Questa è la storia dell’eterno gioco dei pochi dominatori che dispongono dei destini dei molti relegati al ruolo dei servi.

Cambiano i termini ma la sostanza rimane la stessa. Il cammino individuale per la libertà è lungo e pericoloso ma è l’unico possibile: alla fine del nostro percorso avremo ciò che abbiamo scelto.

Dopo miliardi di anni terrestri, l’essere umano è chiamato a prendere coscienza della sua individualità, il mondo spirituale con tutte le sue creature, ha seguito e curato l’evoluzione dell’umanità passo dopo passo; siamo esseri particolari perché stiamo vivendo l’esperienza unica dell’incarnazione: lo spirito che vive temporaneamente in un corpo solidificato per raccogliere esperienze attraverso le quali, in base alle sue scelte, diverrà libero e potrà scegliere se accettare i valori della luce o quelli dell’oscurità.

Questo processo è liberatorio ma allo stesso tempo pieno di rischi e doloroso: vivere presenti a noi stessi non è facile perché la lusinga delle illusioni è forte, le nostre esistenze terrene sono piene di “specchietti per le allodole”, una tra le più pericolose è il potere che spinge la gente a fare carte false per arricchirsi e porsi al di sopra di tutte le regole per spadroneggiare impunemente. 

Occorre prendere coscienza che la posta in gioco siamo noi: è la nostra dignità e la nostra vita il “pane quotidiano” di cui si nutrono i vari “Don Rodrigo” e i loro fedeli “bravi” che svolgono sul territorio il lavoro sporco per conto dei loro padroni. 

Bisogna riflettere su di un fatto fondamentale che la vita non poggia su concetti ma su scelte, i principi sono regole che determinano il nostro sentire, pensare ed agire che, di conseguenza, produce effetti non solo nella nostra area personale ma anche sugli altri: ecco che la nostra esistenza acquista un significato più profondo e l’altro non ci è più estraneo perché abbiamo la certezza che ne abbiamo la responsabilità e viceversa.

Durante la mia esistenza ho incontrato moltissime persone con le quali ho lavorato, parlato, mi sono confrontata e talvolta scontrata, la mia è stata una vita difficile perché ho seguito le mie aspirazioni che mi hanno portato a scostarmi dal modello catto-fascista che mi poneva al di sotto dell’uomo e al di sopra di un animale domestico. Secondo la normativa la donna passava dalla patria potestà del padre a quella del marito: una incapacità naturale che l’accompagnava per tutta la vita (a dire dei preti cattolici allo scopo di proteggerla).

Solo nel 1975 furono apportate alcune modifiche a tale scempio, frequentavo il secondo anno di giurisprudenza e mi domandai come mai con una Costituzione che sanciva la parità dei diritti e della dignità una tale vergogna fosse sopravvissuta per quasi trent’anni. Negli anni che seguirono mi resi conto che vi era una morale per le caste superiori e una per ”gli inferiori”; che la legge non è uguale per tutti; che le professioni erano all’appannaggio di pochi eletti; che la verità non abitava tra noi; che la paura era usata per dominare; che la giustizia era un lusso che nessuno si poteva permettere; che le stragi erano decise dalle istituzioni; che il fascismo non era stato messo alla porta ma che aveva ripreso il suo posto al comando dello Stato; che le libertà di pensiero e di religione erano solo parole vuote…….

Ancor oggi la maggioranza “silenziosa” non ha realizzato che siamo caduti nel baratro della decadenza perché non abbiamo avuto il coraggio di scegliere la via più difficile ma giusta; molti hanno preferito pagare per vendersi; si è preferito cancellare l’ora di educazione civica dalle scuole e lasciare quella di religione; ottenere la laurea con il 18 politico e/o con la tessera di partito.

Sono decenni che migliaia di cittadini non votano, la fuga dal voto è stata un’altra prova di viltà per non doversi impegnare fattivamente nella società civile affinché si affermassero i valori della solidarietà e della democrazia lasciando così aperta la porta all’indifferenza, al soddisfacimento di meschini interessi personali del sottobosco legato alle cricche partitiche che hanno mandato in rovina quasi venti milioni di cittadini caduti in povertà non perché sono dei falliti ma perché sono stati sacrificati per favorire i parassiti.

Abbiamo lasciato che le piccole imprese familiari artigianali e commerciali venissero rovinate da una sistematica attività di concorrenza sleale al fine di concentrare nelle mani della grande distribuzione che oggi decide arbitrariamente gli aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi e ricattando le giovani generazioni con basse retribuzioni e precarietà.

Abbiamo permesso che le industrie trasferissero buona parte della produzione nazionale all’estero utilizzando denaro pubblico, senza preavviso, lasciando migliaia di famiglie senza lavoro e importare beni fabbricati a costi irrisori e di bassa qualità e venderli nel nostro Paese a prezzo alto garantendosi profitti stratosferici, evadendo il fisco e incamerando gli utili nei paradisi fiscali.

In America coloro che evadono il fisco li mandano in prigione per molti anni, senza sconti, vengono radiati dagli albi professionali, i vicini li isolano come degli appestati e vengono cacciati via dai vari circoli: come mai in Italia nelle patrie galere ci finiscono i poveri disgraziati, talvolta innocenti?  

La storia di Caino e Abele non è una metafora, rispecchia un divenire che ci riguarda personalmente, essi rappresentano le due parti interiori – il lato oscuro e quello luminoso - che caratterizzano tutti gli esseri umani senza distinzione e ricalcano il principio della fisica secondo il quale “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.

Infatti attraverso le nostre scelte quotidiane Abele trasforma Caino in Abele o viceversa Caino trasforma Abele in Caino: questo è il potere dello spirito! Trasformare non distruggere. 

Invece in questo Paese si può “giocare a fare dio” (playing god)… ma con il destino dell’altro.