In occasione della visita nella città del Capo da parte dell’onorevole Maria Stefania Marino, deputata parlamentare del Partito Democratico, per conoscere da vicino le scottanti problematiche lavorative all’interno del contesto mamertino, particolarmente drammatica è la testimonianza di Sergio Lopresti, marittimo portuale:
“Del Porto di Milazzo se ne dicono tante da diverso tempo: il caso dei rifiuti del cantiere del Ponte sullo Stretto, il collegamento con l’Asse Viario, la notizia più recente del progetto di un passaggio sopraelevato con i Molini Lo Presti; per non parlare del dibattito, che si perde negli anni, su un suo sviluppo turistico con l’apertura alle navi da crociera. Qualcosa si è effettivamente concretizzato, qualcos’altro no; ma in tutto ciò resta aperto un grande interrogativo: chi al porto ci lavora?
Sembra infatti che l’attenzione minore sia riservata proprio ai lavoratori, che lamentano gravi problematiche nelle condizioni contrattuali, nei controlli e nella sicurezza. Ho lavorato per molti anni nella società Mare Pulito – prosegue Sergio Lopresti – e posso dire che, nonostante le frequenti ispezioni degli organi preposti, non sono mai state riscontrate anomalie rilevanti. Eppure, noi lavoratori siamo spesso rimasti ai margini, senza un reale confronto o ascolto. Soprattutto chi cerca di far valere i propri diritti o segnalare problemi, finisce per essere messo da parte, come se il silenzio fosse la condizione necessaria per mantenere il posto di lavoro. In più – continua Lopresti – ci sono state situazioni, in cui chi era incaricato di svolgere verifiche o redigere relazioni sul posto, non ha portato a termine fino in fondo il proprio compito, omettendo di dichiarare l’effettiva realtà dei fatti. Questo ha avuto conseguenze dirette su di me, trascinandomi in una situazione difficile, che ancora oggi prosegue con procedimenti e contenziosi in sede giudiziaria.
Io e il comandante Ivano Cuciti, per aver chiesto i nostri diritti alla società e alla Capitaneria, siamo stati messi ai margini ed in seguito licenziati. Non vi era alcuna trasparenza contrattuale, le convenzioni erano ambigue e mancava la copertura assicurativa sul lavoro, che svolgevo. Questa situazione comportava gravi rischi per la sicurezza dell’equipaggio e per il comandante: in caso di incidenti o emergenze a bordo, il comandante, responsabile secondo il Codice della Navigazione della sicurezza della nave e dell’equipaggio, poteva trovarsi esposto a responsabilità penali e civili. La mancanza di documentazione corretta, di assicurazioni e registrazioni del lavoro aumenta il rischio di contenziosi legali in caso di infortuni, danni alle merci o incidenti marittimi, mettendo a rischio la sicurezza di tutti a bordo. Il contratto non era ufficialmente registrato: la società non pagava, né dichiarava correttamente l’inquadramento reale all’INPS. Formalmente risultavo marittimo; ma di fatto ero classificato come operaio del terziario e mai mi era stato dichiarato, né retribuito il lavoro notturno.
È una situazione che evidenzia come chi lavora con onestà, possa trovarsi penalizzato, mentre le irregolarità restano ignorate. Spero che, grazie all’aiuto di Francesco Gitto ed al sostegno dell’onorevole Maria Stefania Marino, Rodrigo Foti e Or.Sa. marittimi, questa situazione possa finalmente arrivare a una conclusione positiva, portando un po’ di pace a noi e alle nostre famiglie. Cerco di sperare che queste vicende non capitino ad altre persone e quantomeno che possano servire da spunto per uscire da situazioni, in cui si è in ostaggio del proprio lavoro".

“Quello che chiediamo - afferma Francesco Gitto del Partito Democratico milazzese - è intanto una presa di posizione chiara sullo sviluppo del Porto nei prossimi anni e soprattutto di considerare in questa prospettiva le istanze dei lavoratori portuali e marittimi, che spesso hanno visto violati i propri diritti nel silenzio delle istituzioni. I primi elementi di una discussione concreta sul Porto devono necessariamente essere: maggiore trasparenza, controlli e sicurezza per i lavoratori. Avuti questi, possiamo parlare di tutto il resto. Interroghiamo quindi l’Amministrazione comunale, l’Autorità portuale e tutte le istituzioni competenti di farsi carico della questione. - conclude - Al di là della competenze specifiche di ciascun ente o autorità, è impensabile che non ci sia quantomeno un interessamento di tutti alle condizioni di lavoro, a volte problematiche, di centinaia di persone all’interno del porto”.

