L'Inter batte la Juventus con il punteggio di 3-2 e stacca il biglietto per la vittoria dello scudetto. Un titolo che, e non sarà il primo fra quelli vinti dalla società nerazzurra, non arriverà senza ombre. Da quello vinto contro i 'bambini' della Pro Vercelli a quello di 'cartone', da quelli del periodo senza la Juventus in Serie A ottenuti contro la Roma avversario principale, sconfitta al 100' minuto di gioco, fino a questo, ottenuto troppo spesso con il beneplacito del 'protocollo VAR'.
Per qualcuno è la 'Marotta League', per qualcun altro è una serie incredibile di 'fortuite coincidenze', troppo fortuite per essere coincidenze.
Il tutto in mondovisione, pessima figura per il nostro calcio, perché se questo è il 'top', è poi inevitabile raccogliere cinque 'pere' nel sacco quando si giocano confronti di carattere internazionale.
Non basta una Juventus valorosa contro la simulazione di Bastoni, già ammonito, e che avrebbe dovuto essere espulso nell'azione che porta invece al 'rosso' per Kalulu. Il tutto corroborato da scene scomposte di esultanza da parte dello stesso Bastoni, che la dicono lunga sulla cultura sportiva di una squadra che ci ha abituato a ben di peggio (vedi le esultanze altrettanto scomposte di fronte ad avversari che sbagliano rigori e via dicendo).
Una curiosa gestione dei cartellini, quegli stessi sventolati fin troppo facilmente davanti alla faccia di Rabiot, alfiere di un Milan rimasto unico ostacolo fra l'Inter e il titolo, ma troppo distratto con le 'piccole' e, appunto, dopo il match di Pisa, privato per due partite (forse) del suo giocatore più ispirato in mezzo al campo.
L'Inter, grazie alla vittoria contro i bianconeri, ottiene anche il suo primo vero successo contro una diretta antagonista. Una vittoria brutta, sporca e cattiva. Quello che sembra essere il logo di tutta la storia nerazzurra.
Inter-Juventus 3-2, uomini e topi


