Nel pieno del dibattito sulla Legge di bilancio, il tema delle pensioni torna prepotentemente al centro dell’agenda politica. Le parole del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, intervenuto al Meeting di Rimini, tracciano una rotta chiara: congelare l’aumento dell’età pensionabile e rafforzare le misure di flessibilità in uscita, come il bonus Giorgetti - i lavoratori dipendenti che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma decidono di continuare a lavorare riceveranno direttamente in busta paga i contributi che normalmente verserebbero all'Inps - e un potenziamento di Opzione donna. Tuttavia, dietro la rassicurante promessa di “libertà di scelta” si cela una questione ben più complessa: la sostenibilità del sistema previdenziale e l’equilibrio generazionale.
Durigon ha affermato di aver già ottenuto l'apertura del ministro dell’Economia Giorgetti all’inserimento del congelamento dell’età pensionabile nella prossima manovra: in pensione a 67 anni senza l'aggiunta dei tre mesi dettati dalla speranza di vita! Una misura che, secondo le stime, potrebbe costare circa 2 miliardi di euro. Una cifra tutt'altro che marginale, soprattutto se letta nel contesto di una spesa pensionistica che, come ricorda l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, è cresciuta del 3,6% del Pil dagli anni Novanta ad oggi.
La sostenibilità economica del nostro sistema pensionistico è strettamente legata al progressivo passaggio dal modello retributivo a quello contributivo. Nei prossimi anni, la maggior parte dei lavoratori andrà in pensione con assegni più bassi. Questo rende ancora più urgente rafforzare il cosiddetto “secondo pilastro”, ovvero la previdenza complementare, che deve integrarsi con quella pubblica per garantire un livello adeguato di vita anche dopo l’uscita dal lavoro.
In questa direzione, la possibilità di accedere al pensionamento anticipato a 64 anni con almeno 25 anni di contributi, a patto che l’assegno sia almeno tre volte il minimo – anche attraverso l’utilizzo della previdenza complementare e del Tfr – rappresenta una via di equilibrio. Una soluzione che tiene conto dell’evoluzione del mondo del lavoro e della necessità di flessibilità, ma che va strutturata con attenzione per evitare disparità e privilegi non sostenibili.
Non mancano, però, le ombre. La misura Opzione donna, ridimensionata dal Governo Meloni nel 2023 “per fare cassa”, è stata criticata aspramente dai 5Stelle. Ora Durigon sembra volerla rilanciare, ma resta il dubbio che si tratti di un tentativo tardivo e non strutturale. Stesso discorso per Quota 103, definita dallo stesso sottosegretario una misura poco utilizzata e poco efficace.
Mentre si cerca di mettere una pezza sul fronte delle pensioni, l’altra grande sfida – forse la più cruciale – è quella demografica. I dati sono impietosi: oltre 350.000 giovani emigrati tra il 2013 e il 2022, alla ricerca di stipendi migliori e di un futuro più stabile. Se non si inverte questa tendenza, non ci sarà alcuna riforma pensionistica in grado di reggere a lungo.
Durigon propone una flat tax al 5% per i giovani under 30 (fino a 40.000 euro di reddito) e un’ulteriore agevolazione per chi rientra dall’estero. Una misura da 700 milioni di euro in tre anni, che può essere utile, ma che da sola non basta. Serve un patto generazionale che coinvolga anche le imprese, chiamate a un cambio di mentalità: basta con gli inquadramenti contrattuali truccati, con le ore non dichiarate, con lo sfruttamento dei giovani come manodopera a basso costo.
Il nodo resta sempre lo stesso: come garantire un sistema pensionistico equo, sostenibile e capace di tutelare sia chi oggi si avvicina alla pensione, sia chi rischia, tra trent’anni, di ricevere un assegno troppo basso per vivere dignitosamente. La risposta non potrà venire solo da qualche bonus o da misure spot in manovra. Servono visione, coraggio e coerenza.
Se congelare oggi l’aumento dell’età pensionabile è una scelta politica, investire sul lavoro giovanile e sulla previdenza complementare è una scelta strategica. Entrambe vanno sostenute da una riforma strutturale, che abbia il respiro lungo e lo sguardo rivolto al futuro, non alle prossime elezioni.


