fronte alla disposizione dei carrelli dei farmaci.

Un episodio particolarmente grave ha riguardato la somministrazione di Amiodarone, con una dose dieci volte superiore a quella prevista, scatenando l’allarme generale e costringendo la direzione a intervenire immediatamente. Alla base di questo caos non c’è solo l’errore umano di un turno sfortunato, ma una serie di scelte gestionali che si sono rivelate fragili e rischiose. La decisione di esternalizzare parte del personale infermieristico, inserendo professionisti non adeguatamente formati per reparti così delicati, è stata il primo tassello.

Gli infermieri si sono trovati catapultati in un contesto che non conoscevano, senza un periodo di affiancamento e senza il tempo per comprendere protocolli, procedure e strumenti essenziali. A questo si è aggiunta una scarsa conoscenza della lingua italiana da parte di alcuni di loro, un ostacolo enorme in un ambiente dove comunicare in modo preciso può fare la differenza tra un trattamento corretto e un rischio per la vita del paziente. La pressione organizzativa ha completato il quadro.

La carenza di personale interno e la ricerca di soluzioni rapide hanno spinto verso un utilizzo forzato delle cooperative, ma senza garantire le condizioni minime di sicurezza. Il turno notturno, già carico di responsabilità, non ha avuto un’adeguata supervisione, e gli errori si sono moltiplicati fino a rendere necessaria l’attivazione di un’unità di crisi. La direzione ha sospeso gli ingressi dei nuovi infermieri, trasferito pazienti e avviato verifiche interne, mentre l’amministratore unico ha rassegnato le dimissioni, segno evidente della gravità percepita all’interno dell’istituto. Sindacati e rappresentanze dei lavoratori hanno denunciato che quanto accaduto non è frutto di un imprevisto, ma la conseguenza diretta di una gestione orientata più al contenimento dei costi che alla qualità dell’assistenza.

Secondo loro, esternalizzare in reparti critici senza garantire competenza, formazione e conoscenza della lingua ha creato un terreno pericoloso che prima o poi avrebbe portato a incidenti. La vicenda ha inoltre spinto la Regione ad avviare un’indagine tramite l’ATS, aprendo un fronte politico che chiede trasparenza e responsabilità. Il caso del San Raffaele rimane un monito chiaro: quando si indebolisce la struttura sanitaria nelle sue fondamenta — personale, formazione e comunicazione — basta una notte per far emergere tutte le fragilità accumulate. Questa vicenda non riguarda solo un ospedale, ma il modo in cui si decide di proteggere o mettere a rischio la salute delle persone.

Autore Infermieri Autonomi
Categoria Salute
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