In Giordania sarebbe stata scoperta una collezione composta da circa settanta piccoli libri metallici che, secondo alcuni studiosi, avrebbe potuto rappresentare una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni.
Per qualcuno si trattava addirittura di una scoperta destinata a rivaleggiare con quella dei celebri Rotoli del Mar Morto.

I manufatti, noti come “Codici di Piombo della Giordania“, erano costituiti da sottili pagine metalliche rilegate tra loro da anelli. Le dimensioni erano ridotte, poco più grandi di una carta di credito, e sulle superfici comparivano simboli, immagini e iscrizioni che sembravano richiamare temi religiosi legati al giudaismo e al cristianesimo delle origini.

Secondo le prime ricostruzioni, i codici sarebbero stati rinvenuti in una remota area montuosa della Giordania, non lontano da regioni storicamente frequentate dalle prime comunità giudaico-cristiane dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C.

La notizia suscitò immediatamente enorme interesse.

Tra i più convinti sostenitori dell’autenticità dei reperti vi fu il ricercatore britannico David Elkington, che arrivò a definirli una possibile svolta nella comprensione delle origini del cristianesimo. Alcune immagini sembravano infatti raffigurare simboli associati al Messia, alla crocifissione e alla resurrezione.

Particolarmente suggestiva appariva la presenza di alcuni codici sigillati, che spinse qualcuno a ipotizzare collegamenti con antiche tradizioni apocalittiche e con misteriosi libri menzionati nei testi biblici.

Tuttavia, l’entusiasmo iniziale fu presto accompagnato da un forte scetticismo.