Il trionfo del Paris Saint-Germain: come Luis Enrique ha guidato i francesi alla conquista della Champions League
Il cammino del Paris Saint-Germain nella stagione 2024/25 sembrava ben lontano dal successo durante la fase a gironi. In Ligue 1 il rendimento è stato altalenante e in Europa il PSG ha alternato prestazioni dominanti ad altre addirittura imbarazzanti. Tuttavia, nonostante una partenza tutt'altro che rassicurante, la squadra di Luis Enrique ha trovato la quadratura del cerchio, anche grazie al mercato di gennaio, trovando in finale una storica vittoria che è corrisposta ad una vera e propria umiliazione per l'Inter.
Il PSG ha mostrato segnali contrastanti nella fase a gironi. Le vittorie convincenti contro Girona e Salisburgo avevano messo in mostra il potenziale della squadra, ma la sconfitta casalinga contro l'Atlético Madrid alla quarta giornata aveva fatto suonare un primo campanello d'allarme. Il problema non era la creazione di occasioni – quelle non sono mai mancate – bensì la capacità di finalizzarle.
Il punto di svolta è arrivato con la clamorosa rimonta contro il Manchester City. In quell'occasione, il PSG ha mostrato per la prima volta la versione concreta e spietata di sé, quella che avrebbe poi lo visto protagonista nelle fasi ad eliminazione del torneo. Da lì in avanti, la squadra ha cambiato pelle: non solo spettacolo, ma anche cinismo e maturità.
Gli spareggi per la fase a eliminazione diretta hanno visto i parigini travolgere il Brest, ma la sfida contro il Liverpool agli ottavi ha riportato in superficie vecchie fragilità: sconfitta per 1-0 all'andata. Tuttavia, al ritorno ad Anfield, la squadra ha reagito con determinazione, pareggiando i conti con un gol nei tempi regolamentari e affidandosi poi a uno strepitoso Gianluigi Donnarumma ai rigori. Il portiere italiano si è confermato eroe anche ai quarti, neutralizzando il forcing dell'Aston Villa dopo che i francesi avevano vinto 3-1 all'andata e perso 3-2 al ritorno.
In semifinale, il PSG ha gestito con intelligenza l'Arsenal. Un gol in apertura di Dembélé a Londra ha spianato la strada, e la vittoria per 2-1 al ritorno ha certificato l'accesso alla finale, cinque anni dopo l'ultima apparizione.
La finale contro l'Inter ha visto un PSG semplicemente superiore, addirittura dominante. Con una squadra finalmente affiatata e con meccanismi oliati, Luis Enrique ha schierato un undici letale, capace di esprimere tecnica, velocità e organizzazione. Il risultato? Una vittoria netta, senza appello.
L'aspetto tattico è stato decisivo. Luis Enrique ha trasformato una squadra spettacolare ma disordinata in un collettivo poliedrico ed efficace. Ha saputo fondere la qualità dei suoi centrocampisti – capaci di illuminare anche nelle situazioni più ingarbugliate – con la fisicità e la rapidità degli esterni moderni. Dietro, uomini come Marquinhos, Willian Pacho e Nuno Mendes hanno garantito stabilità, permettendo ai compagni offensivi di osare.
Con un palmarès già importante ai tempi del Barcellona, Luis Enrique ha aggiunto un'ulteriore medaglia alla sua carriera... da tecnico (lasciando da parte quella di giocatore). Dopo il primo anno al PSG, chiuso con due titoli nazionali e una semifinale europea, il tecnico spagnolo ha centrato il bersaglio grosso nella stagione successiva: la Champions League. Il tutto condito da un triplete storico, a conferma di un lavoro tanto ambizioso quanto riuscito.
Il Paris Saint-Germain ha finalmente trovato la sua dimensione europea. Dopo anni di investimenti, fallimenti e rimonte subite, è arrivato il momento della consacrazione. Non è stata solo una questione di nomi o talento, ma di organizzazione, mentalità e tempismo. E, soprattutto, di un tecnico che ha saputo indirizzare una squadra piena di stelle in una squadra organizzata che sa giocare a calcio.
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