È il momento di dare lo scacco ai Re: il 27 e 28 marzo tutti a Roma per far sentire la nostra voce
Una nuova alleanza ribelle che viene dalle città e dai territori.
Una nuova alleanza ribelle contro i re del mondo, dai padroni dell’AI, ai signori degli Stati-nazione. La pace che promettono è solo dominio: ogni accordo smantella autonomia, diritti, resistenze. Il loro regime è la guerra permanente. Il futuro è davanti a noi, netto: o i re, o la libertà. Il percorso contro i re e le loro guerre iniziato il 15 Novembre 2025 a Roma e continuato a Bologna, con due giornate in cui movimenti, attivistx, reti, associazioni, campagne, realtà politiche e sindacali si sono ritrovate per affrontare le sfide del nostro tempo: dalla guerra alla svolta autoritaria e il superamento della democrazia liberale; dal nuovo sviluppo capitalistico e l’emergere di nuovi re e di nuovi sudditi, fino al domandarsi insieme quale società, quale Europa e quale mondo costruire nella Primavera che verrà.
Il trionfo del NO al referendum è stato un segnale di rottura definitivo che mette le basi per il cambiamento. È la dimostrazione che il nostro Paese non vuole farsi trascinare dalle scelte folli di questo governo e che la partecipazione dal basso può scardinare ogni disegno autoritario.
La vittoria alle urne è stata solo l'inizio. Non possiamo fermarci ora, perché il progetto di questo governo resta pericoloso. Dai decreti sicurezza all'attacco alla giustizia, fino alla normalizzazione della guerra, stanno cercando di imporci un modello basato su paura e autoritarismo.
Hanno scommesso sull’Europa delle nazioni contro l’Europa dei diritti. Hanno accelerato nelle leggi, nel linguaggio, nella repressione. Vogliono farci credere che lottare per un mondo diverso sia un problema, ma con il referendum abbiamo dimostrato che il problema, per loro, siamo noi: una forza collettiva che non si lascia piegare.
È il momento dello scacco ai Re. È il momento di chiedere la pace con tutta la forza che abbiamo. Invitiamo tantissime persone. Ti aspettiamo il 27 e il 28 a Roma per invadere le strade con la nostra musica e le nostre voci.
Per trasformare questa vittoria in un’alternativa reale questo weekend a ci troveremo tutte e tutti a Roma per dare un segnale ancora più forte: con i due appuntamenti di oceanica mobilitazione globale di NO KINGS - Contro i re e le loro guerre.
Venerdì 27 dalle 15.30 si balla con un concerto gratuito che vedrà sul palco della Città dell'Altra Economia più di trenta artist*, e sabato 28 si lotta: saremo in corteo dalle ore 14 per gridare insieme a migliaia di persone che l’era dei Re è finita e che quella della libertà è appena iniziata, unendoci alle voci di USA, Londra e Atene.
Documento conclusivo della due giorni del 24 e 25 gennaio 2026 al Tpo di Bologna, O re O libertà.
A Bologna ci siamo proiettatə nel futuro. Il mondo nuovo è qui davanti a noi.
Un mondo, il loro, che ha definitivamente archiviato il diritto internazionale, che colpisce lə attivistə, che reprime e tenta di cancellare i progetti politici confederali e democratici, che tenta di controllare i corpi di donne e soggettività dissidenti, che legittima deportazioni di massa e ostruisce la libertà di movimento, che ci proietta in città distopiche in cui chi guadagna meno è escluso mentre la crisi avanza. Un mondo in cui la guerra non è un’eccezione, ma una tecnica ordinaria di governo.
Un mondo, il nostro, che per funzionare deve battere il tempo della resistenza, della pace e dell’alternativa, insieme, contemporaneamente.
Il trono dove siedono i Re appare ben saldo ma lo strato di ghiaccio dove poggia è ancora sottile e può infrangersi, noi dobbiamo attrezzarci perché questo possa succedere, con tecniche nuove ed un conflitto efficace.
Il vecchio mondo non tornerà. La trasformazione in corso è materiale. La contesa è su tutto. I re vogliono disporre delle vite e delle terre, delle nuove scienze e delle tecnologie. Le vecchie forme politiche si riducono a dominio, la libertà, invece, si realizza avendo cura del meglio che ci tiene insieme e inventando forme politiche nuove.
Siamo già proiettatə nei prossimi mesi: nuove misure repressive, una destra che avanza e che si accompagna ai grandi capitali nel disegnare il loro nuovo progetto di società, l’ipotesi di una Gaza distrutta e colonizzata, che diviene sinonimo di “pace”, dazi, imposizioni, arroganza elevata a merito e persino suggerita per il Nobel.
Questo è il loro progetto di società.
E il nostro? Siamo già nel futuro, perché è nel presente che si gioca la resistenza da cui può nascere il nostro mondo nuovo. Il vecchio non torna, il nuovo deve nascere. Il potere è vecchio ma ha forme nuove, ha polizie digitali ed uomini armati che, come avvenuto ancora una volta a Minneapolis, uccidono. Noi dobbiamo aumentare la scala della nostra attivazione ed essere ambiziosə. Nelle città ed in Europa. Nella federazione delle lotte, nella costruzione del dizionario della libertà dai Re, contro i Re.
Poniamoci il problema di come sabotare realmente i nodi strategici della filiera del capitalismo bellico e pensiamo a come costruire uno sciopero generale europeo. Stanno costruendo un apparato repressivo che attacca direttamente la possibilità di ribaltare i rapporti di forza; stanno delineando un clima intimidatorio e patriarcale che dietro l’inevitabilità della guerra nasconde l’inarrestabile smantellamento dei nostri diritti sociali e della nostra industria civile; stanno imponendo un approccio predatorio che sta devastando il nostro sistema industriale promettendo ai padroni la tutela dei profitti attraverso la riconversione bellica, e schiacciando la dignità del lavoro. E riconversione bellica vuol dire per sua natura impossibilità di riconversione ecologica e sociale, quella riconversione imprescindibile che ci faccia uscire dal fossile mortifero. Non dobbiamo essere movimento di opposizione al riarmo, ma essere rapporto di forza che ribalta il riarmo.
Dobbiamo costruire l’ipotesi di un’Europa transfemminista dei territori confederati e delle nuove soggettività in opposizione all’Europa dei nazionalismi e della guerra.
È con questo spirito che abbiamo affrontato le discussioni e da cui nasce l’agenda e una visione futura che, nelle accelerazioni di questo tempo, trova in questo spazio un luogo politico in cui convergere, da far crescere e trasformare insieme con cura.
La partenza della carovana per Rojava ha inaugurato la nostra riunione, il messaggio del confederalismo democratico ha attraversato tutte le assemblee; le parole dell’insurrezione in Iran ci hanno ricordato come i Re nostri nemici non siano solo a Washington ma anche a Teheran. Ed in ultimo la resistenza di chi viene attaccato – ora dagli USA, ora dalla Russia, ora da Israele, ora dalle forze jihadiste, ora da Palantir – ha risolto ogni ambiguità: la resistenza all’oppressore è sacrosanta. Il diritto alla pace si conquista nella resistenza contro i Re.