In Egitto, secondo giorno del round di colloqui su Gaza: Hamas chiede ritiro totale e garanzie internazionali
Si è concluso il secondo round di colloqui sul futuro della Striscia di Gaza. Oggi sono arrivati in Egitto anche l'inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente statunitense, Jared Kushner. La loro presenza al Cairo — riportata dai media locali — conferma l'interesse di Washington nel processo negoziale, mentre la situazione sul campo resta comunque tesa.
Durante il primo round di incontri, svoltosi ieri, Hamas ha ribadito le proprie condizioni preliminari per avviare un qualsiasi scambio di ostaggi con Israele: cessate il fuoco immediato e ritiro delle truppe israeliane dai quartieri residenziali dell'enclave. Lo riferisce Sky News Arabia, emittente vicina al governo degli Emirati Arabi Uniti.
Fonti dei mediatori, citate dall'agenzia palestinese Ma'an, confermano che il movimento islamista insiste sul rilascio di sei prigionieri condannati all'ergastolo nelle carceri israeliane, questione considerata tra i punti più divisivi del negoziato.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Efe dal Cairo, Hamas avrebbe accettato di consegnare le proprie armi a un comitato congiunto egiziano-palestinese, rifiutando però qualsiasi proposta di gestione della Striscia da parte di un comitato di transizione internazionale.
La delegazione di Hamas avrebbe chiesto che ogni fase di liberazione dei prigionieri israeliani sia legata a una corrispondente fase di ritiro delle forze di occupazione, con l'ultima liberazione coincidente con il ritiro totale delle truppe israeliane da Gaza. Inoltre, il movimento richiede garanzie internazionali vincolanti per un cessate il fuoco permanente e un completo disimpegno israeliano.
Sul fronte politico, Hamas avrebbe proposto di negoziare la futura amministrazione della Striscia con l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), escludendo però qualsiasi ruolo di governance per l'ex premier britannico Tony Blair, che il movimento accetterebbe unicamente come osservatore esterno.
Il quadro che emerge dai colloqui in Egitto è quello di un negoziato complesso, dove le posizioni restano ancora distanti. Mentre la comunità internazionale tenta di mediare un accordo stabile, sul terreno la situazione umanitaria continua a peggiorare e il rischio di una nuova escalation rimane alto.
Non va neppure dimenticato che mentre la comunità internazionale continua a commuoversi per i prigionieri israeliani, fa finta di non vedere quel che accade ai detenuti amministrativi palestinesi, ostaggi di Israele, che continuano ad essere sottoposti ad abusi e violenze da parte delle IDF.
Oggi le autorità di Ramallah hanno affermato di essere state informate dall'Autorità generale per gli affari civili che Ahmad Hatem Mohammad Khdeirat, 22enne residente nella città di Adh-Dhahiriya, nel governatorato di Hebron, è morto in un ospedale israeliano. Era in custodia amministrativa dal 23 maggio 2024. Il numero dei prigionieri palestinesi deceduti mentre erano detenuti nelle carceri militari israeliane dal 7 ottobre 2023 sale così a 78.
Secondo gli ultimi dati di Addameer, l'associazione per il sostegno ai prigionieri palestinesi e i diritti umani, attualmente nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani si trovano 11.100 prigionieri politici palestinesi, tra cui 400 bambini e 53 donne. Questo numero include circa 3.544 palestinesi sottoposti a "detenzione amministrativa", che consente la detenzione di palestinesi senza accusa né processo per intervalli rinnovabili che vanno dai tre ai sei mesi, sulla base di prove non divulgate che persino all'avvocato del detenuto è impedita la visione.
Da sottolineare anche che le recenti e pesanti dichiarazioni del segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, cui i media nostrani curiosamente non hanno dato alcun rilievo, non sono però passate inosservate allo Stato ebraico. Questo è quanto ha affermato l'ambasciata d'Israele presso la Santa Sede dopo l'intervista:
"La recente intervista al Cardinale Parolin, sebbene sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo. Si concentra sulla critica a Israele, trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi o di porre fine alla violenza. Ciò che più preoccupa è l'uso problematico dell'equivalenza morale laddove non è pertinente".
Alla dichiarazione della rappresentanza israeliana, mentre usciva da Castel Gandolfo, ha replicato così il Papa:
"Preferisco non commentare, ma il cardinale Parolin ha espresso l'opinione della Santa Sede".