Come si fa a non fermarsi un attimo, e rifletterci su!

Un uomo, per quanto geniale, arriva a possedere, lui da solo come persona, la ricchezza che un intero paese medio riesce a produrre in un anno di lavoro. Una cosa come il PIL di Olanda, Turchia o persino la Svizzera; inferiore solo a poco più di una decina di altri paesi nel mondo. Certo, si tratta di ricchezza finanziaria, quindi volatile e soggetta ai capricci del mercato. Ma il punto è proprio lì, nell’essere finanziaria.

Quella finanza che è nata come strumento per servire e agevolare le imprese, per la produzione di beni e servizi, in pochi anni ha cambiato ruolo; vive per lo più di sé stessa e del suo racconto. Nel tempo che viviamo basta che uno si inventi una moneta “virtuale” e nel giro di una primavera accumula centinaia di miliardi di ricchezza; basta che ci sia un numero sufficiente di persone che ci credano, a quel racconto. Che è solo un racconto è vero, ma non smette di dare potere a chi quelle ricchezze le detiene, e che sono fine a sé stesse; potere di influenzare le società, ma anche la politica che è in grado di decidere sempre meno.

L’1,6 % della popolazione mondiale detiene il 48% della ricchezza, al 41% della stessa ne lascia solo lo 0,6%. Al di là di un concetto astratto e filosofico di giustizia, pragmaticamente allora mi sorge una domanda: è utile tutto questo? Non è che una redistribuzione di quelle ricchezze, che così come sono non servono a nulla, permetterebbe a gran parte della popolazione mondiale di accedere a beni e servizi; riattivando così il processo di produzione/lavoro e migliorando in tutti i sensi la qualità della vita in generale? E magari consentendo la creazione di altre ricchezze, ma utili e basate non su racconti.

Certo che servirebbe un rigurgito di iniziativa dalla politica, ma personalmente non prenderei in considerazione nessun programma che non sia basato su questo: redistribuzione delle ricchezze, dei diritti e delle opportunità.