“Mi stavo spegnendo.
Non avevo più luce negli occhi, né un motivo per alzarmi la mattina. Mi sentivo lontano da tutto: dalla mia città, dalla mia identità, persino da me stesso.
A Palermo avevo ritrovato un po’ di serenità, Lippi mi aveva addirittura inserito tra le alternative per il Mondiale, un onore enorme, poi era arrivata l’avventura al Wolfsburg: squadra forte, ma un ambiente che mi consumava dentro. A 30 anni mi sembrava di essere già un relitto calcistico: nessun entusiasmo, poche motivazioni, zero voglia di lottare. Ero un difensore che non difendeva più neanche se stesso.

Era il 2011. Una sera a cena con amici. Il cellulare vibra, squilla, insiste. Ignoro tutto. Pensavo fosse qualcuno del club, qualcuno con cui non avevo né forza né testa per parlare. Rientro a casa verso le 22, controllo le chiamate perse… e mi si blocca il respiro: DEL PIERO.

Richiamo tremando:
«Alex, ti sto disturbando?»
«Ma figurati, Barza. Devo chiederti una cosa: come stai fisicamente?»
Rimango spiazzato. Balbetto qualcosa: «Fisicamente? Non come quando abbiamo vinto il Mondiale…»
Ride. Poi cala l’asso sul tavolo:
«La Juventus mi ha chiesto di segnalare un difensore. Ho fatto il tuo nome. Prendi un aereo e vieni. Ci serve qualcuno che sappia guidare la retroguardia. Ci serve te.»
Rimango muto. Da ragazzino guardavo Del Piero devastare avversari e stadi, e ora quel simbolo mi sta chiamando per resuscitarmi.

«Non ce la faccio, Alex. Penso di smettere.»
Silenzio. Poi un’esplosione:
«Smettere?! Sei impazzito? Tu non hai ancora nemmeno iniziato ciò che puoi dare. Vieni a Torino, abbiamo bisogno di rinascere. E tu devi rinascere con noi.»
Provo a oppormi: «Ho 30 anni, non ho più fame.»
«A 30 anni? Sei nel pieno. Le stagioni buone puoi ancora costruirle eccome. Alla Juventus, poi.»
Quella telefonata non mi ha solo convinto: mi ha salvato.

Non basteranno mille vite per ringraziare Del Piero. Alla Juventus non ho soltanto giocato: ho ritrovato me stesso. Ho alzato la testa, ho combattuto, ho conosciuto la vera essenza del calcio. Parlate pure di Real Madrid, Barcellona… la Juventus non si paragona a nessuno. È un universo a sé.
Un giorno la Fiorentina mi offrì uno stipendio più alto, 400 mila euro in più. Non ci ho pensato nemmeno un minuto. Non era una questione di soldi.
La mia storia, la mia anima, il mio nome… erano già incisi altrove.
La mia carriera ha un titolo solo: JUVENTUS.”
ANDREA BARZAGLI 
Fonte: calciomercato.it