Economia

Confindustria: la Zes ha funzionato e va difesa

Il Mezzogiorno ha registrato negli ultimi anni una crescita superiore alla media nazionale, trainata dagli investimenti: un segnale positivo che pero' non colma ancora i divari storici. Il PNRR, le politiche di coesione e alcuni strumenti di incentivazione hanno avuto un ruolo decisivo, ma ora si apre la fase piu' delicata: il dopo PNRR, che richiede continuita', certezza delle regole e visione di lungo periodo. "La priorita' ora e' capire come trasformare questa fase favorevole in sviluppo strutturale. Serve una politica industriale capace di creare ecosistemi e non interventi isolati, per attrarre investimenti (locali ed esteri) e farli diventare sistema. La ZES Unica ha funzionato e va difesa, nel contesto di una sfida che oggi e' anche qualitativa: ancora piu' solidita' nei progetti, maggiore equilibrio territoriale e sostegno del sistema creditizio, come l'occasione odierna dimostra. Non dobbiamo sprecare questa occasione". Lo ha detto Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del  Mezzogiorno, a Potenza, nel corso della nuova tappa del roadshow nazionale di Confindustria e Intesa Sanpaolo "Investimenti, innovazione e credito.  Un accordo che "ha messo a disposizione delle imprese lucane 2 miliardi di euro per rilanciare lo sviluppo del sistema produttivo attraverso nuovi investimenti".  

A seguire la tavola rotonda che ha visto gli interventi del coordinatore della Struttura di Missione Zes, Giuseppe Romano, che ha evidenziato le peculiarità delle misure per favorire il supporto a nuovi insediamenti produttivi e ha tracciato un bilancio dei risultati raggiunti fino a questo momento, e Natale Mazzuca, Vicepresidente Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno.

Al centro dell'iniziativa un approfondimento sull'imprenditoria del Mezzogiorno e sulle leve di sviluppo per il territorio, attivabili grazie alle opportunita' della Zes Unica per le imprese e all'accordo tra Intesa Sanpaolo e Confindustria per il quadriennio 2025-2028,
presentato nell'incontro territoriale che si e' svolto lo scorso giugno a Matera. L'accordo ha messo a disposizione delle imprese lucane 2 miliardi di euro per rilanciare lo sviluppo del sistema produttivo attraverso nuovi investimenti. Particolare attenzione nel corso dei lavori e' stata dedicata alle opportunita' offerte dalla Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno, quale leva di stimolo per la crescita in termini di connettivita' e
competitivita' del tessuto economico lucano. "L'incontro odierno - ha aggiunto Alessandra Modenese, direttrice regionale di Basilicata, Puglia e Molise di Intesa Sanpaolo - ci ha consentito di rinnovare il nostro concreto sostegno all'intero sistema economico lucano, al quale nel corso del 2025 abbiamo erogato, tra famiglie e imprese, oltre 250 milioni di euro. Le realta' imprenditoriali del territorio hanno dimostrato una
straordinaria capacita' di sapersi adattare ai continui cambiamenti di contesto, sviluppando il proprio business attraverso un'attenta gestione dei processi legati alle
transizioni sostenibile e digitale. Intesa Sanpaolo punta a valorizzare ulteriormente le potenzialita' delle Pmi locali, sostenendone lo sviluppo attraverso due leve strategiche:
investimenti nella Zes, che offre procedure burocratiche rapide e significativi vantaggi fiscali, e supporto alla crescita grazie agli strumenti di finanza straordinaria, capaci di
accelerare la crescita dimensionale delle imprese locali e la loro competitivita' anche su nuovi mercati". Per Francesco Somma, presidente di Confindustria Basilicata, "la Zes Unica si dimostra una leva strategica per lo stimolo agli investimenti e all'occupazione anche in Basilicata. Complessivamente, funziona la formula del mix tra semplificazione amministrativa e incentivi, ma i numeri ci dicono anche che lo sforzo aggiuntivo da compiere e' superare l'eccessiva concentrazione territoriale di autorizzazioni uniche. A questo scopo, e' fondamentale garantire uguali condizioni di partenza a regioni che presentano gap competitivi come la Basilicata, penalizzata sia dalla sotto dotazione infrastrutturale che dalla inferiore percentuale di agevolazione". 

Le stime per il 2026, in considerazione di uno scenario di guerra di breve durata, indicano una crescita del Pil dello 0,7% sia per il Mezzogiorno che per la Basilicata, superando la media nazionale (+0,6%). Tali previsioni sono, tuttavia, strettamente connesse alle attuali dinamiche geoeconomiche e geopolitiche e, quindi, sono soggette ad un possibile rischio di dimezzamento per il 2026 (con importanti ricadute anche per il 2027) qualora lo scenario di guerra dovesse prolungarsi.

La Basilicata esprime il 3% del valore aggiunto (vale a dire quasi 13,5 miliardi di euro) complessivo del Mezzogiorno. La struttura produttiva si caratterizza per un peso maggiore dell’agricoltura e dell’industria rispetto alla media meridionale e la manifattura gioca un ruolo rilevante con 2.648 imprese, 13.700 occupati e 1,1 miliardi di euro di export.

Le prime Zone economiche speciali italiane hanno sostenuto soprattutto gli investimenti delle imprese, ma con risultati molto diversi da territorio a territorio. E’ quanto emerge da una prima valutazione complessiva realizzata dal Gruppo di ricerca Grins del Laboratorio di economia applicata (Lea) dell’Università di Bari Aldo Moro, che analizza gli effetti delle Zes nelle aree del Mezzogiorno nel periodo 2016-2022. 

l messaggio che emerge è chiaro: l’efficacia di una politica territoriale non dipende solo dall’incentivo in sé, ma anche dal contesto in cui viene applicata. Struttura produttiva, accessibilità, dotazione infrastrutturale, capacità amministrativa e caratteristiche del tessuto imprenditoriale locale contano almeno quanto il beneficio fiscale. La ricerca considera anche la possibilità che i benefici si estendano oltre le sole imprese direttamente localizzate nelle aree Zes, osservando le imprese presenti negli stessi comuni. I risultati suggeriscono la presenza di possibili effetti spillover positivi su investimenti e occupazione anche a livello comunale, mostrando come le politiche territoriali possano produrre effetti che non si fermano ai confini amministrativi della misura. 

Alla luce della Zes unica, il punto non è stabilire semplicemente se le precedenti Zes abbiano funzionato oppure no. La questione decisiva è capire dove, quanto e attraverso quali canali abbiano funzionato. Proprio questa capacità di misurare con precisione l’impatto – su investimenti, redditività e occupazione, nelle aree beneficiarie e nei territori limitrofi – offre oggi indicazioni utili per monitorare e migliorare la nuova fase della politica. Angela Bergantino professoressa di economia applicata all’Università di Bari: “Le Zes hanno prodotto effetti differenziati tra aree. Non basta l’incentivo: contano soprattutto il contesto locale, la struttura produttiva, i tempi di attuazione e il livello di sviluppo. Per questo diventa essenziale monitorarne l’impatto a livello micro, con dati d’impresa.” Oggi più che mai il valore è entrare nel merito con analisi micro per comprendere e individuare criticità e valorizzare buone pratiche, permettendo di trasferire esperienze e conoscenze premianti a quelle aree che meno sono riuscite a sfruttare gli incentivi,

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Economia
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