C’è un modo di fare fumetto che non nasce dalla scrivania, ma dalla strada. Dai bar di paese, dai sentieri di montagna, dai volti incrociati per caso. Mario Gabriele Fattorini, classe 1999, vive a Gazzaniga, in provincia di Bergamo, e disegna proprio da lì: da un territorio concreto, vissuto, camminato.

La sua formazione parte dalla grafica – quattro anni di studi a Bergamo – e si consolida alla Scuola del Fumetto di Milano, dove frequenta il corso triennale di fumetto. Ma più che la tecnica accademica, ciò che definisce il suo segno è l’attenzione verso l’umano: le persone semplici, le storie non urlate, i silenzi che chiedono di essere osservati prima ancora che raccontati.

Nel 2022 espone una storia autoconclusiva al Rifugio Curò, in alta Valle Seriana. Portare il fumetto in quota non è un gesto simbolico, ma coerente: la montagna è uno dei suoi luoghi interiori, uno spazio dove il tempo rallenta e lo sguardo si fa più attento. Qui il disegno dialoga con il paesaggio e con chi lo attraversa, senza mediazioni.

Negli anni successivi partecipa a contesti culturali significativi della scena bergamasca e nazionale: espone al festival Spartiacque e prende parte al Bergamo Film Meeting, realizzando un reportage a fumetti che restituisce l’atmosfera del festival attraverso uno sguardo intimo e laterale, lontano dalla cronaca pura.

Il 2025 segna una tappa importante del suo percorso: a novembre è prevista l’uscita di Einstein, Albert ed io, fumetto scritto da Francesco Niccolini e disegnato da Fattorini. Un progetto editoriale che unisce parola e immagine in un dialogo profondo, dove il tratto pittorico e sensibile dell’autore trova una dimensione narrativa più ampia e strutturata.

Fattorini predilige tecniche manuali: acquerello, tempera, matite colorate, acrilici e pastelli a olio su carta. Il colore non è mai decorativo, ma emotivo; il segno resta vivo, imperfetto, umano. Nei suoi lavori si avverte il rifiuto del virtuosismo fine a sé stesso: ciò che conta è l’onestà dello sguardo.

Fuori dallo studio, Mario vive molto. Cammina in montagna, arrampica con gli amici, si muove in Vespa, balla, frequenta la strada e le persone. Questo continuo attraversare il mondo alimenta il suo immaginario. I fumetti nascono così: dalle situazioni vissute, dai sentimenti provati, dagli incontri casuali che diventano storie.

I suoi riferimenti artistici raccontano bene questa tensione tra poesia e realtà: Gipi per l’introspezione, Mauro Coronaper il rapporto con la montagna, Gino Paoli per la malinconia cantabile, Paolo Sorrentino per lo sguardo sui personaggi, Vincent van Gogh per l’urgenza del segno, Charles Bukowski per la brutalità sincera dell’esistenza.

In un’epoca di immagini veloci e superfici lucide, il fumetto di Mario Gabriele Fattorini sceglie la lentezza, l’attenzione e l’empatia. Disegna per capire, per incontrare, per lasciare – come nella vita – un sorriso.