Più della metà degli adulti europei è in sovrappeso: il 16,3% è obeso e un altro 35,4% rientra nella fascia della pre-obesità. L’Italia si distingue con appena il 7% di adulti obesi, meno della metà della media europea. Ma sovrappeso infantile e scarsa attività fisica tra i giovani indicano che il problema resta aperto.

L’obesità riguarda ormai più di un adulto su sei nell’Unione europea. Nel 2025 il 16,3% delle persone con almeno 18 anni aveva un indice di massa corporea, il BMI, pari o superiore a 30, la soglia utilizzata per definire l’obesità. A questa quota si aggiunge un altro 35,4% di popolazione classificata come pre-obesa, con un BMI compreso tra 25 e meno di 30.

Il risultato è che oltre la metà degli adulti dell’Unione europea è in sovrappeso: sommando le due categorie si arriva infatti al 51,7% della popolazione adulta.

È il quadro che emerge dai nuovi dati pubblicati da Eurostat il 4 settembre. Numeri che mostrano quanto l’eccesso di peso sia ormai diventato una delle principali questioni di sanità pubblica europee.

Gli uomini sono più colpiti delle donne
Le differenze tra uomini e donne sono nette. Nel 2025 risultava obeso il 17,4% degli uomini, contro il 15,3% delle donne.

Il divario diventa ancora maggiore osservando la fascia della pre-obesità: riguarda il 41,9% degli uomini, mentre tra le donne la percentuale si ferma al 29,3%.

All'opposto, la condizione di sottopeso è più frequente tra le donne: interessa il 2,9% della popolazione femminile adulta contro appena l'1% di quella maschile.

I dati mostrano quindi che il problema non riguarda soltanto le forme più gravi di obesità. Una quota molto ampia della popolazione europea si trova già oltre la soglia considerata di peso normale e potrebbe, nel tempo, essere maggiormente esposta a problemi metabolici e cardiovascolari.

Italia prima in Europa: solo il 7% degli adulti è obeso
Nel confronto tra i Paesi dell'Unione emerge un dato particolarmente favorevole per l'Italia. Soltanto il 7% degli adulti italiani risulta obeso, il valore più basso tra tutti i Paesi dell'Ue e meno della metà della media europea del 16,3%.

All'estremo opposto della classifica si trova Malta, dove l'obesità riguarda il 26,6% degli adulti. Seguono Lettonia con il 24,6% e Finlandia con il 23,2%.

Subito dopo l'Italia, tra i Paesi con i valori più bassi, si trovano invece Grecia, con il 12,8%, e Romania, con il 12,9%.

La distanza è notevole: in termini percentuali, l'incidenza dell'obesità adulta a Malta è quasi quattro volte quella registrata in Italia.

Il risultato italiano non rappresenta peraltro una novità assoluta. Anche il Country Health Profile 2025, elaborato nell'ambito del programma europeo sullo stato della salute nell'Ue, indicava per l'Italia un tasso di obesità adulta del 7%, rispetto al 14,6% della media europea relativa al precedente periodo di riferimento.

Il problema non finisce con l'obesità
La posizione dell'Italia nella classifica europea non significa tuttavia che il problema dell'eccesso di peso possa essere considerato risolto.

Eurostat distingue infatti tra obesità e pre-obesità. Sono considerate obese le persone con BMI pari o superiore a 30, mentre rientrano nella fascia pre-obesa quelle con un BMI compreso tra 25 e meno di 30. La definizione complessiva di sovrappeso comprende entrambe le categorie.

È proprio la fascia della pre-obesità a meritare particolare attenzione perché coinvolge una parte molto ampia della popolazione, anche nei Paesi nei quali l'obesità conclamata rimane relativamente contenuta.

L'eccesso di peso è inoltre associato a un aumento del rischio di sviluppare nel tempo diverse patologie croniche, dal diabete di tipo 2 alle malattie cardiovascolari e all'ipertensione, oltre ad alcune forme tumorali.

Per questo l'obesità non rappresenta soltanto una condizione individuale, ma anche un problema collettivo destinato a incidere sulla domanda di assistenza e, di conseguenza, sui costi dei sistemi sanitari.

Il paradosso italiano: pochi adulti obesi, ma resta l'allarme sui bambini
È qui che emerge il vero paradosso italiano. L'Italia presenta la più bassa percentuale di obesità adulta dell'Unione, ma gli indicatori relativi alle nuove generazioni sono meno rassicuranti.

Il Country Health Profile 2025 della Commissione europea e dell'OCSE sottolinea infatti che, accanto alla bassa prevalenza dell'obesità negli adulti, il Paese continua a registrare livelli elevati di sovrappeso tra i bambini e una ridotta attività fisica tra gli adolescenti.

Sono elementi che possono tradursi negli anni futuri in una crescita dei problemi legati al peso, mettendo progressivamente in discussione il vantaggio che l'Italia conserva oggi rispetto al resto dell'Europa.

La questione, quindi, non può essere affrontata soltanto quando l'obesità è già comparsa. La vera partita riguarda la prevenzione: alimentazione, movimento, sport, scuola, organizzazione degli spazi urbani e stili di vita diventano parti dello stesso problema di sanità pubblica.

Cos'è il BMI e come viene calcolato
Il parametro utilizzato da Eurostat è il Body Mass Index, o indice di massa corporea. Si ottiene dividendo il peso espresso in chilogrammi per il quadrato dell'altezza espressa in metri.

Secondo la classificazione utilizzata nelle statistiche europee, un BMI inferiore a 18,5 indica sottopeso; tra 25 e meno di 30 si parla di pre-obesità, mentre da 30 in poi si rientra nella categoria dell'obesità. La definizione di sovrappeso comprende tutte le persone con BMI pari o superiore a 25.

Il BMI è un indicatore statistico semplice e utile per confrontare grandi popolazioni, anche se da solo non descrive naturalmente tutti gli aspetti della composizione corporea e dello stato di salute di una singola persona.

Il quadro europeo resta comunque molto netto: nel 2025 quasi 52 adulti su 100 nell'Unione europea erano sovrappeso e più di 16 erano obesi.

L'Italia rappresenta oggi l'eccezione più evidente, con appena il 7% di obesità adulta. Un primato positivo che, però, proprio i dati sulle generazioni più giovani indicano come tutt'altro che garantito per il futuro.