I dati Istat di dicembre 2025 raccontano una realtà molto diversa da quella celebrata dal governo. Altro che “ripresa solida” e “mercato del lavoro in salute”: il quadro che emerge è quello di un Paese che arretra, lentamente ma in modo costante, soprattutto nei segmenti più fragili.

Su base mensile gli occupati calano di 20mila unità (-0,1%), mentre crescono gli inattivi di 31mila (+0,2%). Tradotto: meno persone lavorano e più persone smettono direttamente di cercare lavoro. Non è un miglioramento, è un problema. Il tasso di occupazione scende al 62,5%, quello di inattività sale al 33,7%. Sono numeri che indicano sfiducia e scoraggiamento, non dinamismo.

Il calo colpisce soprattutto uomini, lavoratori a termine e fasce centrali d’età (25-49 anni): cioè il cuore produttivo del Paese. I contratti precari continuano a sparire (-245mila in un anno), mentre cresce il lavoro autonomo, spesso più per necessità che per scelta. È il segnale di un sistema che non crea occupazione stabile, ma spinge verso forme di lavoro più deboli e meno tutelate.

Ancora più preoccupante è il fronte giovanile. La disoccupazione under 25 sale al 20,5% in un solo mese (+1,4 punti). Un dato pesantissimo, che smentisce qualsiasi narrazione ottimistica. I giovani continuano a essere il prezzo che il Paese paga all’assenza di politiche serie su lavoro, formazione e transizione scuola-impresa.

È vero: nel confronto trimestrale e annuale ci sono piccoli segnali positivi (+62mila occupati in un anno), ma sono numeri troppo deboli per essere venduti come successo politico. Il tasso di occupazione annuo resta fermo. Nel frattempo, aumentano gli inattivi (+163mila in un anno): persone che escono dal mercato del lavoro e smettono di crederci. Questo è il vero dato politico.

Il governo può continuare a comunicare slogan e percentuali selezionate, ma i numeri complessivi dicono altro: meno lavoro stabile, più precarietà, più rinuncia, più giovani esclusi. Non è crescita, è stagnazione mascherata.

Se l’obiettivo era costruire un mercato del lavoro solido, inclusivo e duraturo, i dati di dicembre 2025 certificano il fallimento. E questa volta non basta la propaganda: la realtà statistica è più forte di qualsiasi conferenza stampa.

Nonostante l'Istat abbia comunicato desti dati ecco che cosa la premier Meloni ha avuto il coraggio e la faccia tosta di scrivere sui social: 

"Ancora notizie positive sul fronte lavoro. I dati Istat di dicembre confermano un dato chiaro: il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004.Su base annua, il numero degli occupati è in aumento e sempre più persone rientrano nel mercato del lavoro.È la direzione giusta: più lavoro, più stabilità, più opportunità. Continueremo su questa strada".