Germania, Francia e Regno Unito hanno rilasciato una dichiarazione chiedendo a Israele di "revocare immediatamente le restrizioni al flusso di aiuti":
"È giunto il momento di porre fine alla guerra a Gaza. Esortiamo tutte le parti a concludere il conflitto attraverso un cessate il fuoco immediato. Chiediamo il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas dal 7 ottobre 2023. Un cessate il fuoco negoziato rappresenta la migliore possibilità per riportare a casa gli ostaggi, porre fine all'angoscia delle loro famiglie e offrire finalmente sollievo alla popolazione civile di Gaza. Il disarmo di Hamas è indispensabile, e Hamas non deve avere alcun ruolo nel futuro di Gaza. Riaffermiamo il nostro impegno a sostenere gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti, del Qatar e dell'Egitto.La catastrofe umanitaria a cui stiamo assistendo a Gaza deve finire ora. I bisogni fondamentali della popolazione civile — come l'accesso all'acqua e al cibo — devono essere soddisfatti senza ulteriori ritardi. Negare assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile è inaccettabile. Chiediamo al governo israeliano di revocare immediatamente le restrizioni al flusso degli aiuti e di consentire con urgenza all'ONU e alle ONG umanitarie di svolgere il proprio lavoro per contrastare la fame. Israele deve rispettare i suoi obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale.Ci opponiamo fermamente a qualsiasi tentativo di imporre la sovranità israeliana sui Territori Palestinesi Occupati. Minacce di annessione, insediamenti e atti di violenza da parte dei coloni contro i palestinesi compromettono le prospettive di una soluzione negoziata a due Stati.Siamo impegnati a collaborare con i nostri partner internazionali, anche in sede ONU, per elaborare un piano specifico e credibile per la prossima fase a Gaza, che preveda un'amministrazione transitoria e un assetto di sicurezza, oltre a garantire un'assistenza umanitaria su larga scala. Questo processo deve includere il ritiro delle forze israeliane e la rimozione della leadership di Hamas, come passaggi fondamentali verso una soluzione negoziata a due Stati".
Jeremy Konyndyk, ex alto funzionario umanitario delle amministrazioni Biden e Obama e attuale presidente della ONG Refugees International, in una intervista alla BBC ha affermato senza mezzi termini: "Credo che ci sarà una dichiarazione di carestia in alcune parti di Gaza, se non in tutta la Striscia".
Secondo Konyndyk, la situazione ha già oltrepassato il punto critico. "Molte persone stanno morendo ogni singolo giorno – ha detto –. Non solo per fame conclamata, ma anche per malattie che normalmente non sarebbero letali se non ci fosse una grave malnutrizione in corso".
L'accusa è diretta: senza un cambiamento radicale nella politica israeliana sull'ingresso e la distribuzione degli aiuti umanitari all'interno del territorio, il collasso totale è imminente. "Quello che ci sta davanti è un disastro certo, se non cambiano le cose rapidamente".
Una dichiarazione formale di carestia non è ancora stata emessa, ma secondo Konyndyk questo tipo di comunicato arriva sempre in ritardo rispetto alla realtà sul campo. "È un indicatore ritardato – ha spiegato –. Ma i segnali che stiamo ricevendo ora, i resoconti che ci arrivano, sono esattamente quelli che precedono le dichiarazioni ufficiali. Sono proxy affidabili di una carestia in atto".
Le dichiarazioni formali di carestia vengono emesse solo dopo un'analisi dettagliata, generalmente da parte della Integrated Food Security Phase Classification (IPC), in collaborazione con l'ONU e i governi locali. Nell'ultima valutazione dell'IPC pubblicata a maggio 2025, si parlava già di "rischio di carestia" con 470.000 persone a Gaza esposte a livelli di fame catastrofici.
I numeri, però, rischiano di essere sottostimati. Le difficoltà di accesso ai dati reali, dovute alla guerra in corso e alle limitazioni imposte agli aiuti, fanno sì che l'analisi sia in ritardo rispetto alla realtà. Ma sul terreno la fame uccide già.
Konyndyk lancia un ultimo avvertimento: se la comunità internazionale non interviene con decisione e rapidità, sarà troppo tardi. E quella che oggi viene ancora definita "emergenza umanitaria" verrà presto ricordata come una carestia annunciata e ignorata.
Medici Senza Frontiere (MSF) ha dichiarato oggi che l'uso deliberato della fame come arma da parte delle autorità israeliane a Gaza ha raggiunto livelli senza precedenti, con pazienti e operatori sanitari che ora lottano per sopravvivere.
"Il personale di MSF sta ricevendo un numero crescente di pazienti malnutriti nelle sue cliniche, mentre loro stessi faticano a trovare cibo a sufficienza. Dagli screening effettuati presso le strutture di MSF la scorsa settimana, il 25% dei bambini dai 6 mesi ai 5 anni e delle donne incinte o in allattamento risultava malnutrito. Nella clinica di MSF a Gaza City, il numero di persone iscritte per malnutrizione è quadruplicato dal 18 maggio, mentre i tassi di malnutrizione grave nei bambini sotto i 5 anni sono triplicati solo nelle ultime due settimane", ha dichiarato MSF in un comunicato.Queste distribuzioni di cibo non sono aiuti umanitari, sono crimini di guerra commessi in pieno giorno e presentati al mondo con un linguaggio compassionevole", ha dichiarato Mohammed Abu Mughaisib, vice coordinatore medico di MSF a Gaza. "Chi si rivolge alle distribuzioni di cibo della Gaza Humanitarian Foundation sa di avere le stesse probabilità di ricevere un sacco di farina che di andarsene con una pallottola in testa.Vediamo quotidianamente le terribili conseguenze di queste carenze a Gaza nella nostra clinica", afferma Caroline Willemen, coordinatrice di progetto presso la clinica di MSF a Gaza City. "Ogni giorno registriamo 25 nuovi pazienti per malnutrizione. Vediamo la stanchezza e la fame nei nostri colleghi. Nel frattempo, centinaia di persone in cerca di aiuti disperatamente necessari continuano a essere attaccate dalle forze israeliane e da appaltatori di sicurezza privati presso i punti di distribuzione alimentare gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un'organizzazione per procura israeliana.Quello a cui stiamo assistendo è inaccettabile: un'intera popolazione viene deliberatamente privata di cibo e acqua, mentre le forze israeliane commettono massacri quotidiani, mentre la gente si azzuffa per accaparrarsi gli avanzi di cibo nei punti di distribuzione", afferma Amande Bazerolle, responsabile della risposta alle emergenze di MSF a Gaza. "Ogni frammento di umanità a Gaza è stato spazzato via dal genocidio in corso".
Negli ultimi due mesi, secondo il Ministero della Salute, più di 1.000 persone sono state uccise e più di 7.200 sono rimaste ferite nel tentativo di raccogliere aiuti, in gran parte presso i punti di distribuzione del GHF, sostenuto e finanziato dal governo degli Stati Uniti.
"Oltre ai feriti nei siti del GHF, i nostri team hanno curato decine di pazienti rimasti vittime dei ricorrenti massacri perpetrati dalle forze israeliane, mentre le persone aspettavano la farina dai camion di passaggio", si legge nella nota."Al pronto soccorso della clinica Sheikh Radwan, qualche giorno fa, sono arrivate decine di pazienti, tra morti e feriti", racconta Willeman. "Si trattava di persone che si erano avvicinate ai camion per la farina e sono state colpite dalle forze israeliane"."A peggiorare la situazione, nell'ultima settimana le mense comunitarie che forniscono cibo a pazienti e personale medico negli ospedali hanno faticato a farlo, alcune chiudendo per giorni interi. Anche se riescono a consegnare, si tratta solo di un pasto al giorno a base di riso bianco per i pazienti che necessitano di alimenti ricchi di nutrienti per guarire correttamente, e spesso nulla per il personale. Non si tratta più di ciò che la gente può permettersi. C'è a malapena cibo disponibile in gran parte della Striscia".


