Dopo il successo di Booksmart e gli incassi globali di Don’t Worry Darling, Olivia Wilde torna dietro la macchina da presa con un’opera viscerale che rivitalizza il "cinema da camera". The Invite non è solo un film, ma un’arena psicologica girata interamente in 35mm, dove la pellicola cattura la grana sottile di un collasso nervoso collettivo.

La trama ci trascina in una cena di cortesia tra Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde) e i loro vicini del piano di sopra (Penélope Cruz ed Edward Norton). Ciò che inizia con chiacchiere imbarazzanti e sorrisi di circostanza degenera rapidamente in una carneficina verbale. Wilde esplora le patologie relazionali moderne — dalla codipendenza alla FOMO sessuale — utilizzando "l’altro" come uno specchio deformante che restituisce l'immagine di matrimoni trasformati in prigioni di aspirazioni tradite.
Il film si inserisce con forza nel solco dei classici del conflitto claustrofobico.

Da una parte eredita la struttura della "trappola sociale" di Polanski (Carnage), dove la civiltà è una vernice destinata a scrostarsi; dall'altra, rievoca la distruzione metodica dei partner tipica del capolavoro di Nichols, Chi ha paura di Virginia Woolf?. Eppure, Wilde aggiunge una sensibilità contemporanea e un umorismo nero che evita il nichilismo, rendendo i personaggi tragicamente umani. Tra brindisi al veleno e rancori decennali, The Invite ci ricorda che, a volte, il gioco al massacro è l'ultima, disperata forma di legame rimasta. Un’esperienza cruda, feroce e incredibilmente autentica.