Cristina Scocchia, CEO di Illycaffè, ha dichiarato a “Bloomberg” che il Gruppo vuole fare degli Stati Uniti il secondo mercato “domestico”. Oggi vale infatti il 20% dei ricavi e l’obiettivo è farlo crescere significativamente. La manager ha inoltre parlato dei costi del caffè verde e della possibile quotazione in Borsa.

Cristina Scocchia e la strategia di Illycaffè: Stati Uniti, Cina e la quotazione in Borsa

Gli Stati Uniti costituiscono oggi il 20% dei ricavi di Illycaffè, che vuole portare questa percentuale a valori decisamente superiori. Il Gruppo sta investendo negli Stati Uniti, in Cina e in Europa e sta assorbendo parte dei costi dovuti all’impennata dei prezzi delle materie prime degli ultimi cinque anni. La strategia, che include marketing e comunicazione, sta funzionando e ha consentito un aumento della domanda. In Cina, ha spiegato Cristina Scocchia, il consumo di caffè sta crescendo, ma il potenziale al momento è minore rispetto a quello dell’Europa occidentale e, ancor di più, a quello degli Stati Uniti. Nel 2026 il mercato cinese potrebbe crescere del 20%, contro il 3-5% dei mercati maturi, ma i volumi restano piccoli: in Cina ogni persona consuma in media 24 tazzine di caffè all’anno, contro circa 600 negli Stati Uniti e 700 in Italia. Per ora Europa e Stati Uniti restano molto più importanti, anche per la tipologia di consumo: l’Europa è focalizzata sull’espresso, negli USA pesano le bevande ready-to-drink, mentre in Cina sono diffusi gusti locali e caffè instant, prodotti più lontani dal cuore di Illycaffè, che resta l’espresso. Sulla quotazione in Borsa, Cristina Scocchia ha precisato che resta una “opportunità strategica”, ma le condizioni di mercato non sono ancora quelle giuste. Servono due presupposti: che l’azienda sia pronta, e lo è, e che ci sia una finestra di mercato adeguata, che nel 2026 manca. Quindi Illycaffè non si quoterà nel 2026.

Cristina Scocchia: il costo del caffè

Nell’intervista rilasciata ad “ADNFinance”, Cristina Scocchia ha ricordato come negli ultimi cinque anni il costo del caffè verde sia aumentato dell’80%. L’Arabica è passata dai 170 centesimi per libbra del 2021 ai circa 300 centesimi registrati nelle ultime settimane. Sono saliti anche i costi dell’energia e della logistica, aggravati dalle tensioni geopolitiche e dalle difficoltà legate al canale di Hormuz. Secondo la CEO si tratta di un cambiamento ormai strutturale dei costi: Illycaffè ha scelto di assorbire la maggior parte dell’aumento e di trasferirne a valle soltanto una piccola percentuale, perché le aziende devono fare la propria parte in un momento in cui l’inflazione pesa sulle famiglie. Il mercato si è comunque mosso verso l’alto: la media nazionale della tazzina è di circa 1,25 euro, con grandi differenze territoriali, circa 1,50 euro a Bolzano e circa 1 euro a Messina. Cristina Scocchia non pensa che ci sarà un rincaro fino alla fine dell’anno, ma teme che possa arrivare da gennaio, se il prezzo del caffè verde si stabilizzerà sugli attuali livelli. L’incognita principale è il Brasile, dove le preoccupazioni sul meteo spingono verso l’alto il prezzo. Ci sono però segnali positivi: il costo dei fertilizzanti che transitano da Hormuz sta tornando verso i livelli pre-conflitto e gli studi indicano una produzione record, tra le più alte degli ultimi quattro/cinque anni. Il mercato globale è stimato in crescita tra il 3% e il 5%, e se l’offerta sarà quella prevista non dovrebbero esserci nuovi forti aumenti, anche se resta da capire l’impatto delle tensioni geopolitiche sull’inflazione.