La stagione 2025/26 dell’AS Roma, la centonovesima della storia del club, stava maturando tra ambizioni europee e sogni di ritorno nel calcio che conta. Dopo un avvio positivo, con Gasperini salito sulla panchina a giugno 2025, i giallorossi hanno rapidamente visto trasformarsi l’ottimismo in incertezza.
La squadra si trova sesta in Serie A, ben lontana da quel quarto posto che garantirebbe l’accesso alla UEFA Champions League e ora a rischio addirittura di uscita dalla zona Europa League.
Il recente 5‑2 subito contro l’Inter a San Siro, non solo compromette la rincorsa al quarto posto ma certifica anche una difficoltà concreta nei momenti decisivi della stagione. Gasperini ha parlato di “una partita sbagliata nel secondo tempo” e ha attribuito parte del problema alle assenze di giocatori chiave, ma l’entità del risultato e il modo in cui è arrivato hanno fatto sorgere molte critiche sulla gestione tecnica e mentale della squadra.
I numeri non sono dalla parte dell’allenatore: con undici sconfitte in 31 giornate di campionato è il record peggiore dal 2012 per la Roma nell’era dei tre punti (prima solo sotto Luis Enrique si era visto qualcosa di simile). (LaRoma24.it)
Questo dato indica una fragilità prolungata, più che un semplice ciclo negativo, e basta a spiegare perché i tifosi e gli osservatori si interrogano sulla tenuta complessiva della squadra.
La produzione offensiva è stata un’altra nota dolente per l’attacco: nonostante parecchie occasioni create, l’inefficienza sotto porta dei centravanti ha pesato enormemente. In stagione, Dovbyk ed Evan Ferguson hanno segnato pochissimo, e la mancanza di gol è diventata il principale nodo tattico da risolvere.
La debolezza tecnica in avanti non è solo colpa dei giocatori, ma anche di un progetto tattico che fatica a valorizzare i pochi uomini di qualità disponibili e a capitalizzare le occasioni. Questo ha influenzato negativamente anche giocatori come Bryan Cristante e altri centrocampisti, letteralmente travolti dagli avversari in partite come quella con l’Inter.
Il cammino complessivo negli ultimi mesi è stato altalenante: dopo un +7 sulla Juventus nella lotta Champions, la Roma ha visto calare progressivamente i risultati con pesanti sconfitte contro Como e Genoa, oltre alla dolorosa eliminazione dall’Europa League contro il Bologna. Per una piazza ambiziosa come quella romana, restare fuori da tutte le competizioni europee avrebbe un costo sportivo e economico notevole.
La stagione corrente è stata finora contraddistinta da aspettative disattese, prestazioni altalenanti e un gruppo che non è riuscito a mantenere la coerenza necessaria per competere ad alti livelli.
Di fronte a questa stagione deludente, la proprietà dei Friedkin non resta a guardare. I Friedkin hanno mostrato in passato una volontà di investire nel lungo periodo, costruendo infrastrutture e creando una piattaforma solida per la crescita del club. Secondo le ultime indicazioni societarie, la delusione per il recente tracollo non ha scavato una crepa nella fiducia nel progetto, ma ha accelerato la convinzione che la Roma abbia bisogno di una scossa strutturale e non solo di ritocchi marginali alla rosa.
Dunque, innanzitutto, il futuro di Gasperini e delle prime linee.
Le discussioni attorno a Gasperini si intrecciano con la visione del suo rapporto con la società. Il tecnico stesso ha espresso fiducia nella rosa e nel progetto, dichiarando di legare la sua permanenza alla soddisfazione di tutte le componenti del club e sottolineando che serve rafforzare la squadra piuttosto che rivoluzionarla. Tuttavia, molti credono che nelle prossime settimane questa potrebbe essere l’ultima vera occasione per dimostrare che il progetto attuale può funzionare.
Sul fronte dei giocatori, alcuni nomi sono emersi come potenziali punti di svolta per il futuro immediato e per la rifondazione della squadra. In primis, Paulo Dybala e Stephan El Shaarawy sono talenti riconosciuti, ma fisicamente e contrattualmente in una fase di transizione, che potrebbe spingere la società a valutare scenari diversi a seconda degli obiettivi sportivi. Su questo fronte ci sono anche Cristante e Lorenzo Pellegrini che mai hanno convinto a pieno ed oggi, prmai trentenni, hanno contratti in scadenza a giugno 2026 e un futuro da definire.
Artem Dovbyk e Evan Ferguson hanno avuto difficoltà evidenti a incidere come primi terminali offensivi, e la loro permanenza sarà certamente messa in discussione se la squadra vuole puntare su profili più prolifici.
La linea della proprietà è chiara: questa stagione è stata pensata come di transizione, ma i piazzamenti anonimi non sono più accettabili. La Roma non può limitarsi ad aggirarsi a metà classifica tra quinto e sesto posto; il club deve puntare a tornare stabilmente tra le prime squadre italiane e tornare a competere in Europa.
In questo scenario, è realistico pensare che Gasperini possa essere sostituito se la società ritenesse necessario un cambio di passo, e che alcuni protagonisti della rosa attuale possano lasciare spazio a profili più giovani, dinamici o con esperienza internazionale consolidata.
La filosofia dei Friedkin, in questa prospettiva, non è quella di abbandonare il progetto dopo un passo falso, ma di reinventarlo, trovando l’equilibrio tra esperienza e nuovo talento e assicurando che la Roma torni ad essere protagonista in Italia e in Europa.

