Non solo musica, ma anche riflessione. Partendo da “Rispetto”, si toccano temi più generali, tra società e crescita personale di Seivox.

“Rispetto” racconta una presa di coscienza: credi che oggi le persone siano più consapevoli nei rapporti rispetto al passato?
Credo che oggi ci siano molti strumenti in più per aiutare sé stessi ad aumentare la propria consapevolezza, la conoscenza di sé e dei propri bisogni, limiti e desideri. Sta sempre al singolo voler migliorare ed aprire gli occhi. Io appartengo alla generazione che ha avuto ancora genitori legati a vecchi canoni e che ha sofferto magari I rapporti familiari più legati ai retaggi del passato (sono nato nel 1976). I genitori di oggi (me compreso) hanno quasi tutti avuto accesso a un’istruzione superiore e sicuramente si possono permettere una gestione più “in apertura” dei propri sentimenti, mentre qualche anno fa esternare sensazioni ritenute “deboli” era da mollaccioni. Capite? Ora, ritengo in ogni caso che un’istruzione superiore o addirittura una laurea non siano assolutamente sinonimi di conoscenza di se stessi, di consapevolezza dei rapporti con gli altri… insomma di maturità emozionale ed emotiva. Basti vedere quanti di noi nelle nostre vite hanno a che fare con amici/parenti/compagni che manifestano personalità con poca empatia ed incentrati su loro stessi. La cartina tornasole di questa domanda sta proprio nel guardarsi attorno nel nostro quotidiano. Quindi potremmo dire che le persone oggi hanno mezzi esponenzialmente più alla loro portata rispetto a 50 anni fa, ma il fatto che li usino è tutto da vedere. E poi c’è sempre la grande incognita del trovare il proprio percorso giusto di crescita personale, o di aiuto. Anche in questo caso siamo circondati da professionisti qualificati, ma quello giusto è spesso uno solo. L’importante è conservare sempre senso critico e avere capacità di mettersi nei panni degli altri, e questa è la questione centrale di tutti I rapporti umani.
Nel verso che parla di illusioni spezzate si sente un senso di liberazione: è stato liberatorio anche per te scriverlo?
Il testo di RISPETTO sicuramente racconta di qualcosa che è destinato a cambiare, o che comunque è terminato a seguito di una svolta dentro di sé. Ogni canzone racconta sensazioni di chi la mette nero su bianco, e come in ogni “outing” che si rispetti c’è qualcosa che muore e qualcos’altro che nasce. Credo che le liberazioni arrivino quando si raggiungono interiormente, e questo è qualcosa di molto soggettivo. Per me è stato un primo passo per imparare ad aprire gli occhi, arrivato semplicemente raccontandosi a voce alta quotidianità, esperienze, emozioni. Per liberarsi bisogna avere il coraggio di ascoltarsi e di ammettere che i cosiddetti compromessi vanno comunque adottati mantenendo la propria dignità. Per liberarsi bisogna avere il coraggio di perdonarsi. Quello che mi stupisce, al di là di tutto, è l’esser riuscito ad aprire gli occhi sul bigottismo e sulla religione: viviamo in un Paese che per certi versi si ritiene moderno, ma che di fatto è fin troppo ancorato a comportamenti arcaici. Non sto parlando del fatto di essere bigotti perché si applicano i 10Comandamenti, ma che per pura scelta di comodo si ignorino sistematicamente! Conosco moltissima gente che “santifica le feste” ma poi è bravissima a trattare gli altri come fossero degli inferiori. O quanti ancora hanno un rapporto distorto con la generosità? Questa sicuramente è stata una grande liberazione per me.
Guardando alla discografia attuale, cosa pensi manchi davvero alla musica di oggi?
La musica di oggi ha tutti I numeri che le servono per essere grande musica. L’enorme sottobosco underground di artisti indipendenti rivela una scena (che sia globale o nazionale) costituita da fenomeni di assoluto rilievo. Imparare a suonare uno strumento nel terzo millennio è solo questione di scelta, di buona volontà. Ci sono metodi e Maestri di musica in ogni angolo, e lì fuori come ben sapete è strapieno di fenomeni, di artisti incredibilmente capaci. Sarebbe figo che ognuno di loro appartenesse al MainStream, questo è sicuro. Il Mainstream però obbedisce alle leggi di mercato: se qualcosa funziona allora si investe moltissimo su quel filone, che viene seguito dalla maggior parte degli ascoltatori. Dall’altra parte bisogna ammettere che noi stessi ascoltatori siamo spesso pigri, ci manca la curiosità di cercare, di ascoltare qualcosa di nuovo, di andarsi a vedere qualcosa dal vivo che magari fa a pugni coi nostri gusti musicali. Un aspetto che mi intristisce molto, per esempio, è il fatto che nelle birrerie a livello locale la musica inedita sia improponibile. Non tanto perché I gestori non la vogliano, ma proprio perché la clientela è letteralmente zavorrata sui soliti 10 grandi nomi, che siano italiani o internazionali. E vedere tribute bands che guadagnano una marea di soldi suonando roba scritta da altri, spesso facendo copie fedelissime delle originali, è (permettetemi) una offesa per chi invece mette la propria creatività di fronte a tutti, mettendo in gioco non solo idee ma anche emozioni a livello personale, per non parlare poi dell’aspetto economico della cosa. Credo che se la musica inedita fosse riconosciuta al pari di quella proposta dalle cover bands allora saremmo veramente ad un livello culturale incredibilmente avanzato. E per chiudere, credo che manchi il talent scouting. Se le etichette major investissero di più sui talenti credo che si potrebbe tornare in fretta ai vecchi fasti del millenio scorso. Se nei talent shows si chiedesse la capacità di fare cover come biglietto da visita dell’artista, ma poi necessariamente di scrivere per 4-8-12 settimane all’interno dello show… pensate che spettacolo sarebbe!
Se dovessi descrivere con una sola immagine il futuro del tuo percorso artistico, quale sarebbe?
Credo che chiunque proponga la propria musica abbia prima di tutto la consapevolezza che sarà ancora più difficile riuscire nell’intento di diventare professionisti. Vivere di ciò che si crea è la massima aspirazione per tutti quelli che come me si mettono in gioco e materializzano i proprio sogni, passo dopo passo. Sinceramente non so immaginare un futuro con una sola immagine, lo vedo più come una serie di tavole, a mo’ di fumetto… una storyboard. Dovendo scegliere un’immagine comunque credo che sarebbe di me stesso che sorride: tutte le scelte vanno fatte in maniera consapevole, e quando si è consapevoli di ciò che si fa e si è sinceri con sé stessi tutto ciò che arriva viene accolto in maniera serena. Dovesse essere una chiusura del sogno, so che avrò messo in campo tutto ciò che potevo dare, quindi sarei tranquillo e con un sorriso sereno. Chiaro che se dovessi riuscire a raggiungere determinati obiettivi e realizzare certi sogni… altro che sorriso a 32 denti!
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