Nuova sparatoria durante un’operazione anti-immigrazione negli Stati Uniti: un agente ICE uccide un uomo in Maine
Un nuovo episodio di violenza legato alle operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) riaccende il dibattito negli Stati Uniti sulle modalità con cui l’amministrazione Trump sta portando avanti la campagna di espulsioni di massa degli immigrati irregolari. Un uomo di 26 anni originario della Colombia è stato ucciso lunedì mattina durante un intervento degli agenti federali a Biddeford, cittadina costiera del Maine, a circa 24 chilometri da Portland.
La sparatoria arriva appena sei giorni dopo un altro episodio analogo avvenuto a Houston, in Texas, dove un agente ICE ha sparato e ucciso un uomo di 52 anni durante un controllo stradale nell’ambito di un’operazione di contrasto all’immigrazione. Due episodi ravvicinati che hanno alimentato nuove polemiche sul ricorso alla forza letale da parte delle autorità federali impegnate nella politica di deportazione voluta dal presidente Donald Trump.
Secondo la versione diffusa dal Dipartimento della Sicurezza interna (DHS), l’agenzia federale da cui dipende l’ICE, gli agenti stavano effettuando una sorveglianza mirata nei pressi dell’ultimo indirizzo conosciuto di una persona destinataria di un ordine definitivo di espulsione dal Paese.
Il DHS ha spiegato che un individuo sarebbe uscito dall’abitazione a bordo di un veicolo e che gli agenti avrebbero tentato di fermarlo. Durante il tentativo di blocco, il conducente avrebbe cercato di allontanarsi e, secondo la ricostruzione ufficiale, un agente avrebbe aperto il fuoco perché “temeva per la sicurezza pubblica”.
Tuttavia, nella comunicazione iniziale delle autorità federali non sono stati forniti dettagli fondamentali: in particolare non è stato chiarito in che modo il conducente avrebbe rappresentato una minaccia concreta per gli agenti o per altre persone presenti sulla strada. Il DHS non ha inoltre spiegato se la persona alla guida del veicolo fosse effettivamente il soggetto ricercato per il quale era stata predisposta la sorveglianza.
Le versioni contrastanti e le domande sull’uso della forza letale
A rendere ancora più controversa la vicenda sono state le informazioni diffuse nelle ore successive da alcuni rappresentanti istituzionali.
Il senatore indipendente del Maine Angus King ha riferito che il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin gli avrebbe inizialmente comunicato che l’uomo ucciso avrebbe utilizzato il proprio veicolo come un’arma contro gli agenti, giustificando così la reazione armata.
Secondo King, Mullin avrebbe anche affermato inizialmente che gli agenti erano intervenuti per eseguire un mandato di arresto legato allo status migratorio della persona coinvolta. Successivamente, però, il senatore ha riferito di aver ricevuto informazioni diverse: l’uomo ucciso non sarebbe stato il destinatario del provvedimento di arresto.
Una circostanza che ha alimentato ulteriori interrogativi sulla dinamica dell’intervento.
“Il punto dell’indagine non è lo status migratorio della persona uccisa, ma capire se le sue azioni rappresentassero una minaccia tale da giustificare l’uso della forza letale”, ha dichiarato King, sottolineando che il nodo centrale riguarda proprio la proporzionalità della reazione degli agenti.
Anche il procuratore generale del Maine ha annunciato un’indagine sull’accaduto, spiegando che le prime informazioni disponibili indicano che il conducente avrebbe tentato di fuggire dirigendosi verso un agente. L’agente che ha sparato è stato posto in congedo amministrativo durante gli accertamenti.
Il racconto del testimone: “Ho sentito dire: ho provato a fermarmi”
Una delle testimonianze più rilevanti arriva da Daniel Boucher, 71 anni, residente nella zona dove è avvenuta la sparatoria. L’uomo ha raccontato di aver sentito alcuni colpi, descritti inizialmente come un rumore simile a quello di petardi, e di essersi affacciato alla finestra del suo appartamento. Da lì avrebbe visto un SUV bianco urtare una vettura più piccola.
Scendendo in strada, Boucher ha assistito alle fasi successive dell’intervento a pochi metri di distanza. Secondo il suo racconto, un agente ICE sarebbe uscito dal SUV, avrebbe aperto la portiera dell’auto e avrebbe estratto il conducente, che aveva sangue sul volto e sulla testa. Il testimone sostiene di aver sentito l’uomo ferito pronunciare una frase precisa: “Ma io ho provato a fermarmi”. Poco dopo, secondo Boucher, il conducente avrebbe smesso di respirare.
Il testimone ha raccontato anche lo stato emotivo dell’agente coinvolto nella sparatoria, apparso “sconvolto” e quasi sotto shock. In un secondo momento, quando Boucher lo avrebbe affrontato verbalmente, l’agente avrebbe risposto sostenendo che l’uomo aveva cercato di investirlo.
Un filmato di una telecamera di sicurezza ottenuto dall’Associated Press mostra un veicolo bianco avvicinarsi a un incrocio a velocità ridotta, compiere alcune manovre lente e successivamente essere bloccato da un mezzo delle forze dell’ordine. Le immagini mostrano due agenti aprire la portiera e trascinare fuori una persona apparentemente priva di sensi.
La vittima era autorizzata a lavorare negli Stati Uniti
Secondo alcune organizzazioni per i diritti degli immigrati, l’uomo ucciso era un cittadino colombiano di 26 anni autorizzato a lavorare negli Stati Uniti e in possesso di un numero di previdenza sociale.
La Maine Immigrants’ Rights Coalition e la Presente! Maine hanno definito l’episodio “devastante, sconvolgente e inaccettabile”.
La famiglia della vittima, secondo quanto riferito dagli attivisti, sarebbe entrata in contatto con le organizzazioni ma non avrebbe ancora deciso di rilasciare dichiarazioni pubbliche.
Alcuni residenti hanno raccontato una realtà molto diversa rispetto alla descrizione generica di un’operazione contro un immigrato irregolare. Mary Hayes, una vicina di casa, ha riferito di aver visto la moglie dell’uomo crollare davanti al corpo del marito e la figlia, con uno zaino rosa sulle spalle, piangere per la perdita del padre.
Altri abitanti della zona hanno descritto il giovane come una persona conosciuta e benvoluta, un padre presente e un vicino disponibile.
Proteste in Maine contro l’operato dell’ICE
La notizia della sparatoria ha provocato rapidamente proteste nella città di Biddeford. Centinaia di manifestanti si sono radunati nelle ore successive portando cartelli contro l’ICE e chiedendo la fine delle operazioni dell’agenzia. Una parte del corteo ha raggiunto l’ufficio della senatrice repubblicana Susan Collins, impegnata nella campagna per la rielezione.
I manifestanti hanno scandito slogan come “ICE fuori dal Maine” e “Stop ICE”. Alcuni hanno acceso candele in memoria della vittima e lasciato messaggi di solidarietà alla comunità degli immigrati.
Anche il presidente della Camera del Maine, il democratico Ryan Fecteau, ha partecipato alla mobilitazione ricordando il ruolo storico degli immigrati nello sviluppo dello Stato.
Parallelamente, un piccolo gruppo di sostenitori dell’ICE e del presidente Trump ha organizzato una contro-manifestazione.
La stretta di Trump sull’immigrazione e l’aumento delle operazioni ICE
La sparatoria in Maine si inserisce in un contesto di crescente intensificazione delle operazioni federali contro gli immigrati. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, l’amministrazione ha avviato una campagna di deportazioni di massa che ha portato a un aumento significativo degli arresti condotti dall’ICE.
Secondo dati interni dell’agenzia, condivisi con Reuters, in Maine gli arresti sarebbero aumentati di oltre quattro volte nelle ultime settimane, arrivando a circa 70 al giorno nei primi giorni di luglio.
A livello nazionale, durante un periodo di cinque giorni alla fine di giugno, l’ICE avrebbe effettuato oltre 10.000 arresti.
Gli episodi di uso della forza letale durante operazioni migratorie sono diventati uno dei punti più controversi della nuova politica dell’amministrazione Trump. Le organizzazioni per i diritti civili contestano in particolare il fatto che alcune ricostruzioni iniziali fornite dalle autorità federali sono state successivamente messe in discussione da video o altre prove emerse durante procedimenti giudiziari.
Un caso destinato ad alimentare lo scontro politico
La morte del giovane colombiano in Maine rischia ora di diventare un nuovo fronte dello scontro politico americano. Da una parte l’amministrazione Trump difende la linea della tolleranza zero, sostenendo che gli agenti federali debbano poter intervenire con decisione contro chi viola le norme sull’immigrazione.
Dall’altra, oppositori e associazioni per i diritti degli immigrati chiedono verifiche rigorose sull’uso della forza e mettono in discussione una strategia che, secondo loro, rischia di trasformare ogni operazione migratoria in un possibile conflitto armato.
L’inchiesta dovrà stabilire cosa sia realmente accaduto in quei pochi secondi davanti alle strade di Biddeford. Ma il caso ha già riaperto una questione centrale negli Stati Uniti: fino a dove può spingersi il potere dello Stato nella lotta all’immigrazione irregolare e quali garanzie devono essere assicurate quando una normale operazione di controllo si conclude con la morte di una persona.