I giri di parole di Meloni per giustificare l'attacco di Donald Trump al Venezuela
"Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni.L'Italia ha sempre sostenuto l'aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l'Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto.Coerentemente con la storica posizione dell'Italia, il Governo reputa che l'azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico.In raccordo con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Presidente Meloni continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo.Il Governo italiano auspica inoltre la rapida liberazione di tutti i cittadini occidentali ancora detenuti nelle carceri venezuelane, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali".
Quella della premier Meloni - sopra riportata - è una dichiarazione piena di parole rassicuranti ma povera di sostanza, e soprattutto ambigua dove dovrebbe essere netta.
Prima contraddizione: si condanna il regime di Maduro e si parla di "transizione democratica", però ci si rifugia subito nella formula comoda del "non è la strada l'azione militare", senza indicare quale strada concreta - secondo l'Italia - gli Usa avrebbero dovuto percorrere. È diplomazia da comunicato stampa, non una linea politica.
Secondo punto critico: il passaggio sugli "interventi di natura difensiva contro attacchi ibridi" è di una ipocrita vaghezza più che imbarazzante. Tirare in ballo narcotraffico e sicurezza serve più a strizzare l'occhio a narrazioni securitarie che a chiarire una posizione coerente sul Venezuela. È un modo elegante per tenere aperta ogni porta senza assumersi alcuna responsabilità.
Terzo: il riferimento alla "storica posizione dell'Italia" è un alibi retorico. La storia non governa il presente. Ripetere formule già usate da governi precedenti non equivale ad avere una strategia.
Quarto: la comunità italiana viene evocata come "priorità assoluta", ma senza spiegare quali azioni concrete siano state intraprese o fallite. Suona più come una clausola obbligatoria che come un impegno verificabile. Lo dimostra il caso di Alberto Trentini, detenuto da oltre un anno in Venezuela senza che Meloni abbia mosso un dito per la sua liberazione.
Infine, il quinto è più importante punto è rappresentato da diritto internazionale.
La Carta ONU (art. 2) vieta l'uso della forza contro l'integrità territoriale e l'indipendenza politica di uno Stato. Un'invasione militare per “arrestare” qualcuno è illegale, punto. Narcotraffico o no. I capi di Stato in carica godono di immunità penale davanti ai tribunali di altri Stati. Questo non li rende innocenti, ma significa che non li arresti con la Delta Force. Le accuse si gestiscono per via giudiziaria internazionale o politica, non militare.
Il narcotraffico è un crimine grave, ma non è una giustificazione legale per la guerra. Se lo fosse, mezzo pianeta dovrebbe essere invaso ogni anno. Parlare di “intervento difensivo” in questo contesto è una forzatura politica, non una base giuridica.
L'idea che si possa rovesciare un governo straniero perché “criminale” è una dottrina politica, non diritto internazionale. Ed è la stessa logica usata per giustificare disastri storici ben noti.
Chi, come Meloni, insinui che il diritto internazionale permetta invasioni o colpi di Stato per arrestare un narcotrafficante si sta oggettivamente umiliando, dimostrando - ancora una volta - di essere la cortigiana di Trump.