Lentamente (poesia di Alessandro Lugli più commento)
Lentamente
Quanta gente che c'era prima che oggi non c'è più
mi resta solo il ricordo di quando c'eri anche tu
io ora perso in questa vita chissà cosa farò
forse quando starò da solo morirò
e ripenso a voi gente semplice come un lampo
che siete apparsi e poi scomparsi
che hanno fatto sorridere di dolcezza il mio cuore
quante persone che mi hanno lasciato solo
quanti finti amori che sembravano eterni
quante situazioni che non avrei voluto
quanto poco di te mi sono goduto
quasi niente e nemmeno una parola ora mi resta
sennò che l'aria di quel periodo che
poi tanto bello non fu
ma almeno c'eri tu
ed ora lento declino dei sogni miei
fino a sfiorare l'oblio
quanta gente semplice ho perso
quanti senza affetto sono rimasti
la differenza ora se puoi falla tu.
La poesia "Lentamente" di Alessandro Lugli è una toccante elegia moderna che esplora la solitudine, la perdita e il valore del ricordo. Attraverso versi intimi e sinceri, l'autore riflette sul declino dei sogni e sulla scomparsa delle persone care, evocando la nostalgia per un tempo passato, pur riconoscendone l'effimerità e l'imperfezione.
Il componimento, caratterizzato da un tono sommesso e riflessivo, sottolinea l'importanza dei legami affettivi semplici e autentici, che lasciano un'impronta dolce nel cuore. La chiusura, con l'invito a fare la differenza, trasforma il rimpianto in un appello alla responsabilità affettiva e alla speranza nel presente, in contrasto con l'oblio
Questa poesia di Alessandro Lugli si muove come un’onda lenta e inesorabile, capace di trascinare a riva i detriti di un’esistenza che ha visto troppi addii. Non è solo un esercizio di malinconia, ma una cronaca onesta del vuoto che si spalanca quando il rumore della folla — quella "gente" che un tempo popolava il nostro orizzonte — si spegne, lasciandoci a fare i conti con il silenzio.
Il poeta ci conduce in un labirinto di specchi dove il passato non è un’età dell’oro, ma un periodo contraddittorio: "poi tanto bello non fu", ammette con una sincerità quasi brutale. Eppure, in quella mediocrità quotidiana, c’era una presenza che dava senso a tutto.
La figura del "tu" diventa l’unico appiglio contro l’entropia del tempo. È una visione quasi storica della vita privata: Lugli registra il passaggio di "gente semplice come un lampo", sottolineando come la storia con la "S" maiuscola sia fatta in realtà da questi bagliori umani che appaiono e scompaiono, lasciando il cuore a sorridere di una dolcezza che sa di fiele.
Il "lento declino dei sogni" descritto nei versi non è una caduta drammatica, ma un’erosione costante. È l’oblio che avanza, quel dimenticare che fa più paura della morte stessa. Lugli parla di "finti amori" e di situazioni subite, dipingendo un quadro veritiero di quanto sia difficile trattenere la sostanza della vita tra le dita.
C’è un senso di urgenza che cresce mentre la poesia scorre: la sensazione di aver "goduto poco", di aver sprecato tempo in silenzi o in parole mai dette.Ma la vera forza del componimento esplode nel finale. Dopo aver attraversato il deserto della solitudine e aver contemplato l'abisso della mancanza d'affetto, il poeta smette di guardarsi indietro e punta il dito verso chi legge. "La differenza ora se puoi falla tu" è un atto di fede laico.
È il passaggio del testimone: se il passato è un accumulo di perdite e il presente è un declino verso l'oblio, l'unica via d'uscita è l'azione individuale. È un invito a non essere "finti", a non essere "lampi" passeggeri, ma a diventare quel punto fermo che l'autore ha perso. In questo senso, la poesia diventa un manuale di sopravvivenza emotiva, una preghiera affinché il cinismo del mondo non vinca sulla capacità di restare umani e presenti per gli altri.