Per il Milan una sconfitta da salutare con gioia
Il 2-1 incassato dal Milan contro il Cagliari non è soltanto l’ultima fotografia di una stagione storta: è il punto di caduta di un percorso che da tempo aveva smarrito identità e ambizioni. A San Siro i rossoneri salutano la Champions League, scivolando in un’Europa League desolante ma non così negativa come potrebbe apparire ai più sprovveduti. Per una parte della tifoseria, infatti, quella che da mesi contesta la gestione societaria, questa sconfitta è quasi una liberazione.
Il ko diventa infatti la prova definitiva del fallimento di un progetto percepito come distante dalla storia del club: una dirigenza accusata di aver smontato l’eredità dello scudetto targato Maldini-Massara, sacrificando qualità e prospettiva in nome di un equilibrio economico che non ha portato risultati. L’uscita dal “calcio che conta” viene letta come l’occasione per ripartire da zero, costringendo chi guida il club a scelte finalmente coraggiose e mirate.
Per molti milanisti, il vero paradosso è che questa sia la “migliore sconfitta” possibile: quella che obbliga a guardare in faccia la realtà e a immaginare un nuovo inizio, proprio come accadde ai tempi della rinascita post-Serie B. Un dolore necessario, insomma, per tornare a essere davvero il Milan, a sentirsi veramente milanisti, di nuovo tifosi e non più 'clienti'.
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